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Nuova scoperta: i data center AI possono produrre acqua potabile e catturare CO2. Ecco come cambia tutto per ambiente ed energia

La tecnologia di cattura diretta dell’aria (DAC), alimentata dal calore di scarto, potrebbe rimuovere tra 50 e 1.000 megatonnellate di CO₂ all’anno. E’ quanto emerge dallo studio “La scienza per la politica ambientale”: Servizio di allerta notizie della DG Ambiente della Commissione europea, a cura dell’Unità di comunicazione scientifica dell’Università del West of England, Bristol.

Non solo: il valore economico stimato potrebbe arrivare fino a 100 miliardi di dollari annui. Un contributo significativo agli obiettivi di neutralità climatica, soprattutto in Europa.

Tuttavia, restano ostacoli tecnici importanti: il calore prodotto dai data center è spesso troppo “freddo” per garantire la massima efficienza dei sistemi DAC, e la scala necessaria per sfruttarlo completamente è ancora lontana dagli standard attuali.

Acqua potabile dai data center: verso un modello “water-positive”

L’altra applicazione chiave riguarda la depurazione dell’acqua. Utilizzando il calore di scarto, è possibile trasformare acqua salmastra o marina in acqua potabile.

In questo scenario, i data center non solo ridurrebbero il loro consumo idrico, ma potrebbero addirittura diventare produttori netti di acqua: un modello definito “water-positive”.

Una prospettiva particolarmente rilevante per le aree soggette a stress idrico.

Una nuova metrica per misurare l’efficienza

I ricercatori propongono anche un nuovo indicatore: Energy Utilisation Efficiency+ (EUE+), che misura quanto efficacemente l’energia utilizzata dai data center venga convertita in benefici concreti, come calcolo utile, cattura di CO₂ e produzione di acqua.

Secondo le stime, un solo kilowattora di energia potrebbe:

  • rimuovere fino a 0,5 kg di CO₂
  • generare circa 0,5 kg di acqua

Un cambio radicale rispetto all’attuale modello energetico.

Le sfide ancora aperte

Nonostante il potenziale, la strada è ancora lunga. Tra i principali ostacoli:

  • Temperature del calore non sempre adeguate
  • Costi elevati e incerti delle tecnologie DAC
  • Complessità nella gestione e distribuzione dell’acqua prodotta
  • Necessità di infrastrutture su larga scala

Anche studi recenti commissionati dal Parlamento europeo sottolineano come la cattura diretta della CO₂ sia promettente, ma ancora economicamente impegnativa.

L’Europa e la strategia per un’economia dell’acqua

La Commissione europea sta già lavorando a una strategia per la resilienza idrica, con l’obiettivo di costruire un’economia “water-smart”. I data center potrebbero giocare un ruolo centrale, diventando nodi attivi in un sistema più circolare e sostenibile.

Il futuro: data center carbon-negative e water-positive

La conclusione dello studio è chiara: con innovazioni nel raffreddamento e nella gestione del calore, i data center potrebbero passare da problema ambientale a soluzione.

Non più solo infrastrutture digitali, ma veri e propri hub energetici capaci di:

  • catturare carbonio
  • produrre acqua
  • ottimizzare ogni watt di energia

La stessa tecnologia che alimenta la rivoluzione digitale potrebbe così diventare un pilastro della transizione ecologica.

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