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Entro il 2030 la potenza dei data center in Italia triplicherà: 18 miliardi di investimenti e 70mila posti di lavoro tra digitale ed energia

L’Italia si prepara a una vera e propria rivoluzione digitale ed energetica. Entro il 2030, la potenza installata dei data center italiani triplicherà, passando dagli attuali 600 megawatt a 2 gigawatt.

Gli investimenti complessivi supereranno i 18 miliardi di euro e daranno vita a un settore sempre più strategico per la competitività nazionale, la transizione energetica e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

È quanto emerge dallo studio di AGICI “Scenari di mercato dei data center: prospettive per il sistema energetico e la competitività italiana”, presentato all’Università di Bergamo durante l’evento dedicato a impatti e opportunità della crescita del settore.

La nuova frontiera dell’economia dei dati

I data center sono ormai le fabbriche digitali del XXI secolo: gestiscono flussi di informazioni che alimentano servizi online, cloud computing e intelligenza artificiale. In Europa, il valore del mercato dei dati è destinato a raggiungere 1.000 miliardi di euro entro il 2030, con 190 miliardi di investimenti in nuove infrastrutture.

L’Italia gioca un ruolo di primo piano in questa trasformazione. Grazie a una rete elettrica moderna, ampia disponibilità di energie rinnovabili, aree industriali da riconvertire e collegamenti sottomarini strategici, il nostro Paese si candida a diventare l’hub della data economy del Mediterraneo.

“I data center sono una leva strategica per la crescita economica e l’innovazione”, spiega Stefano Clerici, consigliere delegato di AGICI. “Perché diventino un vantaggio duraturo serve una pianificazione strategica e una politica nazionale organica”.

Un settore in forte espansione: occupazione e impatto sul PIL

Secondo AGICI, oggi in Italia operano circa 110mila imprese che utilizzano dati, IoT e intelligenza artificiale, in crescita del 3,5% l’anno. La corsa ai data center potrà generare fino a 70.000 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2030, con un impatto sul PIL stimato tra 17 e 28 miliardi di euro.

Ma non solo: la domanda di elettricità crescerà rapidamente, passando da 7 terawattora nel 2024 a 20 TWh nel 2030, pari al 6% dei consumi nazionali. Una sfida che richiede una pianificazione energetica integrata e sostenibile.

Nord saturo, Sud in attesa: servono equilibrio e governance nazionale

La crescita del settore, tuttavia, non è priva di criticità. Lo studio segnala una forte concentrazione geografica: oltre la metà delle richieste di allaccio alla rete (55 gigawatt complessivi) proviene dalla Lombardia, di cui 7 GW solo a Milano.

Questo squilibrio rischia di mettere sotto pressione la rete elettrica e di far aumentare i prezzi dell’energia nelle aree più congestionate.

Nel frattempo, Roma vive una fase di espansione e il Sud Italia – pur disponendo di infrastrutture strategiche come i cavi sottomarini internazionali e abbondante energia rinnovabile – resta ancora un territorio con grande potenziale inespresso.

Un’occasione per rilanciare la filiera industriale e l’energia verde

Lo sviluppo dei data center non riguarda solo il mondo digitale. Potrà generare effetti positivi a catena su edilizia, ICT, impiantistica e manutenzione. Inoltre, la collaborazione con le utility energetiche può trasformarsi in un modello virtuoso: fornire energia pulita ai data center e riutilizzare il calore prodotto per ridurre l’impatto ambientale complessivo.

“Serve un’integrazione tra transizione digitale ed energetica”, spiega Gianluca Pratesi, direttore advisory di AGICI. “Solo così l’Italia potrà attrarre investimenti internazionali e diventare un hub della data economy mediterranea”.

Leggi anche: Data Center sostenibili: il MASE adotta le linee guida per le procedure di valutazione ambientale

Verso una strategia nazionale per la data economy

Per sfruttare appieno le opportunità, AGICI individua tre direttrici d’azione:

  • Potenziamento delle infrastrutture di rete e connettività,

  • Formazione di competenze digitali specialistiche,

  • Digitalizzazione diffusa nelle imprese e nei servizi pubblici.

A questi elementi dovranno affiancarsi una governance nazionale coordinata, la semplificazione delle procedure autorizzative e una politica industriale olistica, in grado di distribuire i benefici su tutto il territorio.

L’Italia può diventare l’hub digitale del Mediterraneo

Se saprà cogliere la sfida, l’Italia potrà posizionarsi come uno dei principali poli digitali d’Europa, integrando innovazione tecnologica, transizione verde e sviluppo economico.

Dietro le fredde cifre di megawatt e miliardi d’investimenti, si gioca una partita strategica: quella per l’autonomia tecnologica del Paese e per il suo ruolo nel futuro digitale del continente.

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