- 30/12/2025
- Redazione
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Affitti e case sempre più cari in Europa: le città sperimentano soluzioni per un’abitazione accessibile, sostenibile ed equa
Le città europee sono diventate il fronte avanzato di una crisi che tocca milioni di persone: trovare una casa dignitosa e a prezzi accessibili è sempre più difficile, anche per chi ha un lavoro stabile e un reddito regolare.
Allo stesso tempo, il settore edilizio – tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra in Europa – è chiamato a ridurre drasticamente il proprio impatto ambientale. Due emergenze che si intrecciano e che non possono più essere affrontate separatamente.
Affitti alle stelle e proteste in tutta Europa
I numeri raccontano una situazione sempre più tesa. Secondo il primo Piano europeo per l’edilizia abitativa accessibile, tra il 2010 e il 2011 gli affitti sono aumentati di quasi il 29%, mentre i prezzi delle case hanno superato il +60%. Una dinamica che ha innescato proteste in molte città europee e acceso i riflettori su un problema ormai strutturale.
Come ha dichiarato Dan Jørgensen, primo Commissario europeo per l’edilizia abitativa, “le persone con lavori e redditi normali non sono più in grado di vivere in molte città”. Una frase che sintetizza bene il disagio diffuso e l’urgenza di un cambio di rotta.
Perché la crisi abitativa è un problema sistemico
Secondo ICLEI Europe, rete internazionale di governi locali e regionali, la crisi della casa non è fatta di singoli problemi scollegati tra loro. È una crisi sistemica, alimentata da fattori economici, sociali e ambientali che si rafforzano a vicenda. Per questo servono risposte integrate, capaci di tenere insieme accessibilità economica, sostenibilità ambientale e inclusione sociale.
Meno edilizia popolare, più speculazione
Negli ultimi cinquant’anni gli investimenti nell’edilizia popolare sono diminuiti drasticamente. Allo stesso tempo, molti alloggi pubblici sono stati privatizzati e la casa è stata sempre più trattata come un bene finanziario, anziché come un diritto fondamentale. Il risultato è una riduzione dell’offerta di abitazioni a prezzi accessibili, aggravata dall’aumento dei costi di costruzione e da regole spesso complesse.
A peggiorare la situazione contribuiscono anche gli affitti brevi non regolamentati e la cosiddetta “turistificazione” delle città: fenomeni che spingono la speculazione immobiliare, accelerano la gentrificazione e allontanano residenti e lavoratori dai centri urbani.
La sfida ambientale dell’edilizia
La casa, però, non è solo una questione sociale. È anche una sfida ambientale cruciale. Rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico e a impatto climatico zero è indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici europei. Eppure, spesso si pensa che sostenibilità e accessibilità economica siano incompatibili.
C’è un paradosso che fotografa bene il problema: in Europa ci sono circa 30 milioni di abitazioni vuote, mentre milioni di persone non riescono a trovare un alloggio dignitoso. Riqualificare edifici inutilizzati o energeticamente inefficienti potrebbe essere una soluzione concreta, ma mancano competenze e manodopera specializzata, soprattutto per le ristrutturazioni profonde e il recupero del patrimonio storico.
Il ruolo chiave delle città
Per ICLEI Europe, la risposta passa dalle città. Sono i governi locali, infatti, a conoscere meglio i bisogni dei territori e a poter sperknowle sperimentare soluzioni integrate: dalla tutela degli alloggi accessibili contro la speculazione, alla rigenerazione urbana sostenibile, fino a politiche che uniscano diritto alla casa e transizione ecologica.
La crisi abitativa europea, insomma, non si risolverà con interventi isolati. Servono politiche coordinate, a più livelli, che mettano le città nelle condizioni di agire. Perché garantire una casa accessibile, sostenibile e inclusiva non è solo una questione urbana: è una sfida centrale per il futuro sociale e ambientale dell’Europa.















































































