- 30/12/2025
- Redazione
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Un nuovo sondaggio rivela che anche molti elettori repubblicani sostengono investimenti in energie rinnovabili e ricerca sul clima, nonostante Trump
Nonostante la dura opposizione di Donald Trump e della sua amministrazione, il consenso degli americani verso l’energia pulita continua a crescere. E non riguarda solo l’elettorato democratico.
Secondo un nuovo studio del Yale Program on Climate Change Communication, una parte significativa degli elettori repubblicani sostiene maggiori investimenti nella ricerca sulle energie rinnovabili e politiche per contrastare il riscaldamento globale.
Un dato che fotografa una distanza sempre più evidente tra la linea politica del presidente e le opinioni di una fetta ampia dell’elettorato statunitense.
Trump contro il clima, ma gli elettori guardano altrove
Donald Trump ha costruito buona parte della sua narrazione politica attaccando le politiche ambientali. Ha definito l’energia eolica e solare «la truffa del secolo», ha promesso di bloccare nuovi progetti green e in passato ha liquidato il riscaldamento globale come un’invenzione «creata dai cinesi».
Durante un viaggio in Scozia, ha persino invitato l’Europa a «fermare le pale eoliche», mentre negli Stati Uniti la sua amministrazione ha lavorato per rilanciare i combustibili fossili.
All’inizio del mese, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) ha rimosso ogni riferimento al ruolo dei combustibili fossili dalle pagine ufficiali dedicate alle cause del cambiamento climatico, citando solo fenomeni naturali. Una scelta in netto contrasto con il consenso scientifico, secondo cui la maggior parte del riscaldamento globale è causata dalle attività umane.
Il sondaggio di Yale: il clima conta per la maggioranza degli americani
Eppure, i numeri raccontano un’altra storia. Il sondaggio, condotto su un campione rappresentativo di 990 elettori registrati, mostra che il 59% degli americani preferirebbe votare un candidato impegnato nella lotta al riscaldamento globale.
Il sostegno è altissimo tra i Democratici liberali (95%) e rimane solido anche tra i Democratici moderati o conservatori (82%). Ma il dato più significativo riguarda il fronte repubblicano: il 42% dei Repubblicani liberali o moderati e persino il 21% dei Repubblicani conservatori dichiara di preferire candidati favorevoli ad azioni per il clima.
Non solo. Il 41% degli intervistati vorrebbe che i politici parlassero più spesso di riscaldamento globale, mentre per il 35% il tema è “molto importante” nella scelta di voto in vista delle elezioni congressuali del 2026.
Energia pulita priorità nazionale (anche per molti repubblicani)
Oltre il 60% degli elettori ritiene che lo sviluppo delle energie rinnovabili debba essere una priorità alta o molto alta per il presidente e il Congresso. La maggioranza sostiene politiche per ridurre le emissioni di carbonio, dal rafforzamento dell’energia verde al miglioramento della salute del suolo.
Colpisce soprattutto il consenso trasversale sul finanziamento della ricerca: il 73% dei Repubblicani liberali-moderati e il 47% dei Repubblicani conservatori si dicono favorevoli a maggiori investimenti nelle rinnovabili. Nel complesso, il 66% degli elettori sostiene l’obiettivo di una transizione dell’economia americana verso il 100% di energia pulita entro il 2050.
Accordo di Parigi, gli Usa divisi ma la maggioranza è favorevole
La distanza tra cittadini e leadership emerge anche sul piano internazionale. Nel 2015 gli Stati Uniti firmarono l’Accordo di Parigi, impegnandosi a contenere l’aumento delle temperature globali. Trump ha avviato l’uscita dal trattato, lasciando il Paese senza una rappresentanza ufficiale ai colloqui COP delle Nazioni Unite di quest’anno.
Secondo il sondaggio, però, il 77% degli elettori statunitensi sostiene la partecipazione degli Usa all’Accordo di Parigi e il 64% si oppone alla decisione di Trump di ritirarsi. Anche tra i Repubblicani, il 35% dichiara di essere contrario, almeno in parte, all’uscita.
Clima e costo della vita: un legame sempre più evidente
Se una parte dell’elettorato continua a sostenere attività come le trivellazioni su terreni pubblici o nell’Arctic National Wildlife Refuge, cresce la consapevolezza dei benefici economici della transizione verde.
Quasi la metà degli intervistati (49%) ritiene che le energie rinnovabili possano favorire la crescita economica e creare nuovi posti di lavoro. Ancora più significativo è il dato sul costo della vita: il 65% degli elettori collega il riscaldamento globale all’aumento delle spese quotidiane.
Eventi meteorologici estremi – siccità, inondazioni, ondate di calore – stanno incidendo sulla produzione alimentare, facendo salire i prezzi di beni come caffè e cioccolato. Allo stesso tempo, molte famiglie devono affrontare bollette elettriche più alte e premi assicurativi in aumento, fenomeni che gli esperti collegano anche alla crisi climatica e al rallentamento dello sviluppo di fonti rinnovabili, spesso le più economiche.
Un messaggio chiaro per la politica
Il quadro che emerge è netto: al di là delle dichiarazioni e delle battaglie ideologiche, una parte crescente dell’elettorato americano – inclusi molti repubblicani – vede nell’energia pulita non solo una necessità ambientale, ma anche una risposta concreta alle sfide economiche del presente.














































































































































































































































































