Voto di fiducia alla Camera sulla Manovra 2026 del governo Meloni
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Manovra 2026 approvata: 22 miliardi, fiducia alla Camera. Energia, ambiente, biometano e acciaio verde tra le misure chiave

La maggioranza guidata da Giorgia Meloni ha incassato il via libera definitivo alla quarta legge di Bilancio del suo governo. Il 30 dicembre la Camera ha approvato la Manovra 2026 con voto di fiducia: 216 sì, 126 no e 3 astenuti. Un passaggio politico tutt’altro che scontato per un provvedimento imponente, da circa 22 miliardi di euro, profondamente riscritto negli ultimi dieci giorni prima del voto finale.

L’articolo 1, cuore della Manovra

Il baricentro della Manovra 2026 è l’articolo 1: ben 973 commi che concentrano la gran parte delle novità normative. È qui che si trovano anche le disposizioni più rilevanti su energia, ambiente e transizione industriale, tre ambiti chiave nel dibattito economico e politico italiano.

Energia: rinnovabili e biometano

Tra le misure più tecniche ma potenzialmente incisive c’è quella contenuta nel comma 467, che introduce nel Testo unico delle rinnovabili l’obbligo di sdemanializzazione preventiva in casi specifici. In concreto, sarà possibile “liberare” terreni soggetti a demanio civico prima di procedere a un esproprio per pubblica utilità, ma solo per interventi di revamping o repowering di impianti rinnovabili già esistenti o già autorizzati.

La norma è accompagnata da paletti stringenti: utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, divieto assoluto di aumentare il consumo di suolo e pieno rispetto dei vincoli paesaggistici e culturali. Resta inoltre l’obbligo di corrispondere un’indennità di esproprio al Comune titolare dei diritti.

Spinta al biometano

Spazio anche al biometano, considerato uno dei tasselli della transizione energetica. Con il comma 933, la legge di Bilancio interviene sul decreto legislativo n. 28 del 2011 per facilitare l’allaccio degli impianti – nuovi o riconvertiti – alla rete del gas naturale.

La novità principale è l’introduzione di un obbligo di connessione per le imprese di trasporto e distribuzione del gas. All’ARERA viene affidato il compito di aggiornare le condizioni tecniche ed economiche del servizio, definendo caratteristiche chimico-fisiche del biometano, tempi e procedure di immissione in rete.

Sul fronte dei costi, il legislatore sceglie una ripartizione agevolata: il 70% delle spese di connessione (e il 100% dei costi per misura e compressione) sarà a carico dei gestori di rete, mentre il restante 30% ricadrà sui produttori.

Ambiente: Ancora un rinvio per la plastic tax

Sul versante ambientale, la Manovra non disegna una strategia organica ma si affida a interventi puntuali e spesso disallineati. Emblematico il nuovo rinvio della plastic tax, l’imposta sui manufatti in plastica monouso (MACSI) introdotta con la legge di Bilancio 2020.

L’entrata in vigore, già più volte posticipata, slitta ancora: dal 1° luglio 2026 al 1° gennaio 2027. Stesso destino per la sugar tax, in una dinamica che continua a riflettere le resistenze del mondo produttivo e le cautele della politica.

RENTRI più semplice

Arriva invece una semplificazione sul RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti. La platea dei soggetti obbligati all’iscrizione viene ridotta: escono dall’obbligo i consorzi e i sistemi di gestione dei rifiuti, così come chi è già esonerato dalla tenuta del registro di carico e scarico o beneficia di modalità semplificate.

In particolare, non saranno più obbligati: imprenditori agricoli con volume d’affari fino a 8.000 euro; piccole imprese fino a 10 dipendenti; autotrasportatori in conto proprio; attività di servizi alla persona.

Allevamenti: un fondo per il “senza gabbie”

Una delle poche notizie positive per il mondo agricolo arriva con l’approvazione dell’emendamento che istituisce il Fondo per la transizione verso sistemi di allevamento senza gabbie. Una misura simbolicamente rilevante, che intercetta le richieste di maggiore sostenibilità e benessere animale, anche se restano da chiarire entità e modalità operative del fondo.

Acciaio verde: incentivi contro la concorrenza asiatica

Un capitolo a parte è dedicato all’industria pesante. Con i commi 801-805 viene introdotto un incentivo a favore della produzione di acciaio inossidabile “verde”. La misura punta a sostenere la decarbonizzazione industriale e, allo stesso tempo, a difendere le imprese italiane dalla concorrenza asiatica a basso costo.

Il fondo prevede 35 milioni di euro l’anno dal 2026 al 2028. Gli aiuti di Stato saranno calibrati per colmare il divario tra i costi di produzione nazionali e quelli, più bassi, delle importazioni di semilavorati in acciaio inox.

Leggi anche: Acciaio verde: a che punto siamo in Italia? L’analisi del WWF

I requisiti per accedere agli aiuti

Per ottenere il contributo, le aziende dovranno rispettare due condizioni principali:

  • uso massiccio di materiali riciclati: almeno il 90% per gli acciai inox standard e il 70% per quelli speciali;

  • riduzione dei consumi energetici dei forni elettrici sotto soglie precise: 3,88 GJ per tonnellata nel 2025, 3,68 nel 2026 e 3,50 nel 2027.

Una Manovra di compromesso

La legge di Bilancio 2026 si conferma così una Manovra di compromesso: ricca di micro-interventi, prudente sulle leve fiscali più controverse e attenta a non scontentare troppo i settori produttivi. Sullo sfondo restano le grandi sfide della transizione ecologica e industriale, affrontate più per aggiustamenti successivi che con una visione strutturata di lungo periodo.

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