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Nucleare sostenibile, via libera della Camera alla legge delega. Pichetto Fratin: primi effetti dal 2034-2035 e integrazione con le rinnovabili

L’approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile da parte della Camera dei Deputati segna uno dei passaggi più rilevanti della strategia energetica italiana degli ultimi anni.

Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, non si tratta soltanto di una scelta tecnologica, ma di una decisione che punta a ridefinire il futuro energetico del Paese nei prossimi decenni.

L’obiettivo dichiarato è costruire un quadro normativo che permetta all’Italia di tornare a considerare l’energia nucleare come componente del proprio mix energetico, affiancandola alle fonti rinnovabili per garantire sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività economica.

Secondo il ministro, il compito della politica è fornire al Paese gli strumenti giuridici necessari per affrontare le sfide future, ma anche favorire un confronto trasparente e informato con i cittadini.

La sfida del consenso: “Servono informazioni chiare e trasparenti”

Uno degli aspetti più delicati evidenziati da Pichetto Fratin riguarda il rapporto tra sviluppo del nucleare e consenso pubblico.

Il ministro ha sottolineato come la questione non possa essere affrontata soltanto sul piano tecnico o legislativo, ma richieda un grande lavoro di informazione e trasparenza. L’obiettivo, ha spiegato, è mettere i cittadini nelle condizioni di valutare il tema sulla base di dati, evidenze scientifiche e conoscenze concrete.

Secondo il titolare del Mase, tra le nuove generazioni si starebbe registrando una maggiore apertura verso il nucleare rispetto al passato. Una propensione che, a suo giudizio, deriverebbe da valutazioni più pragmatiche e scientifiche piuttosto che da dinamiche ideologiche.

“Il nostro dovere è comunicare nel modo più onesto e trasparente possibile”, ha ribadito.

Quanti impianti serviranno all’Italia

Sul numero di futuri impianti nucleari, il Governo non fornisce ancora cifre definitive.

Il riferimento resta il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), che prevede una quota di energia nucleare compresa tra l’11% e il 22% della produzione nazionale. Una forbice molto ampia che riflette l’incertezza legata all’evoluzione tecnologica e ai modelli industriali che saranno disponibili nei prossimi anni.

Pichetto Fratin ha escluso stime troppo elevate sul numero di impianti necessari, sottolineando che molto dipenderà dall’evoluzione del mercato, dai costi delle tecnologie e dalla domanda energetica futura.

Ha inoltre evidenziato come la strategia resti aperta all’innovazione: se nei prossimi anni dovessero emergere soluzioni ancora più efficienti, economiche e pulite, il Paese dovrà essere pronto a valutarle.

Quando arriverà il nuovo nucleare in Italia

La domanda più frequente riguarda inevitabilmente i tempi.

Secondo le stime illustrate dal ministro, la produzione di energia elettrica da nuovi impianti nucleari potrebbe diventare realtà tra il 2034 e il 2035.

La quarta generazione di reattori viene invece collocata in una prospettiva temporale successiva, orientativamente intorno al 2040.

Il ruolo degli Small Modular Reactor

L’attenzione è oggi concentrata soprattutto sugli Small Modular Reactor (SMR), i piccoli reattori modulari che molti Paesi stanno sviluppando come possibile evoluzione del nucleare tradizionale.

Pichetto Fratin ha ricordato che le sperimentazioni internazionali sono ancora in corso e che la produzione industriale standardizzata di queste tecnologie non è ancora stata raggiunta. Secondo gli analisti e gli esperti citati dal ministro, la piena maturità industriale potrebbe arrivare verso la fine dell’attuale decennio.

Una volta superata questa fase, ha spiegato, l’accelerazione tecnologica potrebbe diventare molto rapida.

L’Italia punta sulle competenze nucleari

Uno dei punti di forza individuati dal Governo riguarda il patrimonio di competenze ancora presente nel Paese.

Nonostante oltre quarant’anni di stop al nucleare, l’Italia conserva un livello elevato di conoscenze scientifiche, universitarie e industriali nel settore. Un capitale umano che, secondo il ministro, rappresenta un vantaggio competitivo significativo nel momento in cui il Paese decide di rientrare nella partita dell’energia nucleare.

Solo nucleare civile: escluso l’utilizzo militare

Nel corso della conferenza è stato affrontato anche il tema dell’utilizzo militare dell’energia nucleare.

Pichetto Fratin ha chiarito che il percorso delineato dalla legge delega riguarda esclusivamente il nucleare civile.

Un emendamento è stato sospeso proprio per evitare che alcuni vincoli inseriti nella norma potessero limitare successivamente la definizione dei decreti legislativi. Dopo il confronto con il Ministero della Difesa si è scelto di affrontare alcuni aspetti tecnici attraverso ordini del giorno e decreti attuativi, mantenendo però fermo il principio del solo utilizzo civile dell’energia nucleare.

La nuova autorità per il nucleare

Tra i decreti legislativi previsti dalla delega ci sarà anche quello relativo alla governance del settore.

Il Governo sta valutando se trasformare l’attuale ISIN oppure creare una nuova autorità indipendente che assorba in tutto o in parte le competenze già esistenti.

Per il ministro il punto centrale non è tanto la forma organizzativa quanto la capacità di garantire piena conformità agli standard europei e internazionali in materia di sicurezza e controllo.

Nucleare e rinnovabili: non una sostituzione ma un’integrazione

Uno dei messaggi più forti lanciati dal ministro riguarda il rapporto tra nucleare e fonti rinnovabili.

Il Governo respinge la contrapposizione tra le due tecnologie e sostiene una logica di integrazione.

Pichetto Fratin ha ricordato che nel 2025 l’Italia ha raggiunto due risultati significativi: da un lato fotovoltaico ed eolico hanno raggiunto livelli di competitività tali da non richiedere più incentivi generalizzati; dall’altro la produzione da fonti rinnovabili ha superato complessivamente quella da fonti fossili.

Tuttavia, secondo il ministro, questi risultati non saranno sufficienti a soddisfare la crescita della domanda energetica prevista nei prossimi decenni.

Data center, industria ed elettrificazione: la domanda di energia crescerà

Le prospettive delineate dal Governo indicano un forte aumento della domanda di energia elettrica nei prossimi anni. A trainare questa crescita saranno diversi fattori, dallo sviluppo sempre più rapido dei data center all’efficientamento energetico degli edifici, passando per l’elettrificazione dei processi industriali e il progressivo percorso di decarbonizzazione dei consumi.

Proprio per rispondere a queste esigenze future, il nucleare viene indicato come una fonte complementare alle energie rinnovabili, capace di contribuire alla continuità della produzione energetica e al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti del Paese.

La questione del territorio: “Tre campi da calcio contro tremila”

Tra gli argomenti utilizzati dal ministro per sostenere il ritorno del nucleare c’è anche quello dell’occupazione del suolo.

Secondo i dati illustrati durante la conferenza, un piccolo reattore nucleare da circa 300 megawatt richiederebbe una superficie equivalente a tre campi da calcio.

Per ottenere la stessa produzione energetica attraverso il fotovoltaico sarebbero invece necessari circa 2.500-3.000 megawatt installati e una superficie pari a migliaia di campi da calcio.

Una valutazione che, nelle intenzioni del Governo, collega la strategia nucleare non soltanto agli obiettivi energetici e climatici ma anche alla tutela del paesaggio.

Entro Natale i decreti attuativi

Dopo il via libera della Camera, il percorso legislativo proseguirà al Senato.

L’obiettivo indicato dal ministro è arrivare entro la fine dell’anno alla presentazione dei decreti attuativi che dovranno definire nel dettaglio il nuovo quadro normativo.

La sfida, ha concluso Pichetto Fratin, è consegnare all’Italia una cornice giuridica stabile che permetta, entro la fine del decennio, di assumere le decisioni necessarie per integrare il nucleare nel mix energetico nazionale degli anni Trenta e Quaranta.

Una scelta che il Governo presenta come una risposta strutturale alle esigenze future del Paese, tra sicurezza energetica, indipendenza strategica e transizione ecologica.

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