- 25/02/2026
- Redazione
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Il WWF Italia si oppone al nuovo rigassificatore GNL da 12 miliardi di Sm³ a Taranto: “Non serve alla sicurezza energetica e rallenta la transizione”
Un’opera definita “strategica” per la sicurezza energetica nazionale ed europea. Ma per gli ambientalisti è l’esatto contrario: un’infrastruttura inutile, costosa e dannosa per un territorio già fragile.
È scontro aperto sul progetto di rigassificatore da 12 miliardi di metri cubi l’anno proposto a Taranto dalla società Terminale di Rigassificazione GNL Taranto S.r.l., attualmente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero dell’Ambiente.
Il no arriva in modo netto da WWF Italia, che contesta sia la necessità energetica dell’opera sia la sua coerenza con gli obiettivi climatici.
I numeri del gas: consumi in calo, capacità già in eccesso
Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, i consumi di gas in Italia sono scesi da 76,4 miliardi di metri cubi nel 2021 a 62,2 miliardi nel 2024.
Se gli obiettivi climatici al 2030 verranno rispettati, il fabbisogno potrebbe calare fino a circa 50 miliardi di metri cubi annui.
Eppure – sottolinea il WWF – la capacità di approvvigionamento del sistema italiano supera già gli 83 miliardi di metri cubi. Senza considerare:
l’assenza delle forniture russe via Tarvisio;
i nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna;
il raddoppio programmato del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP), che aggiungerà altri 10 miliardi di metri cubi l’anno.
In questo scenario, un nuovo impianto da 12 miliardi di Sm³ – sostiene l’associazione – aumenterebbe una sovraccapacità già evidente, con il rischio di creare “stranded asset”, cioè infrastrutture destinate a diventare inutilizzate prima di rientrare dagli investimenti.
“Non è decarbonizzazione”
Uno degli argomenti a favore del progetto è il suo possibile utilizzo per la riconversione dell’ex Ilva. Ma anche su questo punto il WWF è critico.
Il gas naturale resta un combustibile fossile. Il metano, suo principale componente, ha un potere climalterante fino a 83 volte superiore alla CO₂ nel breve periodo (secondo l’IPCC).
Sostituire il carbone con il gas – spiegano gli ambientalisti – non significa decarbonizzare, ma spostare il problema. Inoltre, dai documenti del proponente emergerebbe che solo 3,5 miliardi di metri cubi sarebbero destinati all’acciaieria di Taranto, mentre oltre 8 miliardi finirebbero nella rete nazionale.
Un impianto di dimensioni gigantesche, dunque, per un utilizzo locale marginale.
Taranto tra crisi industriale e richiesta di futuro
Taranto è uno dei territori più segnati d’Italia: crisi industriale, emergenze sanitarie, disoccupazione e un rapporto difficile con le istituzioni.
Presentare il rigassificatore come opportunità di sviluppo, secondo il WWF, è una “mistificazione”. Quello di cui la città avrebbe bisogno, sostengono gli ambientalisti, è:
un vero piano di riconversione economica e industriale;
investimenti in energie rinnovabili e sistemi di accumulo;
bonifiche ambientali;
occupazione legata all’innovazione e all’economia pulita.
Non un’altra grande infrastruttura fossile calata dall’alto.
L’appello al Governo
WWF Italia chiede al Governo e al Ministero dell’Ambiente di fermare il progetto e di abbandonare quella che definisce la “retorica della sicurezza energetica” usata per giustificare nuove infrastrutture fossili.
La partita ora è nelle mani delle istituzioni.
La decisione sul rigassificatore di Taranto non riguarderà solo un impianto industriale, ma il modello di sviluppo energetico che l’Italia intende seguire nei prossimi anni.













































































































































































