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Sardegna 100% rinnovabile: studio universitario stima 36 miliardi di investimenti, bollette più leggere e oltre 12 mila posti di lavoro permanenti

La Sardegna può diventare uno dei laboratori più avanzati della transizione energetica europea. Non è uno slogan, ma la conclusione di uno studio scientifico che mette nero su bianco numeri, scenari e ricadute concrete: arrivare al 100% di elettricità da fonti rinnovabili già entro il 2030 non solo è possibile, ma conviene.

E nel lungo periodo, fino al 2050, potrebbe trasformare l’isola in un hub strategico dell’energia verde, con 36 miliardi di euro di investimenti, oltre 12 mila posti di lavoro permanenti e più di 770 milioni di euro l’anno di valore aggiunto.

A dirlo è lo studio “Scenari di transizione energetica per la Sardegna”, realizzato da Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova, su incarico del Coordinamento FREE, insieme a Consorzio Italiano Biogas, Italia Solare ed ECCO.

Energia rinnovabile al 100% entro il 2030: uno scenario realistico

Secondo le simulazioni, nel 2030 la domanda elettrica dell’isola crescerà fino a 8 TWh, spinta dall’elettrificazione di abitazioni, industrie e trasporti. Una domanda che può essere coperta interamente combinando:

  • 5,6 GW di nuovo fotovoltaico,

  • 3 GW di nuova capacità eolica,

  • 14 GWh di sistemi di accumulo,

  • il pieno utilizzo delle infrastrutture di rete, incluso il Tyrrhenian Link.

Questa configurazione garantirebbe continuità e flessibilità al sistema elettrico, consentendo la chiusura definitiva delle centrali a carbone, senza passare dalla loro riconversione a gas, giudicata non conveniente sul piano economico.

Bollette più leggere e prezzi dell’energia più stabili

Uno dei dati più rilevanti riguarda i costi dell’energia. Con lo scenario 100% rinnovabile, il prezzo zonale dell’elettricità scenderebbe del 39% entro il 2030, passando dagli attuali 106,2 €/MWh a circa 66 €/MWh.

Per una famiglia tipo questo significa un risparmio medio del 20% in bolletta, pari a circa 80 euro l’anno su una spesa media di 400 euro. Un beneficio diretto per i cittadini, ma anche un fattore di competitività per le imprese.

Ambiente tutelato e territorio preservato

I benefici ambientali sono altrettanto significativi. Le emissioni di CO₂ si ridurrebbero fino al 62%, mentre l’impatto sul territorio resterebbe contenuto: gli impianti fotovoltaici interesserebbero meno dello 0,4% della superficie agricola regionale.

Un ruolo chiave è affidato alla modernizzazione della rete elettrica e ai sistemi di accumulo, indispensabili per garantire stabilità e sicurezza in un sistema alimentato esclusivamente da fonti rinnovabili. Strategica, in questo senso, l’interconnessione in corrente continua con la Sicilia, che permetterà di gestire meglio la variabilità della produzione.

Biogas agricolo e indipendenza energetica

Lo studio assegna un ruolo importante anche al biogas agricolo, che potrebbe coprire fino al 10% della domanda industriale di gas per il calore. La valorizzazione dei sottoprodotti agricoli aprirebbe nuove opportunità economiche per le imprese del settore primario e contribuirebbe a rafforzare l’indipendenza energetica dell’isola.

Lo sguardo al 2050: la Sardegna hub dell’energia verde

Guardando al lungo periodo, le simulazioni fino al 2050 confermano che puntare sul pieno sviluppo del potenziale rinnovabile sardo è la scelta più vantaggiosa. Lo studio analizza tre possibili scenari: utilizzo locale dell’energia prodotta, ruolo centrale della raffineria per gli e-fuel e uno scenario di “ottimo economico”.

È proprio quest’ultimo a emergere come il più efficace: 36 miliardi di euro di investimenti tra il 2025 e il 2050, 16.180 posti di lavoro temporanei annui e 12.255 posti permanenti al 2050, contro numeri nettamente inferiori negli altri scenari. Anche il valore aggiunto generato è superiore: 776 milioni di euro l’anno, contro i 259 e 375 milioni delle altre ipotesi.

La riconversione della raffineria Sarlux

Nello scenario ottimale, un passaggio chiave è la riconversione della raffineria Sarlux in una bioraffineria per la produzione di combustibili sintetici (e-fuel) da idrogeno verde. Un’operazione che consentirebbe di mantenere un presidio industriale strategico — oggi pari a circa il 20% della produzione nazionale di carburanti — salvaguardando l’occupazione e proiettando la Sardegna nel mercato dei combustibili sostenibili.

Una scelta politica che guarda al futuro

Per il Coordinamento FREE, lo studio rappresenta una base scientifica solida per orientare le scelte energetiche della Regione. La Sardegna, sottolineano i promotori, è davanti a un bivio: le decisioni di oggi determineranno il modello di sviluppo dei prossimi decenni.

Lo scenario 100% rinnovabile non è solo ambientalmente sostenibile, ma economicamente conveniente e socialmente vantaggioso. Servono però scelte politiche coraggiose, capaci di fare dell’isola un’avanguardia della transizione energetica e di uno sviluppo durevole, a beneficio di cittadini, imprese e territorio.

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