- 27/02/2026
- Redazione
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La Commissione europea approva un regime di aiuti di Stato greco da 400 milioni di euro per rafforzare la produzione di tecnologie pulite. Misura in linea con il Clean Industrial Deal e valida fino al 2030
La Commissione europea ha dato il via libera a un regime di aiuti di Stato da 400 milioni di euro notificato dalla Grecia per sostenere la capacità produttiva nazionale nelle tecnologie pulite. Il provvedimento si inserisce nel quadro del Clean Industrial Deal e punta a rafforzare la base industriale dell’Unione in settori chiave per la transizione verso un’economia a zero emissioni nette.
L’approvazione è arrivata nell’ambito del nuovo Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF), il quadro temporaneo adottato il 25 giugno 2025 per consentire agli Stati membri di sostenere con maggiore flessibilità investimenti strategici nella decarbonizzazione e nelle tecnologie green.
Il piano greco: sovvenzioni e incentivi fiscali fino al 2030
Nel dettaglio, Atene potrà erogare aiuti sotto forma di sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali a imprese attive sull’intero territorio nazionale. La misura sarà operativa fino al 31 dicembre 2030.
L’obiettivo è sostenere investimenti che aumentino la capacità produttiva di:
tecnologie a zero emissioni nette;
componenti chiave elencati nell’Allegato II del CISAF;
materie prime critiche, sia nuove sia recuperate tramite riciclo;
utilizzo di materie prime secondarie nei processi produttivi.
Il riferimento è ai comparti individuati anche dal Net Zero Industry Act, come batterie, pannelli solari, turbine eoliche, pompe di calore, elettrolizzatori e sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio.
Secondo Bruxelles, il regime greco rispetta i criteri di necessità, adeguatezza e proporzionalità previsti dall’articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del TFUE, che consente aiuti destinati a favorire lo sviluppo di determinate attività economiche senza alterare in modo indebito la concorrenza nel mercato unico.
Perché Bruxelles spinge sugli aiuti industriali
La decisione riflette una linea sempre più pragmatica dell’Unione europea sul fronte della politica industriale. Dopo le tensioni sulle catene di approvvigionamento e la crescente competizione globale – in particolare con Stati Uniti e Cina – Bruxelles ha scelto di affiancare alle regole sulla concorrenza strumenti più flessibili per sostenere investimenti strategici.
Il Clean Industrial Deal rappresenta proprio questa svolta: non solo obiettivi climatici, ma anche rafforzamento della sovranità industriale europea.
Il CISAF consente infatti agli Stati membri di intervenire in più direzioni:
1. Accelerazione delle rinnovabili
Sostegno agli investimenti in energie rinnovabili e sistemi di stoccaggio, con procedure di gara semplificate, oltre a regole specifiche per i combustibili a basse emissioni di carbonio.
2. Riduzione temporanea dei prezzi dell’elettricità
Misure per alleggerire i costi energetici delle imprese energivore, evitando delocalizzazioni verso Paesi con standard ambientali meno stringenti.
3. Decarbonizzazione industriale
Supporto a elettrificazione dei processi produttivi, efficienza energetica e utilizzo di idrogeno rinnovabile o derivato dall’elettricità.
4. Rafforzamento della capacità produttiva cleantech
Aiuti per progetti strategici legati alle tecnologie a zero emissioni, incluse le filiere delle materie prime critiche e il riciclo.
5. Riduzione del rischio per gli investimenti privati
Strumenti per facilitare l’accesso al capitale in progetti di energia pulita, infrastrutture energetiche ed economia circolare.
Un tassello nella competizione globale sulle tecnologie verdi
Il piano greco da 400 milioni si inserisce in un quadro più ampio: costruire in Europa la capacità produttiva necessaria per non dipendere dall’estero su tecnologie decisive per la transizione energetica.
Batterie, solare, eolico e idrogeno non sono solo strumenti per raggiungere la neutralità climatica, ma anche asset strategici per la sicurezza economica e geopolitica dell’Unione.
Con l’approvazione del regime ellenico, Bruxelles conferma la volontà di trasformare la transizione verde in una leva di politica industriale. La partita, ormai, non è solo ambientale: è anche tecnologica e competitiva.













































































































































































