- 20/03/2026
- Redazione
- 0
La Spagna autorizza lo sblocco di 11,5 milioni di barili di petrolio dopo la crisi in Iran. Misure per contenere i prezzi e proteggere economia e imprese
Di fronte alle tensioni internazionali legate alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz, il governo spagnolo sceglie la via dell’intervento diretto sul mercato energetico. Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato lo sblocco fino a 11,5 milioni di barili di petrolio, pari a circa 12,3 giorni di consumo nazionale.
Una misura straordinaria che si inserisce nel quadro di una risposta coordinata a livello internazionale. L’11 marzo, infatti, i Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia hanno concordato il rilascio complessivo di 400 milioni di barili dalle riserve di emergenza nell’arco di 90 giorni, con l’obiettivo di contenere l’impatto sui prezzi per famiglie e imprese.
Come ha sottolineato la vicepresidente e ministra per la Transizione ecologica Sara Aagesen, si tratta di un intervento senza precedenti: “Si tratta del più grande sblocco di riserve nella storia dell’Agenzia Internazionale dell’Energia.”
Rilascio graduale e filiera sotto controllo
Nel caso spagnolo, l’immissione sul mercato avverrà in modo progressivo. Una prima tranche di 3,75 milioni di barili sarà distribuita nell’arco di 15 giorni, mentre il resto delle riserve verrà rilasciato in funzione dell’evoluzione della crisi.
A differenza di interventi più centralizzati, il meccanismo scelto punta a una distribuzione rapida ed efficiente lungo la filiera. Le riserve saranno infatti mobilitate direttamente dagli operatori del settore — industria, distributori e compagnie petrolifere — sotto la supervisione della Corporación de Reservas Estratégicas de Productos Petrolíferos (CORES).
Aagesen ha chiarito la logica dell’intervento: “Tutti questi prodotti saranno rilasciati dalle riserve attualmente detenute dall’industria, dai distributori e dagli operatori petroliferi.”
Una scelta che dovrebbe accelerare l’arrivo del carburante sul mercato e contribuire a contenere eventuali tensioni sui prezzi.
Prezzi in aumento, ma Madrid invita alla calma
Nonostante il contesto internazionale resti altamente instabile, il governo spagnolo invita alla cautela. L’esposizione diretta del Paese alle forniture di petrolio e gas provenienti dall’area del conflitto è infatti limitata.
Ciò non ha però evitato un aumento significativo dei prezzi: il petrolio greggio è salito del 60% e il gas del 54% rispetto alle settimane precedenti allo scoppio della guerra.
Secondo Aagesen, la Spagna dispone comunque di un sistema energetico solido e diversificato, grazie a infrastrutture strategiche come i sette impianti di rigassificazione, una rete di gasdotti che consente di diversificare le importazioni e nove raffinerie operative.
Determinante anche il peso crescente delle rinnovabili, che oggi coprono il 57% della produzione elettrica. Un fattore che ha contribuito a contenere l’impatto sui prezzi dell’energia.
“Se guardiamo alle ultime due settimane, la Spagna ha registrato valori inferiori del 45% rispetto a molti dei nostri omologhi europei.”
Un piano straordinario per famiglie e imprese
Lo sblocco delle riserve è solo una delle misure in campo. Il governo sta lavorando a un piano più ampio per affrontare le conseguenze economiche della crisi energetica, che sarà presentato in una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri.
La portavoce del governo Elma Saiz ha anticipato l’impostazione dell’intervento: “Sarà proporzionato, mirato e incentrato sulla limitazione dell’impatto dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’elettricità, con la flessibilità necessaria per adattarsi all’evolversi della situazione.”
Il piano sarà illustrato direttamente dal premier Pedro Sánchez e si baserà su un confronto con partner europei, parti sociali e settori produttivi.
Le imprese sotto pressione: carburanti e fertilizzanti in salita
A preoccupare maggiormente sono gli effetti a catena sull’economia reale. Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha evidenziato come gli aumenti si concentrino in particolare su tre voci chiave: benzina, gasolio e fertilizzanti.
Dall’inizio del conflitto, i prezzi sono cresciuti rispettivamente del 16%, del 28% e di circa il 45%, con ripercussioni dirette su trasporti, logistica, agricoltura, pesca e industrie ad alta intensità energetica.
Si tratta di settori strategici che incidono sull’intera catena del valore e, di conseguenza, sui prezzi finali per i consumatori. “Da qui l’importanza di interventi specifici per questi settori.”
Transizione energetica e “scudo” spagnolo
Secondo il governo, la situazione attuale resta comunque diversa rispetto alla crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina. I progressi nella transizione energetica avrebbero infatti rafforzato la resilienza del sistema.
Cuerpo parla apertamente di un vantaggio competitivo costruito negli ultimi anni: “Abbiamo creato uno scudo in termini di sovranità energetica che si traduce non solo in mercati all’ingrosso, ma anche in costi dell’elettricità più bassi per le PMI.”
Una minore dipendenza dalle fonti fossili estere e il forte sviluppo delle rinnovabili hanno contribuito ad attrarre investimenti e a stabilizzare i prezzi interni.
Tra emergenza e incertezza: le variabili del conflitto
Resta però un elemento di fondo: l’incertezza. L’impatto economico della guerra dipenderà in larga misura dalla sua durata e dall’evoluzione geopolitica nella regione.
Le previsioni sui prezzi di petrolio e gas restano estremamente variabili, con scenari che spaziano da una stabilizzazione nel breve periodo a nuovi picchi in caso di escalation.
Per questo, ha concluso il ministro dell’Economia, è fondamentale agire rapidamente: “È necessario evitare danni strutturali a lungo termine all’economia.”














































































































































































































































































