- 15/06/2026
- Luca Martino
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Pichetto Fratin rilancia il nucleare: piccoli reattori, decarbonizzazione, trasparenza e nuovi decreti attuativi dopo la legge delega
L’Italia guarda di nuovo al nucleare e lo fa con una consapevolezza diversa rispetto al passato. È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo a margine dell’evento “Da Fermi al Futuro: dialoghi sull’energia nucleare sostenibile” in corso a Torino.
Secondo il ministro, il contesto attuale è profondamente cambiato rispetto agli anni in cui il dibattito sull’energia atomica si era sostanzialmente fermato. A essere mutate sono innanzitutto le tecnologie disponibili, ma anche la conoscenza diffusa tra i cittadini e la crescente necessità di ridurre le emissioni di CO₂.
“È cambiata la tecnologia, è cambiata la presa di coscienza e anche la conoscenza, soprattutto da parte dei giovani”, ha spiegato Pichetto. Un’evoluzione che si accompagna alla necessità di accelerare il percorso di decarbonizzazione e di aumentare la produzione di energia da fonti pulite.
Dopo la legge delega arrivano i decreti attuativi
Il percorso normativo verso il ritorno del nucleare non si fermerà alla legge delega. Il ministro ha annunciato che nei mesi successivi all’approvazione del provvedimento sarà il suo dicastero a predisporre i decreti attuativi necessari.
La fase tecnica entra nel vivo
Si tratterà di una serie di provvedimenti che disciplineranno tutti gli aspetti tecnici necessari per rendere operativa la nuova strategia energetica nazionale.
L’obiettivo è tradurre in norme concrete il quadro legislativo, definendo modalità, procedure e requisiti per lo sviluppo della nuova filiera nucleare italiana.
Referendum? «È uno strumento previsto dalla democrazia»
Sul possibile ritorno alle urne per una consultazione popolare sul nucleare, Pichetto non mostra preoccupazioni.
Il ministro ricorda che il referendum abrogativo è uno strumento previsto dalla Costituzione e che in una democrazia è naturale che possano essere raccolte firme per sottoporre determinate scelte al giudizio dei cittadini.
Piuttosto, la priorità indicata dal Governo è un’altra: garantire il massimo livello di trasparenza e informazione. “Dobbiamo dare tutte le risposte e assicurare la massima chiarezza”, ha sottolineato.
Addio alle grandi centrali: il futuro sono i piccoli reattori
Uno degli aspetti più rilevanti delle dichiarazioni del ministro riguarda la tecnologia che potrebbe caratterizzare il nuovo nucleare italiano.
L’immagine delle grandi centrali che hanno accompagnato lo sviluppo dell’energia atomica nel Novecento, secondo Pichetto, appartiene ormai al passato.
Reattori modulari e impianti più flessibili
Il Governo guarda infatti ai piccoli reattori modulari, una tecnologia sviluppatasi soprattutto negli ultimi anni e considerata una delle principali innovazioni del settore.
“Stiamo ragionando su piccoli reattori, assemblabili, completamente diversi dalle grandi centrali tradizionali”, ha spiegato il Ministro.
Le dimensioni ridotte consentirebbero una maggiore flessibilità nella localizzazione degli impianti e una diversa integrazione nel sistema energetico nazionale rispetto ai modelli utilizzati finora.
I giovani più aperti al nucleare
Tra i segnali che il ministro considera incoraggianti c’è anche il cambiamento registrato nell’opinione pubblica.
Pur riconoscendo la difficoltà di interpretare con precisione il sentimento dei cittadini, Pichetto evidenzia come i primi sondaggi mostrino una maggiore apertura verso il nucleare.
Una tendenza che sarebbe particolarmente evidente tra le nuove generazioni, considerate più propense a valutare questa tecnologia senza i condizionamenti del passato.
Secondo il ministro, è proprio la conoscenza a rappresentare l’elemento decisivo: maggiore è l’informazione, più consapevoli saranno le valutazioni finali dei cittadini.
Il nodo delle scorie: «Serve più conoscenza»
Tra i temi più delicati resta quello dei rifiuti radioattivi. Per Pichetto, anche in questo caso il problema principale è spesso legato alla percezione pubblica e alla scarsa conoscenza tecnica dell’argomento.
Il ministro ha ricordato che le scorie ad alta attività oggi presenti in Italia sono rappresentate da 22 blocchi vetrificati, contenuti in circa 150 metri cubi di materiale e destinati in futuro a un deposito geologico europeo.
Dai depositi provvisori a un unico sito nazionale
Più complessa è invece la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti quotidianamente da attività civili e soprattutto sanitarie.
Secondo il ministro, un Paese che vuole guardare al futuro deve superare l’attuale frammentazione dei depositi temporanei e puntare a una struttura centralizzata.
L’idea è quella di concentrare i materiali oggi distribuiti in circa un centinaio di siti provvisori in un unico deposito che, oltre alla funzione di stoccaggio, possa diventare anche un centro di ricerca.
Perché il Piemonte è al centro della strategia
Non è casuale che il confronto sul nucleare sia partito da Torino. Per Pichetto il Piemonte rappresenta una delle regioni più adatte a ospitare un dibattito razionale e scientifico sul tema.
Il ministro richiama la tradizione industriale e tecnologica del territorio, il ruolo della ricerca universitaria e del Politecnico e il fatto che la regione ospiti attualmente circa l’80% del materiale radioattivo presente in Italia.
“È una terra aperta all’innovazione e alla modernità”, osserva il ministro, convinto che qui esistano le condizioni per affrontare il tema del nucleare con un approccio pragmatico e non ideologico.
Informazione e divulgazione per vincere le resistenze
La chiave del percorso individuato dal Governo resta comunque la divulgazione. Pichetto considera iniziative come quella di Torino uno strumento fondamentale per favorire la comprensione pubblica del tema.
Il ministro sottolinea il ruolo della comunità scientifica e tecnica nel fornire informazioni autorevoli, ma anche quello degli organi di stampa, chiamati a svolgere una funzione decisiva nella diffusione della conoscenza.
“L’importante è che tutti siano consapevoli di ciò di cui si parla”, è il principio che guida la strategia comunicativa del Governo sul nucleare.
Hormuz, petrolio e prezzi energetici: cosa può cambiare
Nel corso dell’incontro, Pichetto ha affrontato anche il tema internazionale legato allo Stretto di Hormuz.
Secondo il ministro, un eventuale accordo che riporti alla normalità il traffico energetico nel Golfo Persico consentirebbe di ripristinare le esportazioni di petrolio, prodotti petroliferi e gas, contribuendo ad allentare le tensioni sui mercati globali.
La riapertura completa delle rotte energetiche permetterebbe infatti di recuperare quel volume di forniture che si era ridotto a causa delle tensioni e delle operazioni militari nella regione, con possibili effetti calmieranti sui prezzi internazionali.
L’Italia dipende sempre meno
Sul fronte nazionale, tuttavia, il ministro invita alla prudenza. L’Italia, spiega, dipende oggi in misura molto limitata dal petrolio proveniente da quell’area e, per quanto riguarda il gas, non registra attualmente una dipendenza diretta significativa.
Anche sul tema delle accise il Governo mantiene un approccio legato all’evoluzione del quadro internazionale.
L’esecutivo è già intervenuto in presenza di una situazione emergenziale e, in vista del 3 luglio, valuterà se tale condizione possa considerarsi superata.










































































































































































































































































