Transizione energetica: il Governo fa il punto su carbone, rinnovabili e sicurezza energetica
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Transizione energetica: bollette, rinnovabili, carbone e rischio alluvioni al centro del question time alla Camera

Nel question time di oggi alla Camera dei deputati, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fatto il punto sui principali dossier legati alla transizione energetica, rispondendo a una serie di interrogazioni a risposta immediata presentate da diversi gruppi parlamentari. Al centro del confronto: il costo dell’energia per famiglie e imprese, lo sviluppo delle rinnovabili, il futuro delle reti elettriche, il superamento del carbone e la gestione del rischio alluvioni.

Un quadro complesso che intreccia politiche energetiche, sicurezza del sistema e tutela del territorio, in un contesto ancora segnato da incertezze geopolitiche e dalla volatilità dei mercati energetici.

Caro energia: misure in valutazione per famiglie e imprese

Rispondendo all’interrogazione presentata dagli onorevoli Bonelli e altri (AVS), il Ministro ha confermato che l’attenzione del Governo sul caro bollette resta alta. Sono in corso valutazioni su strumenti di breve periodo per contrastare l’elevato costo dell’energia, affiancati da interventi di carattere più strutturale.

Bonus sociali e comunità energetiche

Per le famiglie, restano centrali i bonus sociali per elettricità e gas, insieme alle politiche di contrasto alla povertà energetica. Accanto a questi strumenti, il Governo punta a rafforzare l’autoconsumo da fonti rinnovabili, anche attraverso la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, sostenute da un quadro regolatorio aggiornato.

Competitività delle imprese e riduzione degli oneri

Sul fronte delle imprese, è stata richiamata l’implementazione dell’energy release e l’impegno a definire un pacchetto organico di riforme volto a ridurre progressivamente gli oneri generali di sistema, con particolare attenzione alla competitività delle piccole e medie imprese, in un contesto europeo caratterizzato da mix energetici differenti.

Rinnovabili e volatilità dei prezzi: il ruolo del PNIEC

All’interrogazione degli onorevoli Pavanelli e altri (M5S), il Ministro ha ribadito che l’attuale mercato elettrico resta ancora fortemente influenzato dal ruolo del gas. Da qui la necessità di accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, in coerenza con il Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC).

Aste FER e nuovi strumenti di mercato

Grazie alle aste del FER X transitorio, è prevista la contrattualizzazione di circa 10 GW di nuovi impianti rinnovabili. Dal 2026 entrerà in vigore il FER X a regime, seguito dal meccanismo FER Z, progettato per coniugare il raggiungimento degli obiettivi al 2030 con una riduzione dei costi di sistema.

Contratti a lungo termine e sostegno alle PMI

Parallelamente, sono in fase di definizione strumenti per facilitare la stipula di contratti a lungo termine di energia rinnovabile a prezzi calmierati, anche attraverso il ruolo del GSE come garante di ultima istanza per i PPA, con un’attenzione particolare alle PMI manifatturiere, più esposte agli effetti del caro energia.

Reti elettriche e concessioni: investimenti per il sistema

Rispondendo all’interrogazione degli onorevoli Benzoni e altri (AZ), il Ministro ha ricordato che il peso tariffario della distribuzione elettrica in Italia è inferiore alla media europea e che le tariffe dei gestori italiani risultano significativamente più basse rispetto a quelle di Francia e Germania, come certificato da Eurostat.

Concessioni e ruolo di ARERA

La rimodulazione delle concessioni introdotta dalla legge di bilancio 2025 è stata indicata come funzionale a sostenere investimenti straordinari necessari per la transizione energetica: dall’integrazione delle rinnovabili alla gestione di un sistema elettrico sempre più decentralizzato, fino alla resilienza delle reti rispetto agli eventi meteo estremi. La regolazione tariffaria resta comunque di competenza di ARERA, chiamata a garantire efficienza, qualità del servizio e sostenibilità.

Carbone, sicurezza energetica e il caso Civitavecchia

Sul tema del carbone, sollevato da più interrogazioni parlamentari, il Governo ha ribadito che il phase out dal carbone è un percorso già avviato e formalizzato negli atti trasmessi alla Commissione europea, sulla base di valutazioni sia ambientali sia economiche. L’impegno a cessarne l’utilizzo sul territorio continentale entro il 31 dicembre 2025, come previsto dal PNIEC aggiornato, resta confermato.

Centrali in “riserva fredda” e contesto geopolitico

Rispondendo anche all’interrogazione degli onorevoli Boschi e altri (Italia Viva) sulla centrale a carbone di Civitavecchia, il Ministro ha tuttavia richiamato le esigenze di sicurezza energetica legate a un contesto geopolitico ancora incerto. In questo quadro, viene considerata l’opzione di mantenere la disponibilità del sito produttivo in un assetto di “riserva fredda”, che non prevede produzione di energia ma consente un’eventuale riattivazione in caso di emergenze.

Il riferimento è alle criticità già sperimentate nel 2022, tra indisponibilità del parco di generazione, interruzioni dei flussi di importazione e problemi di approvvigionamento del gas naturale, che resero necessario un ricorso straordinario al carbone per garantire la continuità delle forniture.

Valutazioni tecniche e riconversione industriale

Sono in corso valutazioni tecniche e regolatorie sulle condizioni e sui requisiti dell’assetto di riserva fredda, nel rispetto della normativa europea. Parallelamente, il Ministero partecipa al tavolo di coordinamento istituito presso il Mimit per la riconversione industriale dell’area di Civitavecchia, con l’obiettivo di definire un percorso che coniughi sicurezza energetica e rilancio economico del territorio. Il Governo ha ribadito la disponibilità a facilitare la riqualificazione industriale dell’area, compatibilmente con le esigenze del sistema-Paese.

Rischio alluvioni: piani aggiornati e nuove zone di attenzione

Infine, rispondendo all’interrogazione degli onorevoli Bof e altri (Lega), il Ministro ha chiarito che l’aggiornamento del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni (PGRA) è di competenza delle Autorità di bacino, con il Ministero impegnato nel monitoraggio.

Tutela del territorio e pianificazione

La revisione delle mappe di allagabilità, avviata anche dopo gli eventi alluvionali del 2024, ha portato all’istituzione di nuove zone di attenzione in diversi Comuni. Un approccio definito cautelativo e preventivo, finalizzato a tutelare l’incolumità pubblica e a fornire un riferimento per le decisioni urbanistiche ed edilizie, lasciando comunque spazio a successivi adeguamenti basati su ulteriori approfondimenti tecnici.

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