Danimarca 1,04 miliardi dalla Commissione europea per ridurre emissioni e proteggere la biodiversità
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La Commissione europea approva 1,04 miliardi di aiuti alla Danimarca per compensare i proprietari terrieri che rinunciano a coltivare o dismettono foreste per ridurre emissioni e inquinamento

Un miliardo di euro per cambiare il volto del territorio e ridurre l’impatto dell’agricoltura sul clima. La Danimarca incassa il via libera della Commissione europea a un piano da 1,04 miliardi di euro destinato ai proprietari terrieri che sceglieranno di rinunciare, su base volontaria, alla produzione agricola o forestale.

L’obiettivo è chiaro: abbattere le emissioni di gas serra legate all’agricoltura, ridurre l’accumulo di azoto e fosforo nelle acque e restituire spazio agli ecosistemi naturali. Una strategia che guarda al 2030 e che punta a una trasformazione strutturale, non temporanea.

Un piano per lasciare la terra a riposo

Il regime – pari a 7,8 miliardi di corone danesi – prevede compensazioni fino al 100% dei costi ammissibili per chi decide di cessare in modo permanente la produzione. Non si tratta di una sospensione momentanea, ma di un ritiro definitivo: i terreni coinvolti non potranno tornare coltivabili o produttivi nemmeno in caso di vendita.

Il cuore dell’intervento è l’“estensivizzazione permanente”. In concreto significa niente lavorazioni del suolo, stop a fertilizzanti e pesticidi e ripristino dell’equilibrio idrologico naturale. Molte aree saranno trasformate in zone umide, capaci di assorbire CO₂ e filtrare le sostanze inquinanti prima che raggiungano fiumi e falde.

Nei casi in cui terreni forestali siano collegati ai campi agricoli attraverso il sistema idrico, i proprietari potranno ricevere un’ulteriore compensazione se rinunceranno anche alla produzione di legname. L’obiettivo è garantire un impatto ambientale duraturo.

Clima, acqua e biodiversità: la scommessa di Copenaghen

Il piano rientra in una più ampia strategia danese di riconversione del territorio. Ridurre l’intensità agricola significa alleggerire la pressione climatica, migliorare la qualità dell’ambiente acquatico, proteggere l’acqua potabile e rafforzare la biodiversità.

Gli aiuti potranno essere erogati sotto forma di sovvenzioni dirette oppure come prestazioni in natura, come consulenze tecniche o servizi per la riorganizzazione fondiaria. Sono coperti anche costi legali e amministrativi.

È una scelta che apre un dibattito economico: in un’Europa attenta alla sicurezza alimentare, pagare per non produrre può sembrare controintuitivo. Ma la Danimarca punta su un equilibrio di lungo periodo, nella convinzione che prevenire i danni ambientali costi meno che ripararli.

Perché Bruxelles ha dato l’ok

La misura è stata valutata alla luce delle regole sugli aiuti di Stato previste dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare l’articolo 107, e degli Orientamenti 2022 per gli aiuti di Stato nei settori agricolo e forestale.

Secondo la Commissione, il regime ha un effetto incentivante – senza sostegno pubblico non verrebbe attuato – ed è proporzionato agli obiettivi ambientali. Inoltre, le eventuali distorsioni della concorrenza nel mercato unico sono considerate limitate rispetto ai benefici climatici e ambientali.

Il via libera conferma una linea ormai consolidata a Bruxelles: gli aiuti di Stato possono essere strumenti legittimi se orientati alla transizione verde e se rispettano criteri di necessità e proporzionalità.

Un possibile modello europeo

Il regime resterà in vigore fino al 31 dicembre 2030 e rappresenta uno degli interventi nazionali più consistenti in materia di riconversione ambientale del suolo. La Danimarca si candida così a diventare un laboratorio della transizione agricola europea.

La cornice normativa europea consente agli Stati membri di intervenire, purché gli aiuti siano mirati e non alterino in modo significativo la concorrenza. In un’Unione che punta alla neutralità climatica, il modello danese potrebbe aprire la strada ad altre iniziative simili.

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