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Dalla debolezza delle istituzioni alla concentrazione del potere tecnologico: al XXIV Forum Coldiretti cinque voci del mondo politico, culturale e religioso riflettono sulle trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri globali

Chi decide le regole del mondo contemporaneo? La politica, le grandi potenze economiche o chi controlla le tecnologie più avanzate? È attorno a questa domanda che si è sviluppato il confronto al XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti, dove Massimo Cacciari, Massimo D’Alema, il cardinale Matteo Zuppi, Luciano Canfora e Antonio Spadaro hanno affrontato temi che spaziano dalla crisi delle democrazie al futuro dell’Europa, dal ruolo dell’intelligenza artificiale alla ricerca della pace.

Le diverse analisi convergono su un punto: le istituzioni sono chiamate a recuperare capacità decisionale in un contesto nel quale tecnologia, finanza e competizione militare esercitano un’influenza crescente sulla società.

Cacciari: «Senza unità politica, l’Europa perderà anche quella economica»

Per il filosofo Massimo Cacciari, il futuro dell’Unione europea passa da una scelta ormai ineludibile: trasformare l’integrazione economica in una vera unità politica.

“O l’Europa si dà una vera dimensione di unità politica o si sfascerà anche l’unità economica”, ha dichiarato durante il confronto con il cardinale Matteo Zuppi, dedicato al tema Magnifica humanitas.

Senza istituzioni più solide e una direzione condivisa, secondo Cacciari, il rischio è che le decisioni vengano affidate sempre più agli apparati tecnici, senza un adeguato indirizzo democratico. Le riforme istituzionali diventano quindi una condizione necessaria per rendere l’Unione capace di agire con efficacia.

Il ruolo dell’Europa negli equilibri internazionali

La sfida riguarda anche la politica estera. Cacciari individua nella mediazione tra mondo atlantico e Asia una possibile vocazione strategica del continente: «O siamo ponte tra mondo atlantico e Asia o non esistiamo».

Per esercitare questo ruolo, tuttavia, l’Europa deve superare la frammentazione e rafforzare la propria capacità di rappresentanza. Il filosofo richiama inoltre l’importanza dei sindacati e dei corpi intermedi, indispensabili per dare voce agli interessi concreti dei cittadini e contrastare una crescente concentrazione del potere economico e tecnologico.

La necessità di rafforzare la capacità decisionale del continente si inserisce in un quadro di crescenti

D’Alema: il potere tecnocapitalistico mette alla prova la democrazia

La concentrazione della ricchezza e delle capacità tecnologiche è al centro dell’intervento di Massimo D’Alema, protagonista del panel Tra guerra e tecnocrazia, il destino dell’umanità insieme a Luciano Canfora e Antonio Spadaro.

«Si è determinato un buco nero impressionante, che mette in discussione un sistema di valori», ha affermato l’ex presidente del Consiglio, descrivendo l’ascesa di un potere tecnocapitalistico capace di condizionare le istituzioni.

Nella sua lettura, la crisi attuale deriva anche dall’indebolimento del compromesso che aveva permesso alle democrazie occidentali di conciliare crescita economica, libertà individuali e inclusione sociale. La globalizzazione ha modificato quell’equilibrio, alimentando disuguaglianze e sfiducia.

La disaffezione politica e il rischio di esclusione

«Gran parte della gente non vota più: ha la percezione che non serva a nulla», ha osservato D’Alema.

Il recupero della fiducia passa, secondo l’ex premier, dalla capacità delle istituzioni di incidere realmente sulla vita delle persone e di governare l’innovazione. La tecnologia deve restare uno strumento al servizio della società, non un potere sottratto al controllo democratico.

Spadaro: «Decidere sta diventando ratificare»

Il rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità umana è stato approfondito da Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede.

«Decidere sta diventando ratificare», ha avvertito, riferendosi al rischio che l’essere umano finisca per approvare indicazioni prodotte dalle macchine senza esercitare un giudizio autonomo.

La questione riguarda in particolare gli ambiti politico e militare, nei quali la velocità degli strumenti tecnologici può comprimere i tempi della valutazione e rendere meno chiaro chi sia responsabile delle decisioni. Per Spadaro, occorre preservare la distinzione tra il calcolo, affidato agli algoritmi, e il giudizio, che implica responsabilità morale e politica.

La guerra cognitiva e la crisi della realtà condivisa

Il sottosegretario ha esteso la riflessione al modo in cui informazioni, immagini e contenuti digitali influenzano l’opinione pubblica.

«Il primo fronte della guerra oggi è il fronte cognitivo», ha dichiarato, sottolineando che i conflitti vengono preparati anche attraverso narrazioni capaci di orientare percezioni e comportamenti.

La diffusione di contenuti artificiali e la polarizzazione possono rendere più difficile distinguere i fatti dalle rappresentazioni, indebolendo le basi comuni necessarie al confronto democratico. La sfida, quindi, non è soltanto tecnologica: riguarda la possibilità di mantenere uno spazio condiviso nel quale discutere e scegliere consapevolmente.

La diffusione dell’intelligenza artificiale pone interrogativi non soltanto etici, ma anche economici e istituzionali, come emerge dal dibattito su

Canfora: «Chi controlla armi e tecnologie ha l’egemonia mondiale»

Luciano Canfora ha concentrato il proprio intervento sul legame tra industria bellica, innovazione tecnologica e rapporti di forza internazionali.

«Chi ha in pugno la produzione di armi o gli strumenti sofisticati in mano, per esempio, il signor Musk, ha di fatto l’egemonia mondiale», ha affermato il filologo.

Canfora ha richiamato il rischio di una competizione militare che si alimenta autonomamente, spingendo verso nuovi investimenti e ulteriori armamenti. Ha inoltre collegato l’instabilità contemporanea agli equilibri successivi alla Guerra fredda, sostenendo che il tentativo di consolidare il predominio di una parte abbia contribuito a creare nuove tensioni.

L’Europa tra le grandi potenze

In questo quadro, il continente europeo rischia di restare ai margini delle decisioni strategiche. Canfora lo ha descritto come il «vaso di coccio» in un sistema dominato dalla competizione tra potenze.

Il filologo ha indicato nella Santa Sede una voce capace, a suo giudizio, di offrire una prospettiva di lungo periodo e di promuovere possibili vie d’uscita dai conflitti, grazie alla sua capacità di mediazione diplomatica.

Zuppi: «Difesa e riarmo sono due cose diverse»

Nel confronto con Cacciari, il cardinale Matteo Zuppi ha posto l’accento sulla distinzione tra sicurezza e corsa agli armamenti.

«La difesa è una cosa, il riarmo è un’altra. La difesa deve essere proporzionata», ha dichiarato, invitando a riflettere sui limiti della deterrenza quando non è accompagnata da un impegno concreto nella diplomazia.

Secondo Zuppi, la ricerca di una superiorità militare può alimentare una spirale nella quale ogni attore cerca di diventare più forte degli altri, aumentando il rischio di escalation.

La pace richiede negoziazione

Per il cardinale, la sicurezza non può essere affidata esclusivamente agli equilibri di forza. È indispensabile rafforzare la capacità della comunità internazionale di negoziare e costruire occasioni di incontro.

Richiamando l’episodio di san Francesco e il lupo di Gubbio, Zuppi ha evocato il valore della mediazione e della disponibilità al dialogo.

«Se vuoi la pace, prepara la pace», ha concluso, indicando nella costruzione quotidiana delle condizioni per il confronto una strada indispensabile per evitare che la logica dello scontro diventi dominante.

La sfida comune: restituire responsabilità alla politica

Il confronto al Forum Coldiretti restituisce un quadro articolato delle trasformazioni in corso. Per Cacciari, la priorità è un’Europa politicamente più unita; D’Alema richiama la necessità di ricostruire il rapporto tra democrazia e inclusione sociale; Spadaro mette in guardia dalla delega del giudizio agli algoritmi; Canfora denuncia la concentrazione del potere militare e tecnologico; Zuppi richiama il valore della diplomazia.

Il filo conduttore è la necessità di mantenere le decisioni collettive sotto una responsabilità umana e politica riconoscibile. In gioco non c’è soltanto la capacità dell’Europa di competere nello scenario globale, ma anche quella di difendere la partecipazione democratica, governare l’innovazione e prevenire nuovi conflitti.

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