- 06/11/2026
- Redazione
- 0
Gli e-fuel diventano centrali nella strategia europea per la decarbonizzazione: T&E propone di utilizzare i fondi dell’ETS per finanziare carburanti sintetici, sostenere nuovi investimenti e accelerare la transizione energetica di aviazione e trasporto marittimo
La transizione energetica del trasporto aereo e marittimo passa anche dalla capacità dell’Europa di costruire una filiera industriale dei carburanti alternativi. Non basta, infatti, fissare obiettivi climatici più ambiziosi: servono capitali, impianti produttivi e strumenti capaci di ridurre i rischi per le imprese che decidono di investire in nuove tecnologie.
È su questo fronte che si concentra l’attenzione di Transport & Environment (T&E), che nel proprio policy brief dedicato alla revisione dell’EU Emissions Trading System (ETS) propone di utilizzare una parte delle risorse generate dal sistema europeo di scambio delle emissioni per sostenere lo sviluppo degli e-fuel.
La proposta arriva in un momento importante per la politica climatica comunitaria. La revisione dell’ETS, pubblicata nel luglio 2026, punta ad allineare il principale strumento europeo di mercato del carbonio agli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2040, rafforzandone anche la funzione di incentivo all’innovazione.
Secondo T&E, tuttavia, l’attuale impostazione finanziaria non garantirebbe ancora un sostegno adeguato ai comparti dell’aviazione e della navigazione, che contribuiscono in misura significativa alle entrate del sistema.
E-fuel, una risposta per i settori più difficili da decarbonizzare
Aerei e navi presentano esigenze energetiche che rendono complessa la sostituzione dei combustibili tradizionali. In questi comparti, l’elettrificazione diretta incontra limiti tecnologici e operativi, rendendo necessario sviluppare soluzioni alternative.
Tra queste figurano gli e-fuel, carburanti sintetici ottenuti attraverso processi che utilizzano energia rinnovabile. Una categoria particolarmente rilevante è quella degli RFNBO (Renewable Fuels of Non-Biological Origin), combustibili rinnovabili di origine non biologica.
Il loro sviluppo è collegato agli obiettivi europei di decarbonizzazione definiti da due normative: FuelEU Maritime, per il settore marittimo, e ReFuelEU Aviation, per l’aviazione.
La questione centrale è riuscire a trasformare il potenziale tecnologico in una produzione industriale su larga scala. Gli investimenti iniziali, l’incertezza sui prezzi e la difficoltà di garantire una domanda stabile rappresentano infatti ostacoli importanti per la realizzazione dei nuovi impianti.
Per questo T&E individua nella revisione dell’ETS un’occasione per creare strumenti finanziari specifici, capaci di accompagnare i progetti dalla fase di sviluppo fino alla commercializzazione dei combustibili.
Le cinque proposte di T&E per accelerare gli investimenti
Il policy brief individua cinque interventi per utilizzare le risorse del sistema europeo delle emissioni a sostegno della filiera degli e-fuel.
1. Destinare il 50% delle entrate nazionali ETS alla decarbonizzazione
La prima richiesta riguarda la destinazione dei proventi nazionali dell’ETS. T&E propone di riservare il 50% delle entrate al finanziamento di interventi per la decarbonizzazione dei settori prioritari.
Tra questi dovrebbero figurare la produzione e l’impiego di e-fuel nell’aviazione e nel trasporto marittimo.
L’organizzazione chiede inoltre regole di rendicontazione più rigorose, così da garantire trasparenza sull’utilizzo delle risorse e verificare il rispetto degli impegni finanziari.
2. Estendere l’accesso ai finanziamenti europei
La seconda proposta punta a includere aviazione e trasporto marittimo nei principali strumenti finanziari europei dedicati alla transizione industriale.
In particolare, T&E indica tre strumenti: ETS Investment Booster, Industrial Decarbonisation Bank (IDB) e Modernisation Fund.
L’ampliamento del loro ambito di intervento consentirebbe di finanziare anche i progetti legati agli e-fuel, garantendo maggiori opportunità di accesso alle risorse per comparti che affrontano difficoltà tecnologiche ed economiche analoghe a quelle di altre industrie energivore.
3. Un fondo europeo dedicato agli e-fuel entro il 2028
Tra le indicazioni più concrete figura la creazione di un fondo specifico per i carburanti sintetici.
La proposta prevede di convogliare le entrate dell’ETS e altre fonti di finanziamento verso un intermediario di mercato dedicato, da istituire entro il 2028.
Questo organismo dovrebbe contribuire a ridurre i rischi finanziari dei progetti, favorire l’accesso ai capitali e creare condizioni più favorevoli per gli investimenti nella produzione di combustibili rinnovabili.
4. Aste a doppia faccia per collegare produttori e acquirenti
Un altro intervento riguarda l’introduzione di meccanismi di market-making, tra cui le double-sided auctions (DSA), ovvero aste a doppia faccia.
Il sistema mette in relazione le offerte dei produttori con le richieste degli acquirenti, favorendo la formazione di prezzi e contratti in grado di rendere più prevedibili le condizioni di mercato.
Secondo T&E, questi strumenti potrebbero contribuire a sbloccare le decisioni definitive di investimento ancora in sospeso, riducendo l’incertezza commerciale e facilitando la crescita di un mercato europeo degli e-fuel.
5. Rivedere gli incentivi per SAF e SMAP
L’ultima raccomandazione riguarda i meccanismi di sostegno ai SAF (Sustainable Aviation Fuels) e agli SMAP (Sustainable Maritime Alternative Fuels).
T&E propone di migliorare la progettazione delle relative quote per massimizzare il contributo alla diffusione degli e-fuel.
L’organizzazione precisa però che questi incentivi, pur importanti per stimolare l’adozione dei carburanti alternativi, non possono sostituire gli strumenti strutturali di creazione del mercato e riduzione del rischio, come le aste a doppia faccia.
La competitività europea passa anche dalla produzione di carburanti puliti
Dietro la proposta di T&E c’è una questione che riguarda direttamente la politica industriale europea. La disponibilità di e-fuel prodotti su scala commerciale potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza da combustibili fossili e rafforzare la presenza dell’industria europea in un mercato internazionale destinato a confrontarsi con una crescente domanda di tecnologie pulite.
La partita si gioca sulla capacità di trasformare gli obiettivi climatici in progetti industriali sostenibili, evitando che gli elevati costi iniziali e l’incertezza della domanda rallentino lo sviluppo della filiera.
La revisione dell’ETS rappresenta, in questa prospettiva, un passaggio importante: le risorse generate dal sistema potrebbero diventare uno strumento per accompagnare la nascita di nuovi mercati, sostenere gli investimenti e favorire la diffusione dei carburanti alternativi.
Per l’Europa, la sfida non sarà soltanto ridurre le emissioni di aerei e navi, ma riuscire a produrre le tecnologie e i combustibili necessari per farlo, mantenendo sul territorio competenze, capacità industriale e valore economico.



































































































































































































































































