- 05/11/2026
- Redazione
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Le utility accelerano la trasformazione del Paese: nel 2025 investimenti in crescita del 16,5%, con l’87% delle risorse destinato ai territori. Acqua, energia, ambiente e digitale al centro dei programmi futuri. Il Rapporto Utilitalia fotografa anche il contributo economico del settore, l’occupazione e i progressi sulla parità di genere
Le utility italiane accelerano gli investimenti e si confermano uno dei motori della trasformazione infrastrutturale, energetica e ambientale del Paese. Nel 2025 il settore ha messo in campo risorse per 9,9 miliardi di euro, contro gli 8,5 miliardi dell’anno precedente.
Una crescita significativa, accompagnata da un dato che racconta il legame diretto tra imprese e comunità: l’87% degli investimenti è stato destinato ai territori, per sostenere infrastrutture, servizi essenziali e sviluppo locale.
E la spinta non sembra destinata a fermarsi. Per il triennio 2026-2028, infatti, le imprese hanno già programmato ulteriori 29,7 miliardi di euro, che serviranno soprattutto a rinnovare e potenziare le infrastrutture, sostenere la transizione energetica, sviluppare l’economia circolare e accelerare la digitalizzazione dei servizi.
È quanto emerge dal Rapporto di Sostenibilità 2026, intitolato «Il valore delle utilities per la transizione del Paese», realizzato dalla Fondazione Utilitatis per Utilitalia su un campione di oltre 115 imprese associate.
Il documento presentato a Rimini, nella cornice di Ecomondo, restituisce una fotografia del peso economico, ambientale e sociale di un comparto strategico per il funzionamento quotidiano del Paese.
Investimenti, la transizione ecologica passa dalle infrastrutture
Dietro i 9,9 miliardi di euro investiti nel 2025 ci sono interventi concreti che riguardano alcuni dei principali nodi della trasformazione industriale italiana. Oltre 3,4 miliardi sono stati indirizzati verso tre ambiti fondamentali: decarbonizzazione, economia circolare e digitalizzazione.
Nel dettaglio, gli investimenti per ridurre le emissioni e favorire la decarbonizzazione hanno raggiunto 1,6 miliardi di euro, in aumento rispetto agli 1,3 miliardi del 2024. All’economia circolare è stato destinato 1 miliardo, un valore in linea con quello dell’anno precedente, mentre la digitalizzazione ha assorbito 822 milioni, contro i 780milionidel2024.
Numeri che mostrano come la transizione non sia soltanto un obiettivo ambientale, ma un processo che richiede risorse, tecnologie e una profonda modernizzazione dei servizi.
Acqua, 4,4 miliardi per reti più efficienti e meno sprechi
Uno dei capitoli più rilevanti riguarda il servizio idrico, che nel 2025 ha concentrato investimenti per 4,4 miliardi di euro.
Le risorse sono state impiegate per rinnovare le reti, contenere le perdite, garantire maggiore sicurezza nell’approvvigionamento e migliorare i sistemi didepurazione. Si tratta di interventi particolarmente importanti in un Paese chiamato a fare i conti con infrastrutture spesso datate, cambiamenti climatici e crescente necessità di gestire in modo efficiente una risorsa fondamentale come l’acqua.
I risultati del rapporto mostrano che il 59% della rete idrica è ormai distrettualizzato e telecontrollato, mentre il 92% dei fanghi prodotti dai processi di depurazione viene destinato al riutilizzo o al recupero.
La gestione del ciclo idrico si conferma quindi uno degli ambiti centrali per gli investimenti delle utility e per la sostenibilità dei territori.
Rifiuti ed energia rinnovabile: i risultati della filiera ambientale
Anche sul fronte della gestione dei rifiuti emergono indicatori significativi. Il 97% dei rifiuti urbani differenziati raccolti dalle imprese del campione viene avviato a riciclo, un dato che evidenzia il ruolo delle utility nello sviluppo di modelli produttivi e gestionali sempre più orientati al recupero delle risorse.
Sul versante energetico, invece, l’84% dell’energia elettrica prodotta dalle aziende analizzate proviene da fonti rinnovabili.
Progressi che si accompagnano ai risultati ottenuti nella riduzione delle emissioni climalteranti. Considerando un campione omogeneo di imprese e prendendo come riferimento il 2019, il rapporto rileva una diminuzione del 18% delle emissioni dirette di gas serra, definite Scope 1, e del 17% delle emissioni indirette legate all’energia acquistata, le cosiddette Scope 2 secondo il criterio location-based.
Un percorso che dimostra come la transizione ecologica passi anche attraverso le scelte industriali e gli investimenti delle aziende che gestiscono servizi essenziali.
Altri 29,7 miliardi entro il 2028: ecco dove andranno
La prospettiva dei prossimi anni conferma la centralità delle utility nella modernizzazione del sistema infrastrutturale italiano. Dei 29,7 miliardi di euro programmati per il periodo 2026-2028, la quota più consistente sarà destinata al servizio idrico, che assorbirà il 39% delle risorse complessive.
Seguono la produzione di energia, con il 12%, le reti energetiche, con l’11%, e i servizi ambientali, ai quali andrà il 10%.
Una distribuzione che evidenzia le priorità del settore: garantire reti più moderne ed efficienti, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, accompagnare la trasformazione energetica e migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Luca Dal Fabbro: «Servono stabilità regolatoria e procedure adeguate»
A sottolineare il valore strategico di questi programmi è Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, che richiama l’attenzione sulle condizioni necessarie per trasformare gli investimenti programmati in opere e servizi concreti.
“La realizzazione di questi programmi richiede stabilità regolatoria, procedure autorizzative adeguate e un coordinamento tra imprese, istituzioni e territori”, spiega Dal Fabbro.
Il presidente di Utilitalia evidenzia inoltre il peso del settore nel processo di trasformazione del Paese: “Gli investimenti realizzati e programmati per i prossimi anni dalle utility dimostrano quanto il settore sia strategico per la transizione ecologica e digitale e per la competitività del Paese”.
Un impegno che, nelle parole di Dal Fabbro, non si limita alla dimensione finanziaria, ma rappresenta “un impegno industriale concreto per modernizzare le infrastrutture, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e migliorare i servizi ai cittadini”.
Il valore economico delle utility: 43,5 miliardi generati nel 2025
Il rapporto di Utilitalia non si concentra soltanto sugli investimenti infrastrutturali e sulle performance ambientali. Un’altra dimensione importante riguarda il contributo economico e sociale delle imprese che operano nei servizi pubblici.
Nel 2025 il valore economico complessivamente generato dalle utility ha raggiunto 43,5 miliardi di euro. Di questi, 26 miliardi sono stati destinati all’acquisto di beni e servizi dai fornitori.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda la provenienza delle risorse: il 54% della spesa per forniture è stato indirizzato verso realtà locali.
Questo significa che una parte consistente del valore prodotto dalle utility rimane sui territori e alimenta le economie locali, sostenendo imprese, filiere produttive, occupazione e sviluppo delle competenze.
Il ruolo delle aziende del settore, dunque, va oltre la gestione di acqua, energia e rifiuti. Attraverso gli investimenti e gli acquisti, le utility contribuiscono anche alla tenuta e alla crescita del tessuto economico che opera intorno ai servizi pubblici.
Donne e inclusione, cresce la presenza femminile nei ruoli di vertice
Tra gli aspetti affrontati dal Rapporto di Sostenibilità 2026 c’è anche quello della valorizzazione delle persone, con particolare attenzione alla presenza femminile e alle politiche di diversità e inclusione.
I dati evidenziano segnali di miglioramento, soprattutto nei ruoli di responsabilità. La quota di donne nei ruoli dirigenziali passa dal 17% del 2024 al 20% nel 2025, mentre la componente femminile rappresenta il 38% dei membri dei Consigli di amministrazione.
Sul fronte delle politiche aziendali, il53%delleimprese ha adottato procedure o politiche specifiche dedicate alla diversità e all’inclusione. Un percorso ancora in evoluzione, come dimostra anche il dato relativo alla certificazione per la parità di genere UNI/PdR 125:2022, posseduta dal 33% delle aziende del campione.
Oltre 8.000 assunzioni e il 98% dei dipendenti a tempo indeterminato
Il contributo delle utility alla dimensione sociale emerge anche dai dati sull’occupazione. Nel corso del 2025 le imprese analizzate hanno effettuato oltre 8.000 nuove assunzioni. Un altro elemento rilevante riguarda la stabilità lavorativa: il 98% dei dipendenti risulta impiegato con un contratto a tempo indeterminato.
Il rapporto fotografa inoltre il progressivo inserimento della sostenibilità nelle strategie aziendali. Il 65% delle imprese pubblica una rendicontazione o un’informativa di sostenibilità, mentre il 45% ha già integrato un piano dedicato all’interno della propria strategia.
Indicatori che mostrano come la sostenibilità stia diventando un elemento sempre più strutturale nella gestione delle aziende, non soltanto in termini ambientali, ma anche sul piano organizzativo, economico e sociale.
Mario Rosario Mazzola: «La sostenibilità va oltre gli investimenti»
A tirare le fila dei risultati sul valore economico e sociale delle utility è Mario Rosario Mazzola, presidente di Fondazione Utilitatis, che ha sottolineato come il contributo del settore non possa essere misurato esclusivamente attraverso le risorse investite o i risultati ambientali.
“Il Rapporto mostra come il contributo delle utility alla sostenibilità vada oltre gli investimenti e le performance ambientali, coinvolgendo anche la creazione di valore economico, la qualità dell’occupazione e la valorizzazione delle persone”, afferma Mazzola.
Il presidente di Fondazione Utilitatis ha riconosciuto i progressi compiuti nella presenza femminile nei ruoli dirigenziali, ma invita a non considerare concluso il percorso verso una maggiore inclusione.
“I risultati evidenziano segnali di miglioramento nella presenza femminile nei ruoli dirigenziali, ma anche la necessità di rafforzare ulteriormente le politiche di diversità e inclusione”.
Un passaggio che guarda direttamente alla responsabilità delle imprese e alla qualità dei contesti lavorativi. “Promuovere ambienti di lavoro equi, valorizzare competenze e professionalità differenti e garantire pari opportunità rappresentano condizioni essenziali per accompagnare la trasformazione industriale del settore e generare benefici duraturi per le comunità”, ha concluso Mazzola.









































































































































































































































































































































































































































































