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Dal Congresso degli agricoltori europei, Copa-Cogeca e Legacoop Agroalimentare rilanciano le priorità per il futuro del settore: fondi adeguati, innovazione e sicurezza alimentare al centro della Dichiarazione di Stoccolma

Il futuro dell’agricoltura europea si gioca anche nelle decisioni che le istituzioni comunitarie stanno assumendo sul prossimo bilancio dell’Unione. È il messaggio lanciato da Stoccolma, dove dal 14 al 16 ottobre si è svolto il XII Congresso degli agricoltori europei, promosso da Copa-Cogeca, con la partecipazione delle organizzazioni agricole e cooperative del continente.

Al centro del confronto c’è stata la Politica agricola comune (Pac), considerata dalle organizzazioni del settore uno strumento decisivo per garantire la sicurezza alimentare, sostenere il reddito delle imprese e rafforzare la competitività dell’agroalimentare europeo.

In questo contesto è stata presentata la Dichiarazione di Stoccolma. Ultima occasione per ricostruire l’agricoltura europea, un documento che raccoglie sei priorità rivolte alle istituzioni dell’Ue. L’obiettivo è riportare l’agricoltura al centro delle strategie europee, in una fase in cui le scelte finanziarie e regolatorie sono destinate a incidere sulle prospettive delle aziende e dei territori rurali.

Pac, risorse e sicurezza alimentare: le richieste degli agricoltori europei

Per Copa-Cogeca, la futura Pac dovrà mantenere una dimensione realmente comune, disporre di risorse adeguate e offrire alle imprese condizioni più stabili per programmare investimenti e attività produttive.

A sottolineare il peso delle prossime decisioni è Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e del Copa, presente a Stoccolma per i lavori del Congresso.

«La PAC deve rimanere una politica veramente comune, con un bilancio dedicato, senza tagli e con un adeguamento all’inflazione», afferma Giansanti, richiamando le richieste avanzate più volte dalle organizzazioni agricole.

Il nodo finanziario si intreccia con questioni che vanno oltre il comparto primario. «Le decisioni che si stanno prendendo ora sul futuro bilancio dell’UE e sulla PAC determineranno la capacità dell’Europa di nutrire i propri cittadini, sostenere i propri territori rurali e rimanere sicura, competitiva e resiliente in un mondo sempre più incerto», aggiunge il presidente del Copa.

La questione, dunque, non riguarda soltanto i contributi destinati agli agricoltori. Secondo le organizzazioni del settore, una politica agricola stabile è anche una condizione per sostenere la produzione alimentare europea, preservare le attività economiche nelle aree rurali e accompagnare le imprese nei cambiamenti che interessano i mercati e i sistemi produttivi.

Le sei priorità della Dichiarazione di Stoccolma

Il documento presentato al Congresso individua sei direttrici di intervento per il futuro dell’agricoltura comunitaria:

  • Sicurezza e difesa europea: riconoscere l’agricoltura come uno dei pilastri strategici dell’Unione.
  • Risorse per la Pac: garantire un bilancio adeguato alle esigenze del settore e alle sfide future.
  • Una politica realmente comune: preservare il carattere condiviso della Politica agricola comune.
  • Competitività e mercati: rafforzare il ruolo dell’agricoltura nell’economia europea e favorire l’accesso a nuovi mercati.
  • Semplificazione e diversità: rispettare le differenti realtà agricole europee e rendere la Pac più semplice da applicare.
  • Produttività e innovazione: consentire alle imprese di investire, migliorare l’efficienza e sviluppare nuove soluzioni produttive.

La Dichiarazione è stata trasmessa ad António Costa, presidente del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, e Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo.

La presentazione coincide con una fase di confronto sulle priorità dell’Unione, mentre il Consiglio europeo è impegnato a discutere gli orientamenti per il futuro dell’Ue.

Legacoop Agroalimentare: «Senza certezze è più difficile investire»

Al Congresso ha partecipato anche Legacoop Agroalimentare, che ha posto l’accento sulla necessità di una Pac capace di sostenere sia le imprese agricole sia le filiere cooperative.

La delegazione italiana è stata composta da Cristian Maretti, presidente nazionale dell’associazione, Filippo Parrino, vicepresidente vicario e presidente di Legacoop Sicilia, Simona Caselli, responsabile delle politiche europee, e Sara Guidelli, direttrice generale.

Nel corso dei lavori, il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha richiamato l’esigenza di rafforzare le altre politiche dell’Unione senza indebolire il comparto agroalimentare, riconoscendone la funzione per la sovranità alimentare e la competitività europea.

Una posizione che si inserisce nel confronto sul ruolo strategico della produzione agricola e sulle risorse necessarie per sostenerla.

«L’agricoltura non può essere considerata un settore secondario nelle strategie dell’Unione europea. La sicurezza alimentare, la capacità produttiva e la competitività delle nostre imprese dipendono anche dalle scelte che verranno compiute sul futuro della PAC», sottolinea Cristian Maretti.

Il presidente di Legacoop Agroalimentare insiste soprattutto sulla necessità di garantire continuità alle politiche di sostegno, affinché le imprese possano pianificare il proprio sviluppo senza essere esposte a un quadro eccessivamente incerto.

«Abbiamo bisogno di una Politica agricola comune realmente condivisa, sostenuta da risorse adeguate e capace di offrire certezze alle imprese. Senza una programmazione stabile diventa più difficile investire, innovare e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e delle tensioni sui mercati», aggiunge Maretti.

Il tema riguarda direttamente la capacità delle aziende di sostenere i costi di ammodernamento, adattarsi alle trasformazioni climatiche e rispondere alle oscillazioni dei mercati. Investimenti che richiedono programmazione e condizioni economiche sufficientemente stabili.

Cooperative agricole, innovazione e competitività: il ruolo delle filiere

Accanto alle risorse della Pac, un altro tema centrale del Congresso è stato il rafforzamento della cooperazione agroalimentare. L’aggregazione delle imprese può infatti consentire agli agricoltori di condividere investimenti, competenze e tecnologie, migliorando la propria capacità di competere sul mercato.

Per le aziende di dimensioni più contenute, la cooperazione rappresenta anche uno strumento per aumentare il potere contrattuale lungo la filiera, organizzare meglio l’offerta e valorizzare le produzioni.

«La cooperazione è una leva concreta per accompagnare l’evoluzione del settore agroalimentare. Mettere in comune competenze, investimenti e innovazione significa aiutare anche le imprese più piccole a competere, valorizzare le produzioni e trattenere una quota maggiore di valore a beneficio degli agricoltori», ha evidenziato Maretti.

Il tema è particolarmente rilevante in una fase in cui la competitività agricola dipende sempre più dalla capacità di integrare produzione, organizzazione commerciale, innovazione e investimenti. In questo scenario, le cooperative possono contribuire a distribuire i costi e i benefici dell’innovazione tra più imprese, rafforzando il legame tra aziende agricole e filiere alimentari.

Clima, lavoro e aree rurali: le sfide oltre la Pac

Il confronto sul futuro dell’agricoltura europea coinvolge anche la tenuta economica dei territori rurali e le prospettive occupazionali del settore. La capacità di mantenere attive le aziende agricole è legata non soltanto alla produzione di alimenti, ma anche alla continuità delle attività economiche e alla possibilità di creare opportunità per le nuove generazioni.

Per Legacoop Agroalimentare, sostenere la produzione significa quindi intervenire su una filiera di interessi che comprende qualità degli alimenti, lavoro, investimenti e vitalità delle comunità locali.

«Difendere la produzione agricola significa tutelare il diritto dei cittadini ad avere accesso a cibo di qualità, sostenere il lavoro e mantenere vivi i territori», ha affermato Maretti.

La sfida, prosegue il presidente, riguarda anche la capacità di accompagnare le imprese nella transizione climatica e di rendere l’agricoltura una prospettiva professionale concreta per i giovani.

«Per l’Italia questo vuol dire investire nelle filiere, accompagnare le imprese nella transizione climatica e creare condizioni concrete perché le nuove generazioni possano scegliere di lavorare in agricoltura», ha concluso.

Il futuro dell’agricoltura europea passa dalle scelte dell’Unione

La Dichiarazione di Stoccolma riporta al centro del dibattito europeo una questione destinata a incidere sul futuro dell’intero sistema agroalimentare: come conciliare sicurezza alimentare, sostenibilità, competitività e sostegno economico alle imprese.

Per le organizzazioni agricole e cooperative, la risposta passa da una Pac con risorse adeguate, regole più semplici e strumenti capaci di accompagnare gli investimenti. Resta ora centrale il confronto con le istituzioni europee sulle priorità di bilancio e sull’assetto delle politiche agricole.

Le decisioni che verranno assunte definiranno una parte importante delle condizioni in cui le aziende saranno chiamate a produrre, innovare e competere. Una partita che riguarda gli agricoltori, ma anche i territori rurali, le filiere alimentari e la capacità dell’Europa di garantire nel tempo un sistema produttivo solido.

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