Produttori agricoli vendono frutta e verdura fresca in un mercato contadino frequentato dai consumatori
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Dal rapporto della World Farmers Markets Coalition emerge il ruolo dei mercati contadini nella promozione di un’alimentazione consapevole, nella tutela della biodiversità e nel sostegno ai produttori locali. Focus sull’Africa e sul Piano Mattei

Sono 400 milioni i cittadini che ogni anno fanno la spesa nei mercati contadini di tutto il mondo. Un numero che racconta non soltanto la diffusione di una modalità di acquisto basata sul rapporto diretto tra produttori e consumatori, ma anche il crescente interesse per la qualità del cibo, la biodiversità e il sostegno all’economia agricola locale.

A fotografare il fenomeno è il rapporto FmCount!, presentato dalla World Farmers Markets Coalition, la rete internazionale nata su iniziativa di Coldiretti e Campagna Amica nell’ambito della Fao Food Coalition. Secondo i dati raccolti, i farmers market stanno assumendo un ruolo che va oltre la semplice vendita di prodotti agricoli: diventano luoghi di educazione alimentare, socialità e valorizzazione delle produzioni locali, con possibili ricadute anche sulla resilienza dei sistemi alimentari di fronte alle crisi internazionali.

Il rapporto è stato presentato a Nairobi, in Kenya, durante la quarta Assemblea mondiale della Coalizione, la prima organizzata fuori dall’Italia. All’incontro hanno partecipato oltre cento delegati, insieme al presidente Richard Mc Carthy e al direttore generale Carmelo Troccoli.

Mercati contadini, una rete globale da oltre 28mila realtà

La dimensione del fenomeno emerge dai numeri della World Farmers Markets Coalition: oltre 100 organizzazioni coinvolte, più di 28mila mercati contadini distribuiti in oltre 80 Paesi e una rete che comprende più di 330mila famiglie di agricoltori.

Una presenza internazionale che mette in relazione realtà agricole differenti, accomunate dalla possibilità di accorciare la distanza tra chi produce e chi acquista. In questo modello, il mercato non è soltanto un punto vendita, ma anche uno spazio nel quale il consumatore può conoscere la provenienza degli alimenti, confrontarsi con i produttori e scoprire varietà agricole meno diffuse nei circuiti commerciali tradizionali.

Il dato più significativo riguarda la fidelizzazione: secondo la rilevazione internazionale, l’88% dei clienti torna abitualmente al mercato e il 60% acquista almeno una volta alla settimana. Una frequenza che indica come, per una parte consistente dei consumatori, il farmers market sia ormai un appuntamento ricorrente nella gestione della spesa alimentare.

Salute e qualità prima del prezzo: cosa cercano i consumatori

A orientare le scelte di acquisto non è soltanto il costo dei prodotti. Nel rapporto, appena l’8% dei consumatori indica il prezzo come principale motivazione per scegliere un mercato contadino. Altri fattori, legati alla qualità e alle caratteristiche delle produzioni, risultano centrali.

Il 27% degli intervistati dichiara di frequentare questi mercati per la presenza di prodotti biologici o ottenuti senza l’impiego di sostanze chimiche, mentre il 20% indica come elemento determinante l’origine locale degli alimenti.

I dati suggeriscono un interesse verso una spesa più consapevole, nella quale la provenienza e il metodo di produzione possono incidere sulle decisioni tanto quanto le caratteristiche del prodotto.

C’è poi un aspetto meno immediato, ma significativo: il mercato contadino può contribuire ad ampliare la conoscenza del cibo. Il 64% dei consumatori coinvolti nella ricerca afferma di aver scoperto nuovi ingredienti proprio attraverso gli acquisti nei farmers market.

La possibilità di conoscere prodotti, varietà e tradizioni alimentari differenti rafforza così la dimensione educativa di questi luoghi. Un ruolo che si collega anche alla valorizzazione della biodiversità e alla diffusione di abitudini alimentari più varie.

Agricoltori protagonisti: reddito, imprese e occupazione femminile

Dietro i banchi dei mercati contadini ci sono soprattutto i produttori. Secondo il rapporto, il 94% dei venditori è un agricoltore o un familiare del produttore, mentre il 79% opera attraverso un’impresa formalmente registrata.

Sono percentuali che descrivono un sistema nel quale la vendita diretta può rappresentare uno strumento concreto per rafforzare il rapporto con i consumatori e valorizzare il lavoro agricolo. Non si tratta necessariamente di attività informali o occasionali: una parte consistente dei venditori opera attraverso imprese strutturate, mentre la continuità dei mercati contribuisce a rendere più stabile il canale commerciale.

L’82% dei farmers market analizzati, infatti, resta operativo durante tutto l’anno. La possibilità di mantenere un punto di contatto continuativo con i clienti può favorire la programmazione delle vendite e offrire alle famiglie agricole una fonte di reddito meno legata a singoli eventi o appuntamenti stagionali.

Tra gli elementi che emergono dalla ricerca c’è anche il peso dell’imprenditoria femminile: il 56% dei produttori intervistati è donna. Gli agricoltori con meno di 30 anni rappresentano invece il 12% del campione. Sul fronte dei consumatori, il 19% ha meno di 30 anni e il 48% si colloca nella fascia tra i 31 e i 50 anni.

Numeri che mostrano la presenza di donne e giovani nel sistema dei mercati contadini, pur senza consentire, da soli, di trarre conclusioni sull’intero settore agricolo mondiale.

Pagamenti digitali e biodiversità: i mercati si trasformano

La vendita diretta non è necessariamente sinonimo di arretratezza tecnologica. La ricerca evidenzia infatti che il 94% degli agricoltori intervistati accetta pagamenti digitali, un dato che segnala la diffusione di strumenti ormai consolidati nelle abitudini di acquisto.

Accanto alla modernizzazione dei pagamenti, resta centrale la varietà dell’offerta. Nei mercati analizzati sono presenti in media 63,75 prodotti differenti. In alcuni casi, un singolo prodotto orticolo comprende fino a 63 varietà.

È un patrimonio che va oltre la semplice ampiezza dell’assortimento: la presenza di varietà diverse può contribuire a mantenere viva la conoscenza delle produzioni locali e delle tradizioni agricole, offrendo ai consumatori un accesso più diretto alla diversità alimentare.

La biodiversità, in questo contesto, non riguarda soltanto la conservazione delle specie e delle varietà coltivate. Si intreccia anche con la capacità dei sistemi agricoli di preservare competenze, identità territoriali e alternative produttive.

Africa e Piano Mattei, il ruolo della cooperazione agricola

La scelta di Nairobi per la quarta Assemblea mondiale della World Farmers Markets Coalition riflette l’importanza attribuita all’Africa nelle attività della rete e nei programmi di cooperazione internazionale. In diversi Paesi africani, i mercati contadini possono rappresentare luoghi di incontro tra produttori e consumatori, ma anche strumenti per sostenere le economie locali e rafforzare le comunità.

In questo quadro si inserisce il Programma Area Africa, realizzato da Ciheam Bari e BF International in collaborazione con i ministeri dell’Agricoltura dei Paesi coinvolti. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle priorità del Piano Mattei, il programma italiano di cooperazione con i Paesi africani.

Il collegamento tra mercati agricoli e cooperazione internazionale riguarda una questione strategica: la capacità dei territori di organizzare filiere alimentari locali, creare opportunità economiche per i produttori e migliorare il rapporto tra produzione e consumo.

Sistemi alimentari più radicati nei territori possono inoltre contribuire ad affrontare situazioni di vulnerabilità legate alle crisi internazionali e ai conflitti, che possono interrompere i flussi commerciali e rendere più difficile l’accesso al cibo. Il loro contributo, tuttavia, dipende dalle condizioni locali, dalle infrastrutture disponibili e dalle politiche di sostegno all’agricoltura.

Dai mercati locali una sfida globale per il cibo

Il quadro delineato da FmCount! restituisce l’immagine di una rete che unisce dimensione economica, cultura alimentare e tutela della diversità agricola. I 400 milioni di consumatori citati dal rapporto indicano la portata internazionale del fenomeno, mentre i dati sulla frequenza degli acquisti e sulla presenza diretta dei produttori aiutano a comprenderne le dinamiche.

La sfida, per i mercati contadini, è trasformare questa diffusione in opportunità durature per chi coltiva e per chi acquista: valorizzare le produzioni locali, mantenere accessibili gli alimenti, favorire il ricambio generazionale e preservare la biodiversità.

In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e vulnerabilità delle filiere alimentari, il rapporto tra agricoltura e comunità locali torna così al centro del dibattito. Non come soluzione unica alle emergenze del cibo, ma come uno degli strumenti attraverso cui rafforzare il legame tra territori, produttori e consumatori.

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