- 28/04/2026
- Redazione
- 0
Accordo CNR-One Water: piano contro la crisi idrica e Forum 2026 a Roma. Ecco cosa cambia per ambiente, salute e innovazione nel Mediterraneo
In un momento in cui la pressione sulle risorse idriche cresce a livello globale, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e il Comitato Italiano One Water hanno siglato a Roma un protocollo di intesa destinato a rafforzare la cooperazione scientifica e istituzionale sulla gestione sostenibile dell’acqua.
A firmare l’accordo sono stati il presidente del CNR Andrea Lenzi e la presidente del Comitato One Water Maria Spena. L’intesa avrà una durata triennale e punta a mettere a sistema competenze, infrastrutture e progetti già attivi nel bacino del Mediterraneo.
Un approccio integrato tra ambiente, salute e innovazione
Il cuore dell’accordo è l’approccio “One Water”, un modello che considera acqua, ambiente e salute come elementi interconnessi. Non solo tutela delle risorse, ma anche prevenzione dei rischi, innovazione tecnologica e qualità delle acque.
Nel concreto, il protocollo prevede:
- organizzazione di eventi e workshop scientifici
- attività di divulgazione e trasferimento delle conoscenze
- sviluppo di progetti nel Mediterraneo
- focus su monitoraggio, digitalizzazione e prevenzione
Un’impostazione che risponde direttamente agli effetti dei cambiamenti climatici, sempre più evidenti anche in Europa, dove siccità e stress idrico stanno ridefinendo priorità politiche ed economiche.
Il Forum Euromediterraneo dell’Acqua: primo banco di prova
Tra le prime iniziative previste dall’accordo c’è il lancio del Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026.
L’evento, promosso dal Comitato One Water insieme a partner internazionali come l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua, si propone come piattaforma di dialogo tra istituzioni, ricerca e imprese.
Le competenze del CNR al centro della sfida
Il valore aggiunto dell’intesa risiede nella capacità del CNR di integrare competenze multidisciplinari: dalla climatologia alla biodiversità, dal monitoraggio degli inquinanti alla gestione dei bacini idrici.
“Questa alleanza consente di mettere a disposizione infrastrutture e conoscenze uniche in Europa”, ha sottolineato Andrea Lenzi, evidenziando anche il ruolo di progetti già avviati nel Mediterraneo, tra cui:
- i Biodiversity Gateway del Centro NBFC
- il Mediterranean Blue Living Lab Network
- le piattaforme sviluppate nell’ambito della missione europea “Restore our Ocean and Waters by 2030”
Una sfida globale che parte dal Mediterraneo
Per Maria Spena, l’accordo rappresenta un passo decisivo anche in vista del Forum del 2026: l’integrazione tra ricerca scientifica e azione concreta sarà fondamentale per affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo.
Il Mediterraneo, area particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, diventa così un laboratorio strategico per sperimentare modelli sostenibili replicabili su scala globale.










































































































































































































































































































































