- 21/10/2026
- Redazione
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Plastic tax, Unionplast chiede al Governo di abolire definitivamente l’imposta con la prossima legge di bilancio: nel mirino i costi per le imprese, la competitività industriale e l’efficacia ambientale della misura
La prossima legge di bilancio diventa l’occasione per riaprire il dossier plastic tax. Unionplast chiede al Governo e al Parlamento di cancellare definitivamente l’imposta introdotta nel 2019 e mai entrata in vigore, anziché procedere con un ulteriore rinvio.
A motivare la richiesta è il cambiamento del contesto economico e industriale. Tra concorrenza internazionale, costi energetici e nuovi obblighi ambientali europei, secondo l’associazione un ulteriore prelievo rischierebbe di aumentare la pressione sulle imprese manifatturiere senza garantire benefici ambientali proporzionati.
Plastic tax, i motivi della richiesta di Unionplast
«Le imprese devono affrontare una competizione internazionale sempre più intensa, costi energetici elevati e nuovi obblighi ambientali introdotti dalla normativa europea», afferma Massimo Centonze, presidente di Unionplast.
Per l’associazione, la priorità è conciliare la transizione ecologica con la competitività del sistema produttivo. L’efficacia ambientale dell’imposta, sostiene Centonze, non sarebbe stata dimostrata in misura sufficiente a giustificare i costi a carico delle aziende.
Il tema si inserisce nella più ampia sfida di coniugare competitività e circolarità dell’industria della plastica, puntando su investimenti, innovazione e sostenibilità dei processi produttivi.
Da qui la richiesta di superare definitivamente la misura, evitando di prolungare l’incertezza normativa che accompagna il provvedimento dalla sua introduzione.
Il confronto europeo e l’esperienza spagnola
Nel dibattito entra anche il caso della Spagna, dove dal 2023 è in vigore un’imposta sugli imballaggi in plastica non riutilizzabili. Unionplast richiama le criticità legate ai costi e alla competitività delle imprese emerse nell’applicazione della misura.
Secondo l’associazione, l’esperienza europea dimostra la necessità di valutare attentamente gli effetti delle imposte nazionali, soprattutto quando possono incidere sulle condizioni di concorrenza tra aziende.
Il confronto resta legato a una questione centrale per le politiche industriali: come raggiungere gli obiettivi ambientali senza compromettere la capacità delle imprese di investire e innovare.
Economia circolare, il ruolo degli investimenti
Per Unionplast, la sostenibilità dovrebbe essere sostenuta attraverso innovazione tecnologica, investimenti e sviluppo di soluzioni per l’economia circolare. L’associazione ritiene che questi strumenti possano favorire la trasformazione dei processi produttivi senza aggiungere oneri fiscali la cui efficacia ambientale non risulti adeguatamente documentata.
In questo scenario, le strategie europee per l’economia circolare della plastica rappresentano un ulteriore riferimento per comprendere le prospettive del riciclo e del mercato delle materie plastiche.
La discussione riguarda quindi non soltanto il futuro della plastic tax, ma anche l’equilibrio tra tutela ambientale e politica industriale, in un settore chiamato a rispondere a requisiti di sostenibilità sempre più stringenti.
La decisione attesa con la legge di bilancio
Unionplast invita infine Governo e Parlamento a cogliere l’occasione della prossima manovra per abrogare definitivamente l’imposta e garantire maggiore certezza alle imprese.
La richiesta dell’associazione apre il confronto sugli strumenti più adatti a sostenere la transizione ecologica, con l’obiettivo di coniugare riduzione dell’impatto ambientale, innovazione e competitività industriale. La decisione finale spetterà al legislatore.





























































































































































































































































































