- 29/06/2026
- Redazione
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Sospendere per tre anni il Regolamento europeo sul metano non rafforzerebbe la sicurezza energetica dell’Italia. Il think tank ECCO spiega perché servono regole più solide e un’intesa con fornitori come l’Algeria
La richiesta avanzata da alcuni Stati membri dell’Unione europea di sospendere per tre anni il Regolamento europeo sulle emissioni di metano continua ad alimentare il dibattito sulla sicurezza energetica del continente.
Una proposta sostenuta anche dall’Italia durante il recente Consiglio dei ministri dell’Energia dell’UE, ma che secondo il think tank climatico ECCO rischia di produrre l’effetto opposto rispetto a quello auspicato.
Secondo gli esperti, congelare l’applicazione delle nuove norme non risolverebbe le difficoltà che oggi caratterizzano il mercato del gas e, anzi, aumenterebbe l’incertezza normativa per imprese e investitori proprio in una fase particolarmente delicata per il sistema energetico europeo.
“La sicurezza energetica passa da regole più solide”
“La sicurezza energetica dell’Italia non si rafforza con meno regole sul metano”, ha affermato Gabriele Cassetti, ricercatore senior sui sistemi energetici di ECCO.
Secondo il ricercatore, il regolamento rappresenta invece uno strumento strategico per rendere le forniture energetiche più affidabili, diminuire l’esposizione ai rischi geopolitici e rafforzare la resilienza del sistema energetico nazionale durante la transizione verso fonti più sostenibili.
Per questo motivo, sostiene ECCO, l’Italia dovrebbe assumere un ruolo di leadership nell’attuazione della normativa europea, trasformandola in un’opportunità per consolidare i rapporti con i principali Paesi fornitori di gas.
Le tensioni sul mercato del gas non dipendono dal regolamento
Uno dei principali timori manifestati dagli operatori riguarda il rischio che il gas naturale liquefatto venga dirottato verso mercati più redditizi e la difficoltà nel garantire forniture attraverso contratti di lungo periodo.
Tuttavia, secondo l’analisi del think tank, questi fenomeni non sono direttamente collegati alle nuove regole europee sul metano.
Le dinamiche che determinano i flussi internazionali del gas dipendono soprattutto dall’andamento dei prezzi globali dei combustibili fossili e dall’instabilità geopolitica. La recente crisi in Medio Oriente, evidenziano gli esperti, ha confermato ancora una volta quanto il mercato energetico resti vulnerabile agli shock internazionali.
L’Algeria può diventare un partner strategico
Per ECCO, il nuovo quadro normativo europeo rappresenta anche un’occasione per rafforzare la cooperazione con i principali Paesi esportatori di gas, a partire dall’Algeria.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di accompagnare i partner storici dell’Italia verso il rispetto degli standard europei sul monitoraggio e sulla riduzione delle emissioni di metano, favorendo così rapporti commerciali più stabili e duraturi.
Un percorso di adeguamento condiviso consentirebbe, secondo il think tank, di garantire continuità nelle forniture anche in presenza di nuove crisi geopolitiche, contribuendo nel frattempo agli obiettivi della transizione energetica europea.
Le quattro proposte di ECCO al Governo italiano
In vista dei prossimi appuntamenti europei dedicati all’energia, il think tank individua quattro priorità:
- sostenere e accelerare la piena applicazione del Regolamento europeo sul metano;
- promuovere accordi strategici con i principali fornitori, in particolare l’Algeria, accompagnandoli verso la conformità agli standard UE;
- chiedere alla Commissione europea misure temporanee e mirate per affrontare eventuali difficoltà del mercato senza sospendere l’intero impianto normativo;
- accelerare la definizione delle linee guida europee e di un sistema sanzionatorio armonizzato, così da offrire maggiore certezza normativa a imprese e investitori.
Perché il metano è diventato centrale nella politica energetica europea
La riduzione delle emissioni di metano è considerata una delle misure più efficaci per contenere il riscaldamento globale nel breve periodo. Allo stesso tempo, l’Unione europea punta a rendere più trasparente e sostenibile la filiera del gas importato, chiedendo ai Paesi esportatori standard ambientali più elevati.
Secondo ECCO, rinviare questo percorso significherebbe perdere un’occasione per rafforzare contemporaneamente sicurezza energetica, competitività e credibilità della politica energetica europea.





























































































































































































































































































































































































































