- 04/11/2026
- Redazione
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Il nucleare in Italia punta sull’innovazione: dai reattori modulari SMR e AMR alla fusione nucleare, fino ai radiofarmaci e all’idrogeno. Ecco i risultati del primo anno del Programma di Ricerca Nucleare 2025-2028
Il nucleare torna al centro della strategia italiana di ricerca e innovazione. Non soltanto come possibile risorsa per il futuro energetico, ma anche come tecnologia capace di generare nuove opportunità per la medicina, l’industria e l’aerospazio. È questa la direzione indicata dai risultati del primo anno del Programma di Ricerca Nucleare (PRN) 2025-2028, presentati a Roma da ENEA.
Finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), il programma è realizzato da ENEA con il contributo del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e la collaborazione del Consorzio RFX. Quattro le aree di intervento: fissione avanzata, fusione, formazione e informazione, applicazioni non energetiche delle tecnologie nucleari.
Il bilancio dei primi dodici mesi comprende studi di fattibilità, progettazione di nuove infrastrutture sperimentali, sviluppo di componenti tecnologici e iniziative per preparare le professionalità necessarie alla crescita del settore.
Reattori SMR e AMR, le nuove frontiere della fissione nucleare
Una delle principali linee di ricerca riguarda i reattori di nuova generazione. In particolare, il programma sostiene lo sviluppo degli SMR (Small Modular Reactor), sistemi modulari di dimensioni ridotte rispetto alle centrali tradizionali, e degli AMR (Advanced Modular Reactor), tra cui i reattori di quarta generazione raffreddati a piombo.
Nel primo anno sono stati completati studi di fattibilità e progetti per nuove infrastrutture sperimentali, ponendo le basi tecniche e amministrative per le successive procedure di gara e per il coinvolgimento delle imprese.
Le attività hanno interessato anche il patrimonio scientifico già disponibile, con particolare riferimento al reattore di ricerca RSV TAPIRO e agli impianti sperimentali dei centri ENEA di Bologna, Brasimone, Frascati e Casaccia.
L’obiettivo è sviluppare le competenze necessarie per partecipare alla progettazione e alla sperimentazione dei sistemi nucleari avanzati, favorendo al tempo stesso il trasferimento delle conoscenze verso il comparto industriale.
Fusione nucleare, nuovi sviluppi per la macchina DTT di Frascati
Sul fronte della fusione, uno dei principali riferimenti è il progetto DTT (Divertor Tokamak Test), infrastruttura sperimentale italiana situata a Frascati, destinata allo studio di alcune delle sfide tecnologiche dei futuri reattori a fusione.
Il PRN ha finanziato la progettazione di nuovi sistemi per l’accumulo di energia e avviato studi sul breeding blanket, un componente particolarmente complesso che dovrà svolgere un ruolo fondamentale nella gestione del combustibile dei futuri impianti a fusione.
Sono stati inoltre sviluppati componenti avanzati per i sistemi di riscaldamento e predisposta la documentazione necessaria per l’ammodernamento della macchina sperimentale RFX-Mod2 e delle relative infrastrutture di controllo.
Si tratta di interventi che contribuiscono a consolidare le capacità tecnologiche italiane in un settore nel quale la ricerca internazionale è impegnata a superare importanti ostacoli scientifici e ingegneristici.
Dalla ricerca nucleare ai radiofarmaci: le applicazioni per la salute
Tra gli aspetti meno conosciuti del nucleare ci sono le sue applicazioni in campo medico. Le tecnologie nucleari sono infatti fondamentali per la produzione di radioisotopi utilizzati nella diagnostica e nella terapia di numerose patologie.
In questo ambito, il programma ha completato studi sul potenziale del reattore di ricerca TRIGA RC-1 per sostenere la filiera nazionale dei radiofarmaci.
L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di capacità scientifiche e produttive in un comparto strategico per la medicina nucleare, nel quale la disponibilità di radioisotopi rappresenta un elemento essenziale.
Un’altra attività riguarda il potenziamento della facility CALLIOPE, infrastruttura utilizzata per la qualifica di materiali e componenti destinati a settori tecnologicamente avanzati come l’aerospazio e l’elettronica.
Idrogeno e industria, il contributo delle tecnologie nucleari
La ricerca si estende anche alle possibili applicazioni industriali dell’energia nucleare. Tra i progetti figurano studi sulla produzione di idrogeno attraverso reattori AMR e sull’impiego del calore per i processi produttivi.
Il tema è particolarmente rilevante per i settori industriali ad alta intensità energetica, che necessitano di soluzioni capaci di ridurre le emissioni senza compromettere la continuità e la competitività delle attività produttive.
Le tecnologie nucleari avanzate potrebbero offrire nuove possibilità di integrazione con i processi industriali, ampliando il campo delle applicazioni rispetto alla sola generazione elettrica.
Formazione e divulgazione: investimenti sulle competenze
Un’altra priorità del programma riguarda la preparazione delle professionalità che dovranno accompagnare lo sviluppo del settore.
Sono stati definiti percorsi formativi per studenti, laureati e giovani ricercatori, cofinanziate borse di dottorato presso università italiane e organizzate le prime summer school.
Parallelamente, ENEA sta avviando un piano nazionale di divulgazione rivolto a cittadini, scuole, università e associazioni. L’iniziativa punta a favorire una conoscenza più approfondita delle tecnologie nucleari, affrontando argomenti come fissione avanzata, fusione e decarbonizzazione.
Un passaggio importante in un settore che richiede non soltanto investimenti e competenze scientifiche, ma anche un confronto pubblico fondato su informazioni corrette e comprensibili.
ENEA, CNR e Governo: la strategia per il futuro del nucleare italiano
La presentazione dei risultati ha coinvolto i vertici delle principali istituzioni impegnate nel programma. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato il valore strategico della ricerca nucleare per la sicurezza energetica, la decarbonizzazione e la competitività nazionale.
Secondo la presidente di ENEA, Francesca Mariotti, il primo anno ha permesso di rafforzare le collaborazioni scientifiche italiane, consolidare la partecipazione ai programmi europei e promuovere nuove iniziative di trasferimento tecnologico.
Il presidente del CNR, Andrea Lenzi, ha invece evidenziato l’importanza della cooperazione tra istituzioni e della formazione di nuove risorse scientifiche, richiamando in particolare il ruolo dei percorsi di dottorato.
Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA e responsabile scientifico del PRN, ha indicato tra le prossime priorità la realizzazione di nuove infrastrutture per lo studio dei reattori modulari, lo sviluppo di impianti per la qualifica di materiali e componenti e il potenziamento dei sistemi per la produzione di radioisotopi.
La prospettiva è coinvolgere sempre più direttamente le imprese italiane, creando opportunità di collaborazione nei comparti energetico, sanitario, aerospaziale e industriale.
Il primo anno del programma segna quindi una fase di consolidamento della ricerca nucleare nazionale. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare i progetti e gli studi avviati in infrastrutture, tecnologie e collaborazioni industriali concrete, rafforzando il contributo italiano a un settore destinato ad avere un ruolo importante nell’evoluzione energetica e tecnologica internazionale.












































































































































































































































































































































































































































