- 18/02/2026
- Redazione
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Il Coordinamento FREE critica la bozza del Decreto Bollette: rimborsi al termoelettrico a gas e neutralizzazione dell’ETS rischiano di favorire le fonti fossili. Servono più rinnovabili e contratti PPA di lungo termine
Ridurre il peso delle bollette è un obiettivo condiviso. Ma farlo indebolendo il segnale ambientale europeo e sostenendo indirettamente il gas rischia di essere una scorciatoia costosa.
È questa la critica mossa dal Coordinamento FREE alla bozza del nuovo Decreto Bollette, che introduce “Misure urgenti di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas”.
Secondo le associazioni delle rinnovabili, alcune disposizioni contenute nel testo rischiano di produrre effetti distorsivi sul mercato elettrico e di risultare incoerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione che l’Italia e l’Europa si sono dati.
Il nodo del termoelettrico: rimborsi al gas e impatto sui prezzi
Il punto più controverso è l’articolo 5, che prevede un meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici a gas per i costi legati al trasporto del gas e a una quota degli oneri ETS sostenuti per la produzione di energia elettrica.
In concreto, il rimborso coprirebbe il differenziale tra TTF – l’hub europeo del gas – e il PSV (Punto virtuale di scambio italiano), oltre a parte dei costi connessi al sistema ETS. L’impatto stimato è di circa 30 euro per MWh.
L’obiettivo dichiarato è abbassare il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso, oggi fortemente influenzato dalla generazione a gas. Ma secondo FREE il rischio è opposto: riducendo artificialmente il costo variabile delle centrali a gas, si incentiva implicitamente l’utilizzo di una fonte fossile proprio mentre il sistema energetico europeo è impegnato nella decarbonizzazione.
Inoltre, non vi è certezza che l’intero beneficio dei rimborsi si traduca in una riduzione stabile e strutturale dei prezzi per famiglie e imprese. Il timore è che si intervenga sui costi senza garanzie sull’effettivo vantaggio per i consumatori finali.
ETS: un precedente pericoloso
La questione non è solo tecnica, ma di principio. Il sistema Emission Trading System (ETS) nasce per internalizzare il costo ambientale delle emissioni di CO₂ e fornire un segnale economico progressivamente disincentivante verso le fonti fossili.
Neutralizzarne l’effetto attraverso rimborsi strutturali – peraltro previsti a partire dal 1° gennaio 2027 – rischia di contraddire la ratio stessa dello strumento europeo. Non si tratterebbe di un intervento emergenziale temporaneo, ma di una misura strutturale.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: il mancato gettito derivante dai rimborsi verrebbe coperto attraverso componenti applicate ai prelievi di energia elettrica. In altre parole, l’onere verrebbe redistribuito in bolletta, con possibili effetti redistributivi poco equi tra categorie di utenti.
La proposta: più rinnovabili e PPA di lungo periodo
Secondo il Coordinamento FREE, la strada coerente per abbassare strutturalmente le bollette non passa dal sostegno indiretto al gas, ma dal rafforzamento del mercato delle rinnovabili.
Positivo, in questa prospettiva, l’articolo 3 della bozza, che interviene sulla contrattazione di lungo termine della produzione da fonti rinnovabili (FER). Ma per le associazioni serve un rafforzamento deciso dei PPA (Power Purchase Agreement), con meccanismi di garanzia e aggregazione che favoriscano stabilità dei prezzi per i consumatori e ricavi certi per gli operatori.
Il punto di equilibrio è delicato: prezzi troppo bassi rischierebbero di compromettere la sostenibilità economica degli impianti già realizzati, mettendo a rischio capacità produttiva rinnovabile esistente.
Accanto ai PPA, FREE chiede un piano straordinario per accelerare le autorizzazioni degli impianti FER, potenziando le strutture amministrative. Un aumento stabile della produzione elettrica da rinnovabili, nel giro di pochi anni, avrebbe un effetto strutturale sui prezzi e rafforzerebbe l’indipendenza energetica del Paese, oggi esposta alle tensioni geopolitiche legate alle fonti fossili.
Biogas: rischio chiusure e frenata sul biometano
Critiche anche sull’articolo 4, che modifica il meccanismo dei prezzi minimi garantiti per il biogas. Il taglio delle ore di producibilità mal si concilia con una tecnologia che non può essere interrotta e riavviata con facilità.
Le nuove condizionalità per gli impianti sopra i 300 kW, secondo FREE, potrebbero portare alla chiusura immediata di alcuni impianti, compromettendo la riconversione verso il biometano prevista dal PNRR e dal PNIEC.
Saturazione virtuale della rete: un passo avanti
Valutazione positiva, invece, per l’articolo 6, che interviene sulla gestione della capacità di rete e sulla riduzione della cosiddetta “saturazione virtuale”. Una misura attesa da tempo, considerata necessaria per sbloccare nuova capacità rinnovabile.
La posta in gioco: decarbonizzazione e sicurezza energetica
La riduzione delle bollette è un obiettivo prioritario. Ma la scelta degli strumenti è decisiva. Per il Coordinamento FREE, indebolire il sistema ETS e favorire la generazione fossile rischia di allontanare l’Italia dal percorso di decarbonizzazione.
La soluzione strutturale, sostengono le rinnovabili, è un’altra: rafforzare il mercato delle FER, promuovere contratti di lungo termine e accelerare gli investimenti in nuova capacità pulita.
In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni geopolitiche, la sicurezza energetica non può più poggiare sulle fonti fossili. E la partita delle bollette, oggi, è anche una partita di politica industriale e climatica.








































































































































































































































































































































































































































