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Il prezzo dell’elettricità segue ancora il gas: cosa sta cambiando davvero nel mercato energetico italiano e perché le bollette restano alte

Negli ultimi anni il dibattito sul costo dell’energia è diventato centrale nel confronto pubblico e politico. A far discutere è soprattutto il legame tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas naturale: un rapporto che molti consumatori faticano a comprendere, soprattutto in un Paese come l’Italia dove la produzione da fonti rinnovabili continua a crescere.

La domanda che si fanno famiglie e imprese è semplice: se una quota sempre maggiore di elettricità arriva da fotovoltaico, idroelettrico ed eolico — tecnologie con costi marginali molto bassi — perché la bolletta continua a salire quando aumenta il prezzo del gas?

A cercare di dare una risposta è il nuovo position paper di Laboratorio Ref Ricerche, che analizza l’evoluzione del mercato elettrico italiano dopo l’introduzione delle aste quartorarie sul Mercato del Giorno Prima (MGP) e valuta se il cosiddetto “decoupling”, cioè il disaccoppiamento tra elettricità e gas, sia davvero iniziato.

Come si forma il prezzo dell’elettricità in Europa

Il meccanismo del “marginal pricing”

Il mercato elettrico europeo funziona con il sistema del marginal pricing: tutte le centrali vengono pagate al prezzo dell’ultima tecnologia necessaria per soddisfare la domanda.

In pratica, anche se una parte consistente dell’energia viene prodotta da rinnovabili a basso costo, il prezzo finale dell’elettricità viene spesso determinato dalle centrali a gas, che restano la fonte marginale più utilizzata nelle ore di maggiore domanda.

Questo significa che quando il gas aumenta di prezzo, sale automaticamente anche il PUN — il Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica.

Il fenomeno, però, non è uniforme in tutta Europa. Nei Paesi dove le rinnovabili hanno ormai un peso dominante, come Spagna e Scandinavia, il legame con il gas si è già parzialmente indebolito. In Italia, invece, il processo è ancora incompleto, soprattutto nei mesi invernali quando il fotovoltaico produce meno e il sistema deve affidarsi maggiormente al termoelettrico.

L’inverno 2025-2026 ha messo sotto pressione il sistema

Meno idroelettrico e più gas nel mix energetico

Secondo l’analisi di Ref Ricerche, l’inverno 2025-2026 è stato particolarmente critico per il mercato elettrico italiano.

La produzione idroelettrica è diminuita di circa il 10% rispetto all’anno precedente già a partire da ottobre, complice la riduzione delle riserve idriche. Di conseguenza, il sistema ha dovuto ricorrere maggiormente alle centrali a gas.

Il peso del termoelettrico nel mix energetico è così aumentato dal 3,3% di ottobre al 7,6% di dicembre, mentre la domanda elettrica è cresciuta dell’1,7% nel mese di novembre.

Nel frattempo il fotovoltaico ha continuato la sua crescita strutturale, ma non è riuscito a compensare completamente il calo dell’idroelettrico nelle ore serali e notturne.

Le aste a 15 minuti hanno davvero fatto aumentare il PUN?

Lo studio smentisce una delle accuse più diffuse

Nel pieno di questa fase critica, il 1° ottobre 2025 è entrata in vigore in tutta Europa la riforma delle aste a 15 minuti sul mercato elettrico.

L’obiettivo era migliorare l’integrazione delle fonti rinnovabili intermittenti, rendendo più precisa la gestione tra domanda e offerta di energia. Tuttavia, nei mesi successivi, una parte del dibattito pubblico ha attribuito proprio a questa riforma il rialzo dei prezzi dell’elettricità.

L’analisi econometrica contenuta nel position paper arriva però a una conclusione diversa.

Gli economisti hanno esaminato circa 19 mila osservazioni orarie tra gennaio 2024 e febbraio 2026, confrontando il PUN con il prezzo del gas PSV e con tutte le principali variabili di sistema: produzione da diverse fonti energetiche, prezzo della CO₂, importazioni, stagionalità e domanda.

Il risultato è significativo: prima della riforma, un aumento di 1 euro del gas produceva un incremento medio di circa 1,98 euro del PUN. Dopo l’introduzione delle aste quartorarie, l’effetto si è ridotto a circa 1,71 euro.

In altre parole, le aste a 15 minuti non avrebbero aumentato la dipendenza dell’elettricità dal gas. Al contrario, avrebbero contribuito ad attenuarla.

Il “decoupling” è già iniziato, ma richiederà anni

I primi segnali arrivano dai prezzi zero dell’energia

Secondo Ref Ricerche, il vero disaccoppiamento tra gas ed elettricità non avverrà con un singolo intervento normativo, ma attraverso una trasformazione graduale del mix energetico.

I primi segnali sono già visibili. Nel 2025 l’Italia ha registrato le prime ore con prezzi dell’elettricità pari a zero anche nelle regioni del Nord, un fenomeno sempre più frequente nei sistemi ad alta penetrazione di rinnovabili.

Lo stesso ottobre 2025 — primo mese delle aste quartorarie — ha mostrato numerosi intervalli di 15 minuti a prezzo nullo. Nel 2026 episodi analoghi si sono già verificati tra febbraio e marzo.

Sono segnali che indicano come le rinnovabili stiano lentamente iniziando a modificare i meccanismi di formazione del prezzo.

Perché il 2030 sarà un anno decisivo

CfD e fine dei Conti Energia cambieranno le bollette

Il report individua nel 2030 uno snodo cruciale per il mercato elettrico italiano.

Da una parte entreranno pienamente in funzione gli impianti assegnati attraverso le aste FER-X, sostenuti dai Contratti per Differenza (CfD). Questi strumenti prevedono uno strike price medio attorno ai 72 euro per MWh: quando il prezzo di mercato supera quella soglia, i produttori restituiscono la differenza ai consumatori.

Di fatto, i CfD funzionano come una protezione contro i picchi di prezzo.

Dall’altra parte inizierà a ridursi il peso dei vecchi Conti Energia, gli incentivi introdotti tra il 2005 e il 2012 per sostenere il fotovoltaico. Oggi questi strumenti rappresentano quasi il 50% della componente Asos in bolletta e, diversamente dai CfD, non producono effetti compensativi quando i prezzi salgono.

La loro progressiva scadenza tra il 2030 e il 2033 potrebbe quindi alleggerire in modo strutturale il costo finale dell’energia per famiglie e imprese.

Il rischio degli interventi tampone

Perché agire solo sui prezzi può avere effetti opposti

Lo studio dedica attenzione anche agli interventi emergenziali come il recente DL Bollette, che punta a ridurre il prezzo marginale attraverso il rimborso ai produttori del costo dei permessi ETS.

Secondo gli analisti, misure di questo tipo possono avere effetti collaterali importanti in un mercato europeo fortemente integrato.

Abbassare artificialmente il prezzo italiano potrebbe infatti aumentare le esportazioni di energia verso l’estero, trasferendo parte dei benefici ai consumatori europei anziché a quelli italiani.

Per questo motivo il report invita a evitare correzioni di breve periodo che rischiano di alterare gli equilibri del mercato senza risolvere il problema strutturale.

La vera sfida: far percepire i benefici della transizione

Il punto centrale, secondo Ref Ricerche, non è soltanto economico ma anche comunicativo.

Il decoupling tra elettricità e gas è già iniziato, ma i consumatori percepiscono soprattutto gli shock immediati delle bollette, non le trasformazioni strutturali che maturano nel tempo.

Per questo, oltre a investire nelle rinnovabili, sarà fondamentale accelerare il trasferimento dei benefici dei CfD direttamente nelle bollette, riducendo i tempi di aggiornamento delle componenti tariffarie.

La transizione energetica, conclude il report, non produrrà risultati immediati. Ma il processo è ormai avviato e i primi segnali di un mercato elettrico meno dipendente dal gas stanno già emergendo.

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