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Emissioni record di metano: secondo l’AIE si sprecano 200 miliardi di m³ di gas. Tagliarle subito significa più energia, meno crisi e costi ridotti

Le emissioni di metano continuano a restare pericolosamente alte, ma la vera notizia è un’altra: gran parte di questo gas, oggi disperso nell’atmosfera, potrebbe essere recuperato e immesso sul mercato. In un momento in cui la sicurezza energetica globale è sotto pressione, ridurre le perdite non è solo una misura ambientale, ma una scelta strategica.

A dirlo è il nuovo Global Methane Tracker 2026 della Agenzia Internazionale dell’Energia, che fotografa un sistema energetico ancora lontano dagli obiettivi dichiarati. Nel 2025 le emissioni provenienti dai combustibili fossili sono rimaste vicine ai massimi storici, senza segnali concreti di inversione su scala globale, nonostante gli impegni annunciati da governi e aziende.

Il paradosso del gas sprecato in piena crisi energetica

Eppure, il potenziale di intervento è enorme. Secondo l’analisi, l’adozione diffusa di misure già disponibili potrebbe rendere disponibili fino a 200 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno. Una quantità che, nel contesto attuale, assume un valore decisivo.

La crisi energetica globale lo ha dimostrato con chiarezza. Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno messo a rischio una quota significativa dell’offerta mondiale, arrivando a sottrarre quasi il 20% del gas naturale liquefatto. In questo scenario, anche interventi rapidi potrebbero fare la differenza: circa 15 miliardi di metri cubi potrebbero essere recuperati in tempi brevi intervenendo sui sistemi di distribuzione, mentre azioni più strutturali sull’estrazione e sul flaring potrebbero liberare altri 200 miliardi complessivi nel lungo periodo.

Pochi Paesi concentrano la maggior parte delle emissioni

Il rapporto evidenzia anche un forte squilibrio geografico: circa il 70% delle emissioni globali proviene da appena dieci Paesi. Allo stesso tempo, le differenze nelle prestazioni sono enormi, con i migliori operatori capaci di emissioni fino a cento volte inferiori rispetto ai peggiori. Un segnale chiaro di quanto margine esista per migliorare.

Tecnologie già disponibili (e spesso senza costi)

Le tecnologie, del resto, non mancano. Circa il 70% delle emissioni di metano da combustibili fossili – pari a quasi 85 milioni di tonnellate – potrebbe essere ridotto con strumenti già disponibili. In molti casi, sottolinea l’AIE, si tratta di interventi senza costi netti, grazie al valore commerciale del gas recuperato. Nel 2025, oltre 35 milioni di tonnellate di emissioni avrebbero potuto essere evitate senza spese aggiuntive, e con i prezzi attuali il vantaggio economico sarebbe ancora più evidente.

Una delle leve principali resta il controllo delle emissioni legate all’estrazione, che oggi rappresentano circa l’80% del totale nel settore petrolifero e del gas. Su questo fronte si stanno muovendo diverse aree del mondo, con nuove regolamentazioni già adottate o in fase di introduzione.

Il ruolo dei satelliti e delle nuove regole

A rafforzare gli strumenti di intervento è anche il monitoraggio satellitare, sempre più preciso e diffuso, che consente di individuare rapidamente le emissioni più rilevanti e intervenire in tempi ridotti.

Parallelamente, crescono anche le normative e i sistemi di controllo, segno di una maggiore attenzione internazionale sul tema.

Le parole dell’AIE: “Non è solo clima, ma sicurezza energetica”

Ma il nodo centrale resta quello dell’attuazione. Come ha spiegato Tim Gould, capo economista energetico dell’AIE: “Negli ultimi anni, paesi e aziende hanno innalzato il livello di ambizione in materia di metano, portando la questione in cima all’agenda politica. Tuttavia, fissare obiettivi di riduzione è solo un primo passo, ed è fondamentale garantire che siano supportati da politiche, piani di attuazione e azioni concrete”.

Gould ha poi sottolineato il punto chiave del rapporto: “Non si tratta solo di una questione climatica: affrontare il problema del metano e del flaring può anche apportare importanti benefici in termini di sicurezza energetica, soprattutto in un momento in cui il mondo è alla ricerca urgente di ulteriori fonti di approvvigionamento a causa dell’attuale crisi”.

Una leva concreta per stabilizzare il mercato globale

Il messaggio è netto: mentre il mondo cerca nuove fonti di gas, una parte significativa di quelle risorse viene già dispersa ogni giorno. Ridurre le emissioni di metano significa quindi colmare questo paradosso, trasformando uno spreco in una leva concreta per stabilizzare il mercato energetico globale.

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