- 14/09/2026
- Luca Martino
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Il ministro Pichetto Fratin rilancia il nucleare per colmare il deficit energetico italiano e guarda a idroelettrico, acqua e innovazione
Il futuro energetico dell’Italia passa anche dal nucleare. È questa la posizione ribadita dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin a margine dell’evento “Sovranità energetica e competitività”, in corso a Milano, a Palazzo Lombardia.
Il punto di partenza indicato dal ministro è soprattutto numerico: oggi l’Italia consuma tra 310 e 315 miliardi di kilowattora, mentre riesce a produrne circa 260 miliardi. La differenza deve essere colmata attraverso le importazioni: ogni anno arrivano dall’estero circa 40-50 miliardi di kilowattora, in larga parte di origine nucleare, con la Francia indicata come principale fornitore.
Per Pichetto Fratin, dunque, la discussione sul nucleare non può essere separata dal tema della sicurezza e della sovranità energetica. E soprattutto non può limitarsi ai consumi attuali.
Energia, nei prossimi anni serviranno altri 100-150 miliardi di kWh
La previsione del ministro guarda infatti ai prossimi 10-15 anni, quando la domanda energetica italiana potrebbe crescere sensibilmente.
A spingere i consumi saranno, secondo Pichetto, diversi fattori: lo sviluppo dei data center, la grande sfida dell’efficientamento energetico degli edifici e l’elettrificazione dell’industria. In questo scenario, l’Italia avrà bisogno di altri 100-150 miliardi di kilowattora.
Il problema, nella lettura del ministro, è evidente: se già oggi il Paese non riesce a coprire interamente il proprio fabbisogno con la produzione nazionale, sarà ancora più difficile farlo mentre procede il percorso di decarbonizzazione. Da qui la necessità, secondo Pichetto Fratin, di integrare il mix energetico con il nucleare.
Nucleare insieme alle rinnovabili, non al posto delle rinnovabili
La precisazione è importante: il nucleare, nelle parole del ministro, non dovrebbe sostituire le fonti rinnovabili, ma affiancarle.
Il futuro mix energetico italiano dovrebbe quindi comprendere nucleare, geotermico, idroelettrico, fotovoltaico ed eolico, accompagnati da una progressiva riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili.
È questa, per Pichetto, la combinazione necessaria per affrontare contemporaneamente la crescita della domanda elettrica e l’obiettivo della decarbonizzazione.
Il nodo dell’acqua e le difficoltà delle centrali
Il tema del nucleare è stato affrontato anche alla luce delle difficoltà registrate in Francia in seguito alla siccità e alle conseguenti limitazioni nella produzione delle centrali.
Pichetto Fratin ha richiamato il problema più generale del rapporto tra produzione energetica e disponibilità d’acqua, sottolineando come si tratti di una questione che riguarda tutti.
Nel confronto tra tecnologie, il ministro ha richiamato anche il caso dei data center, indicati come grandi consumatori d’acqua, ma ha osservato che i nuovi impianti possono funzionare con circuiti chiusi, riducendo significativamente il consumo idrico.
La questione, però, non riguarda soltanto il nucleare.
Più gas per compensare la minore produzione francese
Pichetto ha ricordato le preoccupazioni avute durante l’estate anche per gli impianti termoelettrici italiani. L’assenza della produzione nucleare francese ha infatti contribuito, nella sua ricostruzione, a una maggiore necessità di ricorrere al gas.
Il problema, ha spiegato il ministro, era legato anche alla possibilità di dover fermare alcune centrali a gas proprio mentre diventava più difficile contare sia sulle importazioni sia sulla produzione nazionale.
In particolare, alcune centrali termoelettriche italiane hanno incontrato difficoltà legate al raffreddamento. È un passaggio che riporta il tema dell’acqua al centro della discussione energetica: non solo una questione ambientale, ma anche un elemento capace di incidere direttamente sulla continuità della produzione elettrica.
Idroelettrico, la partita delle concessioni
A Milano, in Lombardia, non poteva mancare il capitolo dell’idroelettrico e delle concessioni delle centrali.
Il ministro ha spiegato che la questione è legata anche a un contratto del PNRR con l’Unione Europea e che il governo la sta valutando alla luce dell’ultima sentenza della Corte di giustizia europea.
Secondo la lettura illustrata da Pichetto, la sentenza stabilisce sostanzialmente che la produzione di energia è produzione di una merce e non di un servizio, con conseguenze sulla classificazione rispetto alle norme europee e alla disciplina richiamata nel confronto sulle concessioni.
Parallelamente, è aperto un confronto con l’Unione Europea per individuare un percorso che consenta di superare il precedente quadro di blocco.
“Dobbiamo difendere anche la proprietà nazionale”
Ed è proprio qui che, nelle parole del ministro, emerge un elemento che va oltre la semplice gestione delle concessioni.
Il quadro energetico è cambiato, e secondo Pichetto ciò che cinque anni fa appariva adeguato deve oggi essere riconsiderato alla luce di una situazione profondamente diversa. “Cinque anni fa è come se fosse passato un secolo”, è il senso della sua valutazione.
La nuova sfida, ha sottolineato, è anche quella di difendere la proprietà nazionale delle centrali idroelettriche.
Ma la partita non riguarda soltanto la proprietà. Riguarda anche la capacità di aumentare la produzione. Per il ministro occorre infatti intervenire sulle dighe, aumentare il quantitativo d’acqua disponibile negli invasi e rinnovare le concessioni, collegando però il rinnovo agli investimenti che dovranno essere realizzati.
“Non dobbiamo accontentare le aziende, ma aumentare la produzione”
Alla domanda sulla possibilità di andare incontro alle richieste delle aziende, Pichetto Fratin ha spiegato che non si tratta semplicemente di “accontentare le aziende”. La priorità deve essere aumentare la produzione energetica, perché la valutazione finale deve essere quella dell’Italia e degli italiani nel ricevere una maggiore disponibilità di energia.
È, in sostanza, la stessa logica che attraversa l’intervento sul nucleare: la questione energetica viene presentata come una sfida di sistema, nella quale produzione, competitività, sicurezza e capacità di sostenere la crescita devono procedere insieme.
Lombardia, laboratorio per innovazione e modernità
Infine, il ministro ha rivolto lo sguardo proprio alla Lombardia, regione che ospita l’evento. Il giudizio di Pichetto Fratin è netto: la Lombardia è la prima regione d’Italia, non soltanto per numero di abitanti, ma anche per capacità produttiva, innovazione e modernità.
Per questo, secondo il ministro, la regione è destinata ad aprire la strada al resto del Paese. Una leadership che, nelle sue parole, non deve essere soltanto osservata, ma sostenuta: la Lombardia “va non solo seguita con attenzione, ma va sostenuta”.






















































































































































































































































































































































































































