- 20/09/2025
- Redazione
- 0
La produzione globale di petrolio e gas naturale sta calando più velocemente del previsto, e il rischio per i mercati energetici mondiali è concreto e imminente
A lanciare l’allarme è un nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), che mette sotto i riflettori un aspetto spesso trascurato nel dibattito globale: il tasso di declino dei giacimenti esistenti.
Secondo l’analisi, condotta su circa 15.000 giacimenti in tutto il mondo, il calo della produzione è accelerato in modo significativo, in particolare per i giacimenti non convenzionali come quelli da scisto e offshore in acque profonde. Questo significa che le compagnie energetiche devono investire e lavorare sempre di più solo per mantenere la produzione ai livelli attuali.
“I tassi di declino sono l’elefante nella stanza ogni volta che si parla di investimenti nel settore”, ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE. “Senza investimenti continui, rischiamo di perdere ogni anno una quantità di petrolio pari alla produzione totale di Brasile e Norvegia messe insieme.”
La sfida: investire per non arretrare
Il dato forse più sorprendente del rapporto è che quasi il 90% degli investimenti upstream (cioè nella fase iniziale della produzione) serve oggi solo a compensare la perdita di produzione dai giacimenti esistenti. Solo una piccola parte finanzia l’aumento reale dell’offerta.
Se nel 2010 una sospensione degli investimenti avrebbe causato una perdita di 4 milioni di barili al giorno, oggi lo stesso scenario porterebbe a un calo di 5,5 milioni di barili al giorno. Il gas naturale segue una traiettoria simile: il declino annuale è passato da 180 a 270 miliardi di metri cubi.
Non tutti i giacimenti sono uguali
Il tasso di declino varia sensibilmente da una zona all’altra. I giacimenti supergiganti del Medio Oriente registrano un calo contenuto (meno del 2% annuo), mentre i giacimenti offshore europei perdono oltre il 15% l’anno. Le risorse da scisto e gas serrato sono ancora più volatili, con crolli del 35% nel primo anno e del 15% nel secondo.
Il futuro: tra urgenza e pianificazione
Mantenere la produzione globale stabile da qui al 2050 richiederà lo sviluppo di nuove risorse convenzionali per almeno 45 milioni di barili al giorno di petrolio e 2.000 miliardi di metri cubi di gas. In pratica, sarebbe come aggiungere tutta la produzione combinata dei tre maggiori produttori mondiali.
A complicare ulteriormente le cose, i tempi: in media, servono quasi 20 anni per passare da una licenza di esplorazione alla prima produzione, considerando anche la fase di scoperta, valutazione, approvazione e costruzione degli impianti.
Un equilibrio delicato
Il rapporto dell’AIE arriva in un momento di transizione energetica, in cui si cerca un equilibrio tra il ridurre le emissioni e garantire sicurezza energetica. Se da un lato la domanda futura di petrolio e gas potrebbe diminuire con l’avanzare delle rinnovabili, dall’altro trascurare gli investimenti rischia di creare crisi improvvise, con impatti economici e geopolitici pesanti.
L’invito dell’AIE è chiaro: serve una pianificazione realistica e responsabile, che tenga conto sia della domanda che delle sfide legate all’offerta. Ignorare il problema dei tassi di declino oggi, significa esporsi a gravi conseguenze domani.



















































































































































































































































































































































































































