- 29/08/2025
- Redazione
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Comunità Energetiche Rinnovabili: a Rimini il punto su sviluppo, vantaggi e casi concreti del nuovo modello energetico partecipato in Italia
Il futuro dell’energia in Italia potrebbe avere il volto di un piccolo Comune, il tetto di una scuola, l’impegno di un agricoltore o il lavoro silenzioso di un’associazione di volontariato.
È questo il messaggio forte emerso dall’incontro “Comunità energetiche rinnovabili: stato dell’arte ed esempi concreti”, svoltosi al Meeting di Rimini 2025. Un panel che ha riunito esperti, istituzioni, imprenditori e rappresentanti del terzo settore per fare il punto su una delle innovazioni più concrete e promettenti della transizione energetica: le CER, Comunità Energetiche Rinnovabili.
Oltre 600 comunità già attive: il boom delle CER in Italia
Ad aprire i lavori, Franco Cotana, amministratore delegato di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico): “In Italia siamo passati da poche decine a oltre 630 comunità energetiche attive, con 1.200 in fase di costituzione. Un dato che ci colloca tra i Paesi europei più avanzati”.
Cotana ha insistito su un punto cruciale: “Le CER non sono solo un’innovazione tecnologica, ma una rivoluzione sociale: per la prima volta, i cittadini diventano produttori di energia, partecipano attivamente al sistema, non solo come utenti ma come protagonisti”.
Il modello si basa sul principio della condivisione dell’energia rinnovabile prodotta localmente – in particolare da impianti fotovoltaici, ma anche da eolico, idroelettrico e biomasse – grazie a un sistema di incentivi varato dal GSE, che remunera fino a 120 euro per MWh condiviso. Una svolta resa possibile dal recepimento delle direttive europee RED I e RED II e da un impegno coordinato tra istituzioni e operatori.
Comuni protagonisti: il caso Montevarchi
Silvia Chiassai Martini, presidente della Fondazione CER Italia e sindaco di Montevarchi, ha portato un esempio concreto “Nel 2021, in piena crisi energetica, abbiamo scelto un modello di partenariato pubblico-privato. Il Comune ha messo a disposizione i tetti pubblici, un investitore privato ha realizzato gli impianti. Risultato: 1,9 MW di potenza installata, energia pulita e bollette più leggere”.
Chiassai ha sottolineato, inoltre, l’importanza di una struttura giuridica semplice e accessibile: «La Fondazione è mutualistica e non profit: accogliamo Comuni, aziende, cittadini, per aiutarli a realizzare comunità senza rischi economici». Ma c’è un ostacolo: la disinformazione. «Serve un grande sforzo di comunicazione: la maggior parte degli italiani non sa cosa siano le CER. Le amministrazioni devono diventare promotrici attive di questa opportunità».
Agricoltura e CER: un binomio naturale
Nicola Gherardi, presidente della comunità energetica di Confagricoltura, ha portato la voce del mondo rurale, “Gli agricoltori vivono in prima linea il cambiamento climatico e i rincari energetici. Le CER sono un modo concreto per dare valore ai territori e rafforzare le comunità”.
Confagricoltura ha costituito una cooperativa in grado di includere grandi e piccoli produttori: “Serve equilibrio tra produzione e consumo. Ma i veri ostacoli sono le lunghe autorizzazioni e i ritardi nella connessione alla rete. Se non semplifichiamo, rischiamo di perdere i fondi del PNRR, che scadono a novembre 2025″.
Solidarietà e transizione: il caso USE Nord
Molto toccante la testimonianza di Felice Vai, presidente della comunità USE Nord, che ha orientato gli incentivi derivanti dalla CER verso il terzo settore “Abbiamo destinato i ricavi dell’energia condivisa a scuole, case di riposo e opere sociali. È una nuova forma di sussidiarietà ambientale ed economica”.
USE Nord ha già attivato 11 configurazioni, con 450.000 euro di incentivi destinati a finalità sociali in 20 anni. Vai ha lanciato un appello: “Perché le comunità siano durature, serve creare valore condiviso, non solo risparmio economico. Le persone devono sentire che fanno parte di qualcosa di più grande”.
Enel: la transizione è già realtà
A chiudere l’incontro, Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari Istituzionali Italia di Enel: “Dal 2020 a oggi siamo passati da 50.000 a quasi 400.000 impianti allacciati ogni anno. Oggi ci sono quasi 2 milioni di piccoli produttori di energia in Italia. È la dimostrazione che la transizione energetica è diventata diffusa e partecipata”.
Enel svolge un doppio ruolo: facilitatore nella nascita di nuove CER e operatore della rete elettrica. Per Iaccarino, “le comunità energetiche non cambieranno da sole il sistema, ma possono incidere profondamente se integrate con il tessuto sociale e civile del Paese”.
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La nuova energia è anche comunità
Nel suo intervento finale, Sergio Luciano, direttore di Economy e moderatore del panel, ha sintetizzato così il senso della giornata: “Le comunità energetiche rappresentano una delle innovazioni più concrete della transizione: riducono le bollette, rafforzano la coesione sociale e danno senso al concetto di energia come bene comune”.
A chiudere, ancora una volta, le parole di Cotana: “Le CER non sono prive di complessità, ma sono uno strumento potente per coniugare sviluppo, ambiente e giustizia sociale. La transizione passa dai territori. E i cittadini possono guidarla”.



















































































































































































































































































































































































































