- 08/09/2026
- Redazione
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A Sluiskil, nei Paesi Bassi, Yara avvia un progetto di cattura e stoccaggio per circa 800 mila tonnellate di CO₂ l’anno. Il gas sarà trasportato via nave e stoccato permanentemente sotto il Mare del Nord in Norvegia
L’Europa prova a trasformare la decarbonizzazione industriale da obiettivo politico a realtà produttiva. A Sluiskil, nella provincia olandese della Zelanda, è stato inaugurato il progetto di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) di Yara, destinato a diventare il più grande impianto commerciale di questo tipo operativo in Europa.
La logica del progetto è relativamente semplice, ma le sue dimensioni sono rilevanti: la CO₂ generata durante la produzione di ammoniaca viene catturata e liquefatta nello stabilimento di Yara.
Il gas viene quindi trasportato via nave verso la Norvegia, dove sarà immagazzinato permanentemente sotto il fondale del Mare del Nord attraverso l’infrastruttura di Northern Lights.
L’obiettivo è arrivare a catturare fino a 800 mila tonnellate di CO₂ all’anno.
Dalla fabbrica al Mare del Nord: come funziona il progetto
Il sistema collega tre Paesi e diverse infrastrutture industriali in un’unica catena transfrontaliera.
La CO₂ viene innanzitutto separata nel processo produttivo dello stabilimento Yara di Sluiskil e trasformata in forma liquida. Successivamente viene trasportata via mare fino alla Norvegia. Qui entra in gioco Northern Lights, il sistema dedicato al trasporto e allo stoccaggio permanente della CO₂ sotto il Mare del Nord.
Il progetto rappresenta quindi qualcosa di più di un singolo impianto: è una vera e propria filiera europea della cattura e dello stoccaggio del carbonio, nella quale produzione industriale, trasporto e infrastrutture di stoccaggio sono distribuiti oltre i confini nazionali.
L’iniziativa è stata finanziata dall’Unione europea nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa, a sostegno delle infrastrutture strategiche.
Un progetto nato dalla cooperazione tra Europa e Norvegia
La cerimonia di inaugurazione ha messo in evidenza anche la dimensione politica dell’iniziativa.
Il progetto viene infatti presentato dalla Commissione europea come un risultato diretto della Alleanza Verde UE-Norvegia, firmata nel 2023. Una collaborazione che punta a mettere insieme risorse pubbliche e investimenti privati per accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni.
All’evento hanno partecipato il commissario europeo per il Clima, il Net-Zero e la Clean Growth, Wopke Hoekstra, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, il primo ministro olandese Rob Jetten e il presidente e amministratore delegato di Yara International, Svein Tore Holsether.
“Questa è una giornata importante per Yara e per l’industria europea” ha dichiarato Svein Tore Holsether, “l’impianto di cattura della CO₂ di Sluiskil dimostra che oggi è possibile realizzare la decarbonizzazione industriale su larga scala. Con l’intensificarsi della concorrenza globale, l’Europa deve trovare il modo di ridurre le emissioni mantenendo al contempo industria, posti di lavoro e catene del valore strategiche sul territorio europeo. È esattamente questo l’obiettivo del progetto”.
Secondo Hoekstra “L’Europa ha bisogno di soluzioni climatiche pratiche che forniscano una reale riduzione delle emissioni rafforzando la competitività industriale. Il progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a Sluiskil mostra ciò che è possibile quando l’innovazione e la cooperazione transfrontaliera si uniscono. Questo è esattamente il tipo di progetto di cui l’Europa ha bisogno per combinare l’ambizione climatica con una base industriale forte e resiliente”.
La presenza congiunta dei rappresentanti delle istituzioni europee, dei governi olandese e norvegese e dell’industria ha sottolineato il carattere internazionale dell’infrastruttura.
Fino a 12 milioni di tonnellate di CO₂ in 15 anni
Le ambizioni del progetto vanno oltre il semplice avvio dell’impianto. Secondo le stime, nei prossimi 15 anni il sistema dovrebbe consentire di catturare e stoccare complessivamente circa 12 milioni di tonnellate di CO₂.
Un intervento particolarmente significativo per un settore come quello dell’ammoniaca e dei fertilizzanti, caratterizzato da processi produttivi ad alta intensità energetica e difficili da decarbonizzare completamente attraverso la sola elettrificazione.
È proprio in comparti industriali di questo tipo che la cattura e lo stoccaggio della CO₂ possono assumere un ruolo strategico nella strategia europea di riduzione delle emissioni.
La sfida: ridurre le emissioni senza indebolire l’industria europea
Il progetto di Sluiskil si inserisce in una questione più ampia che riguarda il futuro della manifattura europea: come ridurre le emissioni mantenendo allo stesso tempo competitività e capacità produttiva.
La decarbonizzazione, infatti, non è soltanto una questione ambientale. Per l’Europa significa anche evitare che i costi della transizione spingano le attività industriali verso aree del mondo dove gli standard ambientali sono meno stringenti.
La Commissione europea considera quindi la CCS una delle tecnologie che possono contribuire a rendere compatibili gli obiettivi climatici con la permanenza di una solida base industriale.
Il progetto di Yara viene indicato proprio come un esempio di questo approccio: investimenti privati, sostegno pubblico e cooperazione internazionale vengono

















































































































































































































































































































































































































