Condividi questo articolo

Al Forum Euromediterraneo sull’Acqua, Spena definisce Roma «capitale dell’acqua». Pichetto Fratin richiama cooperazione, innovazione e resilienza contro la crisi idrica

L’acqua non è più soltanto una questione ambientale ma è anche una partita economica, sociale, sanitaria e geopolitica, che coinvolge territori e Paesi con caratteristiche diverse ma sempre più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.

Questo è il filo conduttore del Forum Euromediterraneo sull’Acqua, ospitato a Roma, dove istituzioni, imprese, mondo accademico e società civile sono chiamati a confrontarsi sulla gestione della risorsa idrica e sulle possibili risposte a una crisi che assume dimensioni sempre più ampie.

Ad aprire i lavori è stata Maria Spena, presidente del Comitato Italiano One Water, che ha posto l’accento sulla necessità di superare una lettura esclusivamente geografica dell’area euromediterranea.

“Per troppo tempo ci siamo abituati a pensare all’area euromediterranea come ad un concetto solo geografico, mentre problemi e fenomeni comuni ci hanno fatto capire che è prima di tutto un concetto culturale ed anche politico», ha dichiarato Spena.

Il Forum, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole quindi trasformare la questione dell’acqua in un terreno stabile di dialogo e collaborazione.

Spena: «Una piattaforma di dialogo per il Mediterraneo»

Dalla gestione della scarsità idrica alla protezione degli ecosistemi, dal cambiamento climatico alla geopolitica dell’acqua. E ancora: finanza blu, digitalizzazione, intelligenza artificiale e rapporto tra acqua, energia, cibo e salute.

Sono questi alcuni dei temi al centro del confronto, in un approccio che punta a tenere insieme dimensioni diverse della stessa emergenza.

Per Spena, proprio questa pluralità rappresenta uno degli elementi caratterizzanti dell’iniziativa. Il Forum è stato costruito, ha spiegato, come «una piattaforma di dialogo tra istituzioni, imprese, mondo accademico e società civile, per favorire la condivisione di conoscenze e l’elaborazione di soluzioni innovative».

Un’impostazione che guarda oltre i confini dei singoli Paesi e che punta a mettere in relazione esperienze, competenze e strumenti differenti.

Il Mediterraneo e i suoi 500 milioni di abitanti

Il focus si concentra quindi sul Mediterraneo, considerato uno spazio nel quale la questione idrica non può più essere rinviata.

“Il Mediterraneo è la casa comune di 500 milioni di abitanti. Affrontare, ripensare e programmare la questione idrica in quest’area non era più rinviabile e lo abbiamo fatto qui a Roma, città dell’acqua che diventa in questo modo anche capitale dell’acqua”, ha sottolineato Spena.

È da questa prospettiva che Roma assume, nelle parole della presidente del Comitato Italiano One Water, un ruolo centrale nel confronto sulla risorsa idrica.

Pichetto Fratin: «Il trilemma idrico è la questione del nostro secolo»

Nel suo intervento, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato il significato della scelta di Roma come sede del confronto.

L’Italia e la sua Capitale, ha spiegato, sono al centro di una discussione sulla risorsa idrica e sulla sua gestione, in un momento nel quale i cambiamenti climatici rendono la questione ancora più rilevante.

Il ministro ha definito il cosiddetto “trilemma idrico” – poca acqua, troppa acqua, acqua troppo inquinata – “la questione del nostro secolo”.

Gli effetti del cambiamento climatico stanno infatti incidendo sulla disponibilità della risorsa e aumentando la frequenza e l’intensità di fenomeni come siccità, alluvioni ed eventi meteorologici estremi.

Una dinamica che riguarda anche il mare. Il Mediterraneo, ha ricordato Pichetto Fratin, rappresenta uno straordinario patrimonio di biodiversità e al tempo stesso un elemento di crescita e di connessione tra popoli, culture e interessi. Ma il suo riscaldamento di 2-3 gradi, comporta conseguenze rilevanti.

Dalla siccità alla diplomazia: la questione idrica è multidisciplinare

Il programma del Forum riflette, secondo il ministro, la complessità del problema. Le discussioni spaziano dalle soluzioni innovative contro la scarsità d’acqua alla governance, dalla diplomazia alla finanza, fino al rapporto con la salute umana.

Tra i temi richiamati anche i rischi per le persone legati al dissesto idrogeologico, il rapporto tra acqua e produzione alimentare, la digitalizzazione e l’utilizzo dell’acqua in relazione all’intelligenza artificiale.

Per l’Italia, collocata al centro del Mediterraneo, questa dimensione comporta anche una responsabilità nella costruzione di una strategia condivisa.

Pichetto Fratin ha ricordato il ruolo italiano nella cooperazione euromediterranea e la necessità di investire in soluzioni innovative, con un’agenda comune orientata alla sostenibilità, alla sicurezza delle risorse naturali e a una prosperità condivisa.

In questo quadro si inseriscono anche la Seconda Conferenza Ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo, tenutasi a Roma, e il ruolo dell’Italia nel MED9, che riunisce i nove Paesi mediterranei dell’Unione europea.

Africa e Water Coalition: la cooperazione come strumento

Il ministro ha inoltre richiamato le attività internazionali sviluppate sul continente africano nel campo della gestione delle risorse idriche.

Gli interventi riguardano l’accesso all’acqua potabile, il recupero e la distribuzione di acque non convenzionali, le bonifiche e il rafforzamento della resilienza dei sistemi idrici.

Pichetto Fratin ha ricordato anche la nascita della Water Coalition, indicata come uno degli impegni del G7 a guida italiana e come strumento per favorire, nei contesti negoziali, posizioni comuni sulla disponibilità di acqua sicura e potabile, lontana dal degrado ambientale e dall’inquinamento.

Il principio richiamato dal ministro è quello della cooperazione: superare una gestione basata esclusivamente sull’emergenza per puntare su pianificazione, prevenzione e resilienza dei sistemi idrici.

Le misure italiane: reflui, dissalazione e raccolta dell’acqua piovana

Accanto alla dimensione internazionale, il discorso di Pichetto Fratin ha affrontato gli interventi sul piano nazionale.

Il ministro ha citato alcune novità normative che, secondo quanto illustrato, possono contribuire ad aumentare la disponibilità della risorsa idrica e a rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici.

Tra queste figurano la semplificazione delle procedure per l’utilizzo delle acque reflue in agricoltura, l’accelerazione delle autorizzazioni per gli impianti di dissalazione, particolarmente rilevanti per le isole, la realizzazione di sistemi per la raccolta delle acque piovane e il recupero della capacità degli invasi esistenti.

Nel 2023 è stato inoltre approvato il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che comprende 361 azioni e una pluralità di soggetti attuatori.

Il ruolo dei dati e del Sistema Integrato di monitoraggio

Tra gli strumenti indicati dal ministro c’è anche SIM, il Sistema Integrato di monitoraggio, realizzato attraverso il PNRR.

L’obiettivo è mettere a sistema dati pubblici e utilizzare tecnologie avanzate per una lettura puntuale dei fenomeni sul territorio. Il sistema viene impiegato, secondo quanto illustrato da Pichetto Fratin, nel contrasto al dissesto idrogeologico, nella gestione delle emergenze a supporto della Protezione Civile, nel monitoraggio dell’inquinamento marino e costiero, nell’individuazione degli illeciti ambientali e nel monitoraggio degli incendi.

Per la gestione della risorsa idrica, ha sottolineato il ministro, la disponibilità di dati integrati e solidi rappresenta una necessità assoluta, che la digitalizzazione può oggi rendere più dinamica.

Oltre 15 miliardi dal PNRR per la risorsa idrica

Un altro capitolo riguarda gli investimenti e secondo quanto riferito da Pichetto Fratin, il PNRR ha consentito di destinare oltre 15 miliardi di euro alla risorsa idrica complessiva, con interventi sulle infrastrutture idriche, sulla riduzione delle perdite di rete, sulla depurazione e sull’agricoltura sostenibile.

Il ministro ha indicato inoltre come prioritario il rafforzamento delle infrastrutture, la loro modernizzazione, il recupero della capacità di stoccaggio degli invasi e, dove opportuno, il ricorso alla desalinizzazione.

Sul fronte della governance del servizio idrico, l’obiettivo indicato è arrivare ad attivare 100 gestori più robusti, in grado di assicurare investimenti adeguati laddove necessari.

Il riutilizzo delle acque reflue e la ricarica delle falde

Tra le soluzioni c’è anche la ricarica controllata delle falde acquifere. Un decreto-legge del 2024, ha spiegato Pichetto Fratin, introduce la possibilità di incrementare il ravvenamento o l’accrescimento artificiale dei corpi idrici sotterranei utilizzando anche acque affinate.

Il riutilizzo delle acque reflue viene indicato come una delle misure più promettenti.

Parallelamente, è in corso la costruzione e l’ammodernamento di depuratori, collettori e reti, anche in relazione ad alcune infrastrutture interessate da procedure di infrazione. Le acque reflue depurate possono trovare impiego anche nel settore industriale e in ambito urbano, compresa l’irrigazione.

Dissesto idrogeologico e Pfas, le altre emergenze

Il contrasto al dissesto idrogeologico resta un altro fronte indicato dal governo. Pichetto Fratin ha sottolineato il lavoro svolto con i Commissari e le misure destinate, quando possibile, a semplificarne l’azione.

Accanto al dissesto c’è poi il tema dell’inquinamento. Nel suo intervento, il ministro ha definito la questione dei Pfas «uno dei grandi problemi» da affrontare.

Sul piano internazionale, Pichetto Fratin ha ricordato che l’Italia ha aderito nel giugno 2026 al Protocollo Acqua e Salute OMS/UNECE, indicato come principale strumento internazionale per integrare la gestione sostenibile delle risorse idriche con la tutela della salute.

La sfida: una strategia comune per l’acqua

Il messaggio conclusivo del ministro è legato alla necessità di superare approcci frammentati.

Di fronte alla complessità della risorsa idrica, ha sottolineato Pichetto Fratin, non possono esserci ragionamenti esclusivamente settoriali. Serve invece un approccio multidisciplinare fondato sul dialogo e sulla partecipazione.

È la stessa direzione indicata da Maria Spena nell’apertura del Forum: fare di Roma uno spazio di confronto permanente sulle questioni che legano acqua, clima, salute, energia, cibo, tecnologia e sicurezza.

L’obiettivo dichiarato è costruire un terreno comune nel quale condividere conoscenze e sviluppare soluzioni innovative. Perché, nelle parole del ministro, l’acqua resta un patrimonio comune dal quale discendono responsabilità, speranze e opportunità.

Condividi questo articolo