Condividi questo articolo

Dal Festival dell’Acqua arriva il “Patto per la Resilienza idrica” di Utilitalia: sei linee d’azione per affrontare siccità, cambiamenti climatici e fragilità del sistema

La gestione dell’acqua si prepara ad affrontare una fase in cui l’emergenza climatica non può più essere considerata un fenomeno episodico. Questo è il punto di partenza del “Patto per la Resilienza idrica”, promosso da Utilitalia e sottoscritto in occasione dell’evento di apertura del Festival dell’Acqua organizzato dalla Federazione.

Le aziende del servizio idrico che hanno aderito all’iniziativa sono 64 e complessivamente gestiscono il servizio per quasi 42 milioni di abitanti, pari al 71% della popolazione italiana, con una presenza distribuita sull’intero territorio nazionale.

L’obiettivo dichiarato è cambiare prospettiva: passare progressivamente dalla gestione dell’emergenza a una strategia fondata sulla prevenzione, rafforzando infrastrutture, investimenti, innovazione e capacità di risposta agli effetti dei cambiamenti climatici.

Firma del Patto per la Resilienza idricaCredit: Circular Economy Let’s Talk

La sfida dell’acqua non è più soltanto un’emergenza

Il Patto prende le mosse dalla Water Resilience Strategy europea, indicata come riferimento per affrontare la gestione della risorsa idrica in un contesto climatico sempre più estremo.

Per Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, la questione va oltre i confini del settore: “Garantire la resilienza della risorsa idrica significa tutelare un bene essenziale per la qualità della vita dei cittadini, per la tenuta del nostro sistema economico e per la sicurezza energetica del Paese”.

Dal Fabbro definisce quella della resilienza idrica una sfida che riguarda “non solo il settore idrico, ma l’interesse nazionale nel suo complesso”. Da qui la volontà delle imprese del servizio idrico integrato di accelerare sul fronte dell’efficienza e degli investimenti, rendendo il sistema più capace di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

Ma, secondo il presidente di Utilitalia, l’impegno delle aziende deve essere accompagnato da politiche e strumenti adeguati, capaci di sostenere un percorso omogeneo nei diversi territori, con particolare attenzione alle aree più fragili.

Investimenti, un divario che resta

Uno dei nodi indicati dal Patto riguarda la capacità di investimento. Secondo i dati del Blue Book, la media degli investimenti nel periodo 2021-2029 si è attestata a 90 euro annui per abitante.

Il quadro cambia però significativamente quando si guardano le cosiddette gestioni “in economia”, cioè quelle in cui sono direttamente gli enti locali a occuparsi del servizio idrico. Nel 2024 gli investimenti in queste realtà si sono fermati a 22 euro per abitante.

Il fenomeno riguarda ancora 1.310 comuni e circa 6,9 milioni di abitanti, pari al 12% della popolazione italiana, soprattutto nel Mezzogiorno. Per Utilitalia, la frammentazione rappresenta un ostacolo alla capacità di investimento e alla realizzazione di economie di scala.

La questione si inserisce in uno scenario climatico che sta assumendo caratteristiche strutturali.

L’estate 2026 e la pressione crescente sulla risorsa

L’estate del 2026 viene indicata come ulteriore conferma della pressione esercitata dal clima sulla disponibilità di acqua.

Secondo i dati di Copernicus, l’estate 2026 è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, con un’anomalia di +2,5 °C rispetto alla media 1991-2020, superiore anche al precedente record del 2003.

In Italia, agosto 2026 ha registrato temperature fino a +3,5 °C rispetto alla norma climatica, risultando il mese di agosto più caldo della serie storica recente.

Alle temperature elevate si è aggiunta una siccità diffusa, caratterizzata da aridità dei suoli e portate eccezionalmente basse nei principali fiumi europei, dal Reno al Danubio fino al Po.

È un quadro che, secondo Utilitalia, rende necessario accelerare sulle politiche di adattamento, sulla modernizzazione delle infrastrutture e sulla finanza dedicata alla risorsa idrica.

Una necessità legata anche al peso economico dell’acqua: il 15% del PIL dell’Area Mediterranea, pari a 1.902 miliardi di dollari, e il 20% del PIL italiano, pari a 384 miliardi di euro, non potrebbero essere generati senza la risorsa idrica.

Le sei linee d’azione del Patto

Il “Patto per la Resilienza idrica” individua sei direttrici strategiche. L’obiettivo è rendere il servizio idrico più efficiente e moderno, rafforzandone al tempo stesso la capacità di prevenire e affrontare gli effetti del cambiamento climatico.

1. Una gestione industriale per governare la resilienza

La prima linea d’azione punta a una solida gestione industriale, accompagnata dalla piena applicazione della regolazione di settore sull’intero territorio nazionale.

L’obiettivo è consolidare modelli gestionali stabili e di lungo periodo e per farlo, il Patto chiede un maggiore sostegno istituzionale ai gestori, anche attraverso l’adeguamento delle concessioni ai reali fabbisogni di investimento.

Viene inoltre indicata la necessità di garantire criteri di valutazione uniformi, prevedendo l’intervento diretto di ARERA nei territori in cui la disciplina regolatoria non sia ancora pienamente applicata.

2. Un sistema idrico sempre più “water-smart”

La seconda direttrice riguarda efficienza e innovazione. Ridurre gli sprechi significa, secondo il Patto, investire in competenze, capacità operative, innovazione e digitalizzazione.

Tra le proposte figura l’introduzione di meccanismi regolatori premianti per gli operatori considerati più virtuosi, con l’obiettivo di favorire la diffusione delle migliori pratiche.

Il documento indica inoltre la necessità di lavorare sulla standardizzazione e sull’interoperabilità dei dati, elementi considerati funzionali a una gestione più moderna della risorsa.

3. Aggregazioni e cooperazione contro la frammentazione

Il terzo punto riguarda uno dei temi centrali del documento: il superamento della frammentazione gestionale.

Per Utilitalia, aggregare competenze e capacità operative può rafforzare la solidità economica del settore e, di conseguenza, la sua capacità di investimento.

Il Patto propone quindi di favorire la nascita di reti d’impresa, mantenere un dialogo costante con l’Autorità di regolazione per indirizzare le risorse e utilizzare strumenti già consolidati a livello europeo.

Tra gli obiettivi indicati ci sono anche un più agevole accesso al credito e una maggiore condivisione delle strategie di innovazione.

4. Infrastrutture, ecosistemi e risorsa idrica insieme

La quarta linea propone un approccio sistemico al ciclo dell’acqua, mettendo in relazione infrastrutture, risorsa ed ecosistemi.

Il Patto prevede un confronto con gli stakeholder sul tema della responsabilità estesa del produttore, considerata anche come possibile strumento per finanziare il contrasto ai contaminanti emergenti.

Parallelamente vengono indicate diverse soluzioni: il ricorso a interventi basati sulla natura, il riuso dell’acqua, la protezione delle falde e l’accumulo.

L’obiettivo è rafforzare la resilienza dei territori e contribuire al ripristino degli ecosistemi.

5. Una nuova cultura dell’acqua

La resilienza passa anche dalla consapevolezza dei cittadini. La quinta linea d’azione punta quindi sulla costruzione di una vera e propria cultura dell’acqua.

Il piano prevede campagne di sensibilizzazione coordinate a più livelli e una collaborazione strutturata con il mondo scolastico.

L’idea è aumentare la consapevolezza sul valore strategico della risorsa idrica attraverso un’azione educativa capillare.

6. I gestori come “sentinelle territoriali”

L’ultima direttrice attribuisce ai gestori del servizio idrico un ruolo centrale nell’affrontare gli impatti locali del cambiamento climatico.

Gli operatori, secondo il Patto, devono essere riconosciuti come vere e proprie “sentinelle territoriali”, in grado di intercettare e affrontare le conseguenze della trasformazione climatica sui singoli territori.

Per rendere concreto questo ruolo vengono individuate due leve: la semplificazione dei procedimenti autorizzativi e un adeguato riconoscimento tariffario degli investimenti innovativi destinati alla prevenzione e alla resilienza dei territori.

Più investimenti e regole omogenee: le richieste alle istituzioni

Accanto alle sei linee strategiche, il Patto mette sul tavolo un insieme di proposte rivolte alle istituzioni e ad ARERA.

Il filo conduttore è la necessità di creare condizioni che consentano alle aziende di programmare investimenti e innovazione in modo stabile, superando le differenze e le fragilità che ancora caratterizzano parte del sistema.

Tra le richieste figurano maggiori investimenti, regole uniformi, incentivi all’innovazione, semplificazione delle autorizzazioni e strumenti capaci di favorire il superamento della frammentazione gestionale.

È su questo terreno che, secondo Utilitalia, deve avvenire il passaggio dalla risposta alle emergenze a una gestione strutturalmente orientata alla prevenzione.

Le 64 aziende che hanno sottoscritto il Patto

Il “Patto per la Resilienza idrica” è stato sottoscritto da:

A2A, Abbanoa, ABC Napoli, ACDA, ACEA, AcegasApsAmga, Acinque, Acqua Novara VCO, Acque Bresciane, Acque del Chiampo, Acque del Sud, Acque, Acque Veronesi, Acquedotto del Fiora, Acquedotto Lucano, Acquedotto Pugliese, Acquevenete, Alfa Varese, Alto Trevigiano Servizi, AMAP Palermo, Andria Multiservice, ASA Livorno, Aset, Asmea, Astea, BrianzAcque, Caltaqua, CIIP, Cogesi, Consorzio Azienda Multiservizi Intercomunale, Etra, Gestione Acqua, GRIM, Gruppo CAP, Gruppo CIDIU, Gruppo Nepta, Hera, Iren, Marche Multiservizi, Medio Chiampo, MM, Nuove Acque, Padania Acque, Pavia Acque, Piave Servizi, Publiacqua, Rete Sud, S.E.V., Sal, SMAT, Sogeri, Sorgeaqua, Sorical, Suez, TEA Mantova, Tennacola, Umbra Acque, Uniacque, Veneto Acque, Veolia, Veritas, Viacqua, Viva Servizi e Viveracqua.

Il messaggio del Patto è  quello di un settore che vuole rafforzare la propria capacità di prevenzione davanti a una pressione climatica considerata sempre più strutturale.

Investimenti, innovazione, aggregazione, infrastrutture e consapevolezza diventano così i sei assi lungo i quali Utilitalia intende costruire una maggiore resilienza del sistema idrico nazionale.

Condividi questo articolo