- 07/11/2026
- Simone Martino
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Il settore degli imballaggi in legno punta sulla filiera corta foresta-legno per ridurre la dipendenza dall’estero e rafforzare la competitività delle imprese
L’Italia dispone di un patrimonio forestale importante, ma continua a dipendere dalle importazioni per soddisfare la domanda di legname delle proprie imprese. Una contraddizione particolarmente evidente nel comparto degli imballaggi, dove oltre il 90% della materia prima arriva dall’estero, nonostante i boschi nazionali offrano margini di valorizzazione ancora significativi.
Ridurre questa dipendenza significa affrontare una questione che non riguarda soltanto l’approvvigionamento industriale. In gioco ci sono la competitività delle aziende, il futuro delle segherie, l’occupazione nelle aree montane e la capacità dei territori di trattenere il valore economico delle proprie risorse.
È questa la prospettiva emersa dal convegno «Il valore della filiera locale del legno: certificazione, tracciabilità e competitività sul territorio», organizzato da Assoimballaggi di FederlegnoArredo nell’ambito di Ecomondo. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo scientifico e delle imprese per discutere come avvicinare la gestione forestale alle esigenze dell’industria.
Il paradosso italiano: importazioni elevate e risorse forestali poco utilizzate
A fotografare le criticità del settore è Andrea Attilio Gava, presidente di Assoimballaggi. Secondo i dati illustrati durante il convegno, l’Italia importa circa l’80% del legname necessario al proprio fabbisogno, una percentuale che nel comparto degli imballaggi supera il 90%.
Contemporaneamente, il prelievo annuale dai boschi italiani si attesta mediamente intorno al 35% della ricrescita. Un dato che evidenzia il potenziale di una gestione forestale maggiormente organizzata.
«Il settore dell’imballaggio si trova oggi di fronte a quello che possiamo definire un vero e proprio paradosso della sostenibilità», ha dichiarato Gava.
Il presidente ha richiamato anche le conseguenze economiche di questo squilibrio: una parte consistente del legname tagliato in Italia viene acquistata da operatori stranieri che, secondo quanto riferito, spesso utilizzano personale proprio. Le ricadute possono essere pesanti per le imprese boschive e le segherie locali, che rischiano di perdere opportunità di lavoro e quote di mercato.
A questa criticità si sommano i costi ambientali dei trasporti internazionali, che aumentano l’impatto legato alla movimentazione della materia prima.
Filiera corta: dal bosco all’impresa, un nuovo modello produttivo
La risposta indicata da Assoimballaggi passa attraverso una maggiore integrazione tra gestione forestale e industria. Non si tratta di aumentare indiscriminatamente il taglio degli alberi, ma di migliorare la pianificazione degli interventi, la qualità del legname disponibile e il coordinamento tra gli operatori.
Un sistema organizzato potrebbe consentire alle aziende di trasformazione di conoscere con maggiore precisione quantità, caratteristiche e provenienza della materia prima, rendendo più programmabili gli approvvigionamenti.
Il progetto RAdiCE, sviluppato in Veneto, rappresenta una delle esperienze concrete in questa direzione. L’iniziativa punta a strutturare un contratto di filiera nel settore forestale, creando un collegamento più stabile tra risorse boschive e attività produttive.
L’obiettivo è superare la frammentazione degli operatori e costruire rapporti di collaborazione capaci di valorizzare il legname locale lungo le diverse fasi della lavorazione.
Assoimballaggi intende seguire l’evoluzione della sperimentazione e valutarne la possibile estensione ad altri territori. «Si tratta di un modello scalabile che potrebbe servire a ridare competitività all’intera filiera locale del legno», ha sottolineato Gava.
Certificazioni FSC e PEFC: la provenienza del legname diventa strategica
Un altro pilastro del modello riguarda la trasparenza della catena di approvvigionamento. Per le imprese non è sufficiente disporre di materia prima: è sempre più importante poter dimostrare da dove proviene e secondo quali criteri è stata gestita la foresta di origine.
In questo contesto, le certificazioni FSC e PEFC rappresentano strumenti di riferimento per attestare la provenienza del legname da foreste gestite secondo criteri di sostenibilità.
La tracciabilità permette di documentare l’origine della materia prima e offre maggiori garanzie agli operatori della filiera. Pianificazione forestale, certificazione e qualificazione professionale diventano così elementi complementari di un sistema produttivo più affidabile.
Un comparto da 2 miliardi di euro e oltre 14mila addetti
La rilevanza economica della filiera è confermata dai numeri. Secondo il Centro Studi FederlegnoArredo, il settore italiano degli imballaggi in legno genera circa 2 miliardi di euro di fatturato e occupa oltre 14mila persone.
Un patrimonio industriale che rende strategico il rafforzamento dei rapporti con il sistema forestale nazionale.
In questo percorso si inserisce anche il lavoro di Assoimballaggi all’interno di FederlegnoArredo e del sistema Confindustria, con l’obiettivo di rappresentare le esigenze delle imprese e contribuire all’attuazione delle politiche nazionali per il settore forestale.
Strategia Forestale Nazionale: nel 2027 il primo momento di verifica
Il quadro di riferimento è la Strategia Forestale Nazionale, pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel febbraio 2022 e prossima al primo momento di verifica e aggiornamento nel 2027.
Il documento individua una linea di sviluppo basata non sull’incremento indiscriminato dei prelievi, ma sulla qualità della gestione dei boschi, sulla pianificazione forestale, sulle certificazioni e sulla costruzione di accordi tra gli operatori.
A ricordarlo è Alessandra Stefani, presidente del Cluster Italia Foresta Legno, secondo cui la strategia punta a consolidare una filiera nazionale capace di garantire alle imprese di trasformazione maggiore certezza sulle quantità disponibili, sugli assortimenti e sulla provenienza legale e certificata del legname.
Il Cluster, previsto dalla stessa Strategia Forestale Nazionale, lavora inoltre per valorizzare le specificità territoriali e favorire il trasferimento tecnologico, portando le esigenze degli associati nei tavoli di confronto nazionali ed europei.
Il futuro degli imballaggi passa anche dalla valorizzazione del territorio
La filiera corta del legno si presenta dunque come una possibile leva di sviluppo per un settore industriale che dispone già di competenze e capacità produttive, ma che deve fare i conti con una forte dipendenza dalle forniture estere.
La sperimentazione veneta di RAdiCE e il rafforzamento degli strumenti di certificazione indicano una strada: costruire un sistema nel quale la gestione dei boschi, le imprese di prima trasformazione e i produttori di imballaggi lavorino in modo più coordinato.
La sfida sarà trasformare questa prospettiva in accordi concreti, continuità negli approvvigionamenti e opportunità economiche per le imprese locali.










































































































































































































































































































































































































































































