microinquinanti acque reflue
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La direttiva europea introduce nuovi obblighi per i produttori di farmaci e cosmetici nella depurazione dei microinquinanti delle acque reflue. Per l’Italia si stimano costi tra 116 e 133 milioni di euro l’anno. La proposta del Laboratorio REF punta su una PRO nazionale unica e un fondo pubblico centralizzato

Chi paga per eliminare dalle acque reflue i residui di farmaci e cosmetici? La nuova direttiva europea sul trattamento delle acque urbane introduce un principio destinato a cambiare il finanziamento della depurazione: le imprese che immettono sul mercato determinati prodotti dovranno contribuire ai costi necessari a ridurne l’impatto ambientale.

La questione riguarda non soltanto la tutela degli ecosistemi acquatici, ma anche l’organizzazione del servizio idrico e il possibile impatto sulle bollette. Per tradurre le nuove regole in pratica, l’Italia dovrà stabilire chi raccoglie i contributi, chi controlla le spese e come vengono trasferite le risorse ai gestori degli impianti.

Il Laboratorio REF, in un position paper dedicato al tema, propone un modello basato su un’unica organizzazione nazionale dei produttori, senza scopo di lucro, e su un fondo pubblico centralizzato. In questa architettura, ARERA potrebbe svolgere un ruolo determinante nella verifica dei costi ammissibili e nella supervisione dei flussi finanziari.

La direttiva europea introduce la responsabilità dei produttori

La direttiva UE 2024/3019, in vigore dal 1° gennaio 2025, introduce nel settore idrico la responsabilità estesa del produttore, conosciuta come EPR (Extended Producer Responsibility).

L’articolo 9 prevede che i produttori di medicinali e cosmetici coprano almeno l’80% dei costi pieni di conformità relativi alla rimozione dei microinquinanti mediante il trattamento quaternario.

Questa fase avanzata della depurazione serve a eliminare sostanze che i trattamenti convenzionali non riescono a rimuovere completamente. Residui farmaceutici e composti presenti nei cosmetici possono infatti raggiungere gli scarichi urbani e contribuire alla contaminazione degli ambienti acquatici.

Il principio alla base della riforma è che una parte dei costi ambientali dei prodotti venga sostenuta dalle imprese responsabili della loro immissione sul mercato, anziché ricadere interamente sulla collettività.

Il recepimento nazionale dovrà avvenire entro il 31 luglio 2027, mentre il sistema dovrà essere operativo entro il 31 dicembre 2028. Il MASE, secondo il quadro descritto nel position paper, ha condiviso con i portatori di interesse una prima bozza di decreto legislativo nel settembre 2026.

Costi fino a 133 milioni di euro l’anno per l’Italia

Le risorse necessarie sono significative. A regime, il fabbisogno annuo europeo per il trattamento quaternario è stimato tra 1,48 e 1,80 miliardi di euro. Per l’Italia la stima varia da 116 a 133 milioni di euro all’anno.

L’adeguamento degli impianti rappresenta una delle principali sfide per il servizio idrico italiano. La nuova normativa richiede infatti investimenti significativi per introdurre tecnologie avanzate di depurazione, come approfondito nell’analisi dedicata a gli interventi necessari per adeguare i grandi depuratori italiani alla direttiva europea.

Almeno l’80% dei costi ammissibili dovrà essere coperto dai produttori interessati. Per rendere effettivo questo obbligo, sarà necessario definire quali spese possano essere finanziate attraverso l’EPR e quali debbano essere sostenute mediante altri strumenti.

Il punto è evitare che una stessa voce di costo venga riconosciuta sia attraverso i contributi delle imprese sia attraverso la tariffa del servizio idrico. La separazione tra le diverse fonti di finanziamento dovrà quindi essere accompagnata da criteri uniformi di rendicontazione e verifica.

Se una parte delle spese resterà a carico delle bollette, sarà inoltre necessario valutarne gli effetti sull’accessibilità economica del servizio, considerando eventuali misure di tutela per le famiglie vulnerabili, compreso il bonus sociale idrico.

Una PRO nazionale unica per gestire i contributi

La direttiva prevede un’organizzazione per la responsabilità del produttore, denominata PRO (Producer Responsibility Organisation), incaricata di raccogliere i contributi, gestire le informazioni sui prodotti e calcolare gli importi dovuti dalle imprese.

Per individuare il modello più adatto, il position paper guarda all’esperienza maturata nel settore dei rifiuti. In Europa operano oltre cento sistemi di responsabilità estesa del produttore, distribuiti su circa trenta categorie di prodotto.

I modelli principali sono tre: un fondo pubblico centralizzato, un’unica organizzazione nazionale alla quale aderiscono i produttori oppure più PRO in concorrenza nello stesso settore.

L’esperienza dei rifiuti offre indicazioni utili, ma il servizio idrico presenta caratteristiche differenti. La depurazione è infatti un monopolio naturale regolato: la gestione degli impianti e gli interventi necessari al trattamento delle acque restano responsabilità degli operatori del servizio, mentre le organizzazioni dei produttori svolgono principalmente funzioni finanziarie e amministrative.

Secondo l’analisi richiamata dal documento, la concorrenza tra più PRO non garantisce automaticamente maggiore efficienza. Nel settore idrico, inoltre, la presenza di diversi organismi potrebbe aumentare gli oneri amministrativi senza produrre benefici proporzionati.

Da qui la proposta di una sola PRO nazionale, senza scopo di lucro, affiancata da un fondo pubblico centralizzato. La struttura potrebbe prevedere due sezioni interne, dedicate rispettivamente ai medicinali e ai cosmetici, così da adattare i contributi alle caratteristiche dei comparti senza frammentare la governance.

Autorità pubbliche, gestori, consumatori ed enti di ricerca potrebbero partecipare alle attività consultive e di vigilanza. Per garantire continuità finanziaria sarebbero inoltre necessari adeguati strumenti di garanzia e procedure efficaci per recuperare i contributi non versati.

ARERA e MASE, i compiti nella nuova architettura

La definizione delle regole spetterebbe principalmente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, chiamato a guidare il recepimento, predisporre il programma nazionale di attuazione e vigilare sulla conformità della PRO alla disciplina europea.

ARERA potrebbe assumere il ruolo di regolatore economico del sistema, secondo competenze da precisare nella normativa nazionale. Tra le funzioni ipotizzate figurano la definizione dei criteri per riconoscere i costi ammissibili, la verifica delle spese dichiarate dai gestori e il controllo dei trasferimenti finanziari.

L’Autorità potrebbe inoltre stabilire principi comuni per la separazione contabile, la rendicontazione e l’integrazione con la tariffa idrica. L’obiettivo sarebbe assicurare regole prevedibili e ridurre il rischio di controversie tra produttori, organizzazione responsabile e gestori.

Il percorso dovrebbe svilupparsi per fasi: nella preparazione del recepimento, MASE e ARERA definirebbero i criteri fondamentali; nel periodo successivo, l’Autorità potrebbe contribuire alla valutazione degli investimenti e degli effetti tariffari; a regime, monitorerebbe il funzionamento economico del sistema e proporrebbe eventuali correttivi.

Gestori e produttori: responsabilità distinte

L’introduzione dell’EPR non trasferisce alle imprese farmaceutiche e cosmetiche la gestione degli impianti. I gestori del servizio idrico, insieme agli Enti di governo dell’ambito, continueranno a individuare le tecnologie, realizzare gli interventi e assicurare il funzionamento del trattamento quaternario.

Dovranno anche documentare le spese, controllare la qualità delle acque in ingresso e in uscita e trasmettere i dati alle autorità competenti e alla PRO. Le tecnologie prescelte dovranno essere valutate in base all’efficacia ambientale e alla sostenibilità economica.

Ai produttori spetteranno invece il versamento dei contributi e la comunicazione delle informazioni sui prodotti immessi sul mercato. La qualità di questi dati sarà importante anche per l’eco-modulazione, cioè la possibilità di differenziare gli importi dovuti in funzione delle caratteristiche e dell’impatto ambientale dei prodotti.

Il meccanismo potrebbe incentivare le imprese a migliorare le formulazioni e a ridurre la presenza di sostanze persistenti negli scarichi. In questo modo, la responsabilità del produttore non si limiterebbe a finanziare la depurazione, ma potrebbe contribuire anche alla prevenzione dell’inquinamento alla fonte.

Un fondo pubblico per controllare spese e trasferimenti

Il position paper considera preferibile un sistema nel quale i gestori rendicontino i costi effettivamente sostenuti e ricevano i rimborsi dopo la verifica della loro ammissibilità.

Un fondo nazionale avrebbe il compito di raccordare i contributi versati dai produttori con le risorse spettanti ai gestori, applicando criteri trasparenti e tempi di trasferimento certi. La gestione pubblica, con ARERA come possibile riferimento, dovrebbe garantire neutralità e uniformità delle procedure.

Sarà fondamentale anche una classificazione condivisa dei costi, per distinguere le spese finanziabili attraverso l’EPR da quelle riconosciute in tariffa o coperte da altri fondi pubblici. La verifica dovrà impedire duplicazioni e assicurare che le risorse siano utilizzate per gli interventi effettivamente necessari.

La priorità è trovare un equilibrio tra investimenti ambientali, sostenibilità economica del servizio e tutela degli utenti.

Le prossime scadenze

La direttiva fissa due passaggi centrali: il recepimento entro il 31 luglio 2027 e l’operatività del sistema entro il 31 dicembre 2028. Il programma nazionale di attuazione dovrà essere predisposto entro il 1° gennaio 2028.

Entro queste scadenze sarà necessario definire il perimetro dei produttori obbligati, i criteri per calcolare i contributi, le regole per la validazione dei costi e le responsabilità dei soggetti coinvolti.

La proposta del Laboratorio REF individua una possibile soluzione nella combinazione di tre elementi: una PRO nazionale unica, un fondo pubblico centralizzato e una funzione regolatoria affidata ad ARERA, mantenendo ai gestori la responsabilità tecnica e operativa della depurazione.

La sfida sarà trasformare il principio europeo della responsabilità estesa del produttore in un sistema capace di finanziare gli interventi, ridurre i microinquinanti e garantire trasparenza nella gestione delle risorse, evitando che inefficienze o sovrapposizioni finiscano per gravare sulle bollette.

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