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Biodiversità a rischio nei mari europei: oggi è protetto solo il 13,7% delle acque. E l’Europa corre contro il tempo

Cinque milioni di chilometri quadrati di mare, una superficie persino più estesa delle terre emerse dell’Unione Europea. È questa l’immensa dimensione del patrimonio marino europeo, una risorsa fondamentale non soltanto per l’ambiente ma anche per l’economia e la qualità della vita di milioni di cittadini.

Circa il 40% della popolazione dell’UE vive infatti entro cinquanta chilometri dalla costa e trae benefici diretti o indiretti dalle attività legate al mare. Eppure, nonostante il suo valore strategico, questo enorme capitale naturale mostra segnali sempre più evidenti di sofferenza.

Un patrimonio strategico per l’Europa

L’Unione Europea si affaccia su quattro grandi regioni marine: l’Atlantico nord-orientale, il Mediterraneo, il Baltico e il Mar Nero. Si tratta di ecosistemi straordinariamente ricchi di biodiversità, capaci di ospitare habitat unici e migliaia di specie animali e vegetali.

Allo stesso tempo rappresentano un pilastro dell’economia blu europea, quel complesso di attività che comprende pesca, turismo, trasporti marittimi, energia e numerosi altri settori che generano ogni anno centinaia di miliardi di euro di valore aggiunto e garantiscono occupazione a milioni di persone.

Ma il valore dei mari va ben oltre l’aspetto economico. Gli oceani sono tra i principali alleati del pianeta nella lotta contro il cambiamento climatico. Assorbono infatti circa il 90% del calore in eccesso accumulato nell’atmosfera a causa dei gas serra e catturano una quota significativa delle emissioni globali di anidride carbonica, contribuendo a rallentare l’aumento delle temperature.

Ecosistemi sempre più fragili

Proprio questa funzione essenziale rende ancora più preoccupante il progressivo deterioramento della salute degli ecosistemi marini europei. Secondo le valutazioni dell’Unione, gran parte delle specie presenti nelle acque comunitarie versa in condizioni non soddisfacenti.

A pesare sono soprattutto l’inquinamento, il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, la pesca illegale e non sostenibile e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.

Le conseguenze si riflettono sulla composizione degli habitat, sulla distribuzione delle specie e persino sulle caratteristiche fisiche e chimiche delle acque. Un processo che rischia di compromettere la capacità dei mari di continuare a svolgere le funzioni ambientali dalle quali dipendono milioni di cittadini europei.

La corsa verso l’obiettivo del 30%

Per contrastare questa tendenza, negli ultimi anni Bruxelles ha messo in campo una serie di strumenti normativi e finanziari destinati alla tutela dell’ambiente marino. Tra gli obiettivi più ambiziosi figura quello di proteggere almeno il 30% delle aree marine entro il 2030, in linea con gli impegni internazionali assunti a livello globale.

Il principale strumento individuato per raggiungere questo traguardo è rappresentato dalle aree marine protette, zone nelle quali le attività umane vengono regolamentate per salvaguardare habitat, specie ed ecosistemi.

I progressi registrati negli ultimi anni mostrano segnali incoraggianti ma ancora insufficienti. Se nel 2012 le aree marine protette coprivano appena il 5,9% delle acque europee, nel 2025 la quota è salita al 13,7%. Un risultato importante che evidenzia però quanto sia ancora ampia la distanza dal traguardo fissato per la fine del decennio.

L’esame della Corte dei conti europea

A complicare ulteriormente il quadro vi sono le profonde differenze tra gli Stati membri. Alcuni Paesi hanno sviluppato reti di protezione relativamente estese e rigorose, mentre altri presentano una copertura molto più limitata.

Anche il livello di tutela varia sensibilmente: esistono infatti aree soggette a restrizioni severe e altre dove le attività umane continuano a essere consentite con vincoli minimi.

È proprio per comprendere l’efficacia concreta di queste politiche che la Corte dei conti europea ha avviato un audit dedicato alle aree marine protette dell’Unione. Gli auditor stanno esaminando le misure adottate tra il 2021 e il 2025 per verificare se gli strumenti europei e nazionali siano stati progettati e gestiti in modo adeguato. Le verifiche sul campo hanno interessato Svezia, Francia e Irlanda.

Il nodo delle comunità costiere

L’indagine non si limita agli aspetti ambientali. Un tema centrale riguarda infatti l’impatto che le aree marine protette producono sulle comunità costiere e sulle attività economiche che dipendono dal mare.

Gli auditor stanno valutando se cittadini, operatori economici e portatori d’interesse siano stati coinvolti nei processi decisionali e se le misure adottate abbiano favorito nuove opportunità di sviluppo sostenibile. La sfida, infatti, è trovare un equilibrio tra la necessità di preservare la biodiversità e quella di garantire prospettive economiche ai territori costieri.

La sfida del Patto europeo per gli oceani

Le conclusioni dell’audit, attese nella seconda metà del 2026, potrebbero influenzare in modo significativo le future strategie europee dedicate al mare. La riflessione si inserisce in un contesto più ampio che vede l’Unione impegnata nella definizione di un nuovo Patto europeo per gli oceani, annunciato dalla Commissione europea con l’obiettivo di rafforzare la governance marittima, migliorare la salute degli ecosistemi e sostenere la resilienza delle comunità costiere.

La sfida che attende l’Europa è complessa. Da un lato occorre accelerare il percorso verso gli obiettivi di protezione fissati per il 2030; dall’altro è necessario garantire che le misure adottate siano realmente efficaci e condivise dai territori.

Un capitale da difendere

In gioco non c’è soltanto la conservazione della biodiversità marina. Il futuro dei mari europei riguarda anche la capacità dell’Unione di proteggere una risorsa essenziale per l’economia, il clima e la qualità della vita dei cittadini.

Con la stagione estiva alle porte, il richiamo alla tutela del cosiddetto “capitale blu” europeo assume un significato ancora più concreto: preservare oggi oceani e mari significa investire nel benessere delle generazioni future.

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