- 09/09/2026
- Simone Martino
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Sostenibilità e rischi climatici entrano nelle strategie delle microimprese italiane: oltre l’80% considera gli impatti ambientali e sociali degli investimenti, mentre il 39% adotta misure per proteggersi dagli eventi climatici
Le microimprese italiane guardano alla sostenibilità e iniziano a misurarsi con i rischi legati al cambiamento climatico, mentre sul fronte dell’innovazione digitale la strada da percorrere resta ancora lunga. È la fotografia che emerge dall’indagine 2025 della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e sulle competenze di finanza digitale delle microimprese.
La rilevazione ha coinvolto un campione rappresentativo di 5.000 imprese fino a 9 addetti, un universo che in Italia supera i 4,6 milioni di aziende e rappresenta circa il 95% del totale delle imprese.
Lo studio prende in esame non soltanto le conoscenze finanziarie degli imprenditori, ma anche i loro comportamenti e atteggiamenti nella gestione dell’impresa.
Un’attenzione particolare è riservata all’utilizzo delle nuove tecnologie, alla sostenibilità degli investimenti e dei fornitori e alle misure adottate per proteggersi dalle conseguenze finanziarie degli eventi climatici.
Alfabetizzazione finanziaria in crescita, ma ancora da migliorare
Il primo dato riguarda le competenze finanziarie. Rispetto alla precedente indagine del 2021, il livello di alfabetizzazione dei microimprenditori italiani registra un leggero miglioramento, anche se resta ampio il margine di crescita.
Nel 2025 il 45% dei microimprenditori presenta un livello elevato di conoscenze finanziarie, mentre il 15% si colloca nella fascia più bassa.
Le competenze risultano maggiori tra le imprese con fatturato più elevato e tra quelle che operano sui mercati esteri. Non emergono invece differenze significative legate al genere.
La preparazione finanziaria sembra inoltre avere conseguenze concrete sulla gestione dell’attività: a una maggiore conoscenza degli strumenti finanziari corrispondono infatti comportamenti e atteggiamenti considerati più virtuosi.
Conti separati e attenzione alla redditività
Sul piano dei comportamenti, quasi tutti i microimprenditori dichiarano di monitorare con regolarità l’andamento finanziario della propria impresa.
Quasi il 90% separa i conti personali da quelli aziendali e svolge previsioni sulla redditività dell’attività. Rimane invece meno diffusa la pratica di confrontare sistematicamente le diverse offerte di servizi finanziari e assicurativi: lo fa il 66% degli intervistati.
Anche la prospettiva di lungo periodo sembra essere presente nelle strategie delle piccole imprese: quasi il 90% dei microimprenditori afferma di impegnarsi nella definizione e nel perseguimento di obiettivi di lungo periodo.
Intelligenza artificiale e robotica: la trasformazione digitale è ancora agli inizi
Se le competenze finanziarie mostrano segnali di miglioramento, l’adozione delle tecnologie digitali più avanzate rimane invece contenuta.
L’intelligenza artificiale è utilizzata, in forma estensiva o limitata, dal 5% delle microimprese. La quota sale al 6% per la robotica, mentre l’interconnessione dei processi riguarda il 4%.
Il dato potrebbe però cambiare nei prossimi mesi. Il 19% delle microimprese sta sperimentando l’intelligenza artificiale o prevede di adottarla entro un anno. Per l’interconnessione dei processi la percentuale è del 13%, mentre per la robotica si ferma al 12%.
La propensione all’innovazione non è uniforme. A parità delle altre caratteristiche, risultano più orientati verso l’adozione, almeno sperimentale, delle tecnologie digitali avanzate i microimprenditori con maggiori conoscenze finanziarie e le donne.
Il quadro suggerisce quindi un legame tra competenze finanziarie e capacità di affrontare la trasformazione tecnologica: conoscere meglio strumenti, rischi e opportunità finanziarie sembra accompagnarsi a una maggiore apertura verso l’innovazione.
Sostenibilità, oltre otto microimprese su dieci guardano all’impatto ambientale
È però sul terreno della sostenibilità che emerge uno dei segnali più significativi dell’indagine.
Oltre l’80% dei microimprenditori dichiara di prestare attenzione alle conseguenze ambientali e sociali dei propri investimenti e alla sostenibilità dei propri fornitori.
Un orientamento che non sembra essere soltanto legato alla dimensione economica dell’impresa. Anche in questo caso, infatti, le competenze finanziarie giocano un ruolo: a parità delle altre condizioni, l’attenzione alla sostenibilità risulta più diffusa tra gli imprenditori che possiedono conoscenze finanziarie più elevate.
Per le microimprese, dunque, la sostenibilità non riguarda soltanto la reputazione o le scelte ambientali, ma entra progressivamente anche nelle decisioni sugli investimenti e nella selezione della filiera.
Eventi climatici, quasi 4 imprese su 10 adottano misure di protezione
Il cambiamento climatico rappresenta anche un rischio economico sempre più concreto per le attività produttive. Alluvioni, ondate di calore, eventi meteorologici estremi e altri fenomeni possono infatti tradursi in danni agli impianti, interruzioni dell’attività e perdite finanziarie.
Secondo l’indagine della Banca d’Italia, il 39% delle microimprese adotta almeno una misura per proteggersi dalle possibili conseguenze finanziarie degli eventi climatici.
La strategia più diffusa è quella assicurativa: il 28% delle imprese ricorre a coperture contro i rischi. Il 26% interviene invece direttamente sulla sicurezza dell’attività attraverso investimenti destinati alla protezione dell’impresa.
Una quota più contenuta, pari al 14%, prende in considerazione una scelta decisamente più radicale: lo spostamento delle attività produttive verso aree considerate meno esposte ai rischi climatici.
Più competenze finanziarie, maggiore capacità di reagire ai rischi
Anche sul fronte climatico emerge un rapporto tra alfabetizzazione finanziaria e capacità di prevenzione.
A parità delle altre caratteristiche, l’adozione di strategie per proteggere l’impresa dagli eventi climatici risulta positivamente correlata alla componente comportamentale dell’alfabetizzazione finanziaria.
In altre parole, non conta soltanto sapere come funzionano gli strumenti finanziari. Anche il modo in cui l’imprenditore pianifica, valuta i rischi e prende le proprie decisioni può incidere sulla capacità di prepararsi agli shock climatici.
Il profilo della microimpresa che guarda al futuro
Dalla fotografia della Banca d’Italia emerge così un modello di microimpresa ancora in trasformazione.
Da una parte, le piccole aziende mostrano una buona attenzione alla gestione finanziaria, alla separazione tra patrimonio personale e aziendale e agli obiettivi di lungo periodo. Dall’altra, l’utilizzo delle tecnologie più avanzate è ancora limitato, nonostante una quota significativa di imprese stia iniziando a sperimentare l’intelligenza artificiale e altre soluzioni digitali.
La sostenibilità appare invece già entrata nelle decisioni di una larga maggioranza delle microimprese. E mentre il cambiamento climatico aumenta l’esposizione a nuovi rischi economici, quasi quattro aziende su dieci hanno già adottato strumenti per cercare di limitarne le conseguenze.
Il messaggio che emerge è quindi duplice: competenze finanziarie, innovazione e capacità di gestione del rischio diventano sempre più interconnesse. Per le oltre 4,6 milioni di microimprese italiane, investire in queste competenze può diventare una delle chiavi per affrontare una fase economica nella quale trasformazione digitale, sostenibilità e cambiamento climatico procedono ormai sullo stesso terreno.











































































































































































































































































































































































































































































