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Rinvio dell’accordo Mercosur, Coldiretti esulta: tutelati agricoltori e consumatori. Import agroalimentare sudamericano in crescita del 17%

Il rinvio della firma dell’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur viene salutato come una vittoria dal mondo agricolo italiano. Per Coldiretti e Filiera Italia, lo stop deciso dopo il Consiglio Ue – grazie alla contrarietà di Italia e Francia – rappresenta un primo argine a un’intesa giudicata squilibrata e pericolosa, sia per le aziende agricole sia per i consumatori.

La pressione degli agricoltori e il ruolo dei governi

«Il rinvio della firma dell’accordo Mercosur è una vittoria di tutti gli agricoltori». Non usano mezzi termini Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, e Vincenzo Gesmundo, segretario generale dell’organizzazione. Secondo i vertici della principale associazione agricola italiana, il risultato è frutto di un lavoro portato avanti «a tutti i livelli, italiano e comunitario», culminato nelle proteste di migliaia di agricoltori scesi in piazza a Bruxelles.

Nel mirino, la Commissione europea e la presidente Ursula von der Leyen, accusate di aver spinto per una firma rapida senza adeguate garanzie. «L’unico vero argine – sostengono Prandini e Gesmundo – potevano essere i Capi di Stato e di Governo». Da qui il riconoscimento al Governo italiano e alla rappresentanza francese per aver sostenuto le ragioni del settore primario.

Reciprocità e controlli: i nodi dell’accordo

Il cuore della critica riguarda l’assenza del principio di reciprocità. L’accordo, secondo Coldiretti, ignora le profonde differenze tra gli standard produttivi europei e quelli sudamericani. Nei Paesi del Mercosur, in particolare in Brasile, è ancora consentito l’uso di fitofarmaci e sostanze chimiche vietate da anni nell’Unione europea: circa il 30% dei prodotti utilizzati non sarebbe ammesso nel Vecchio Continente.

A questo si aggiungono le criticità ambientali, come la deforestazione, e le violazioni dei diritti dei lavoratori, elementi che rischiano di tradursi in una concorrenza sleale a danno degli agricoltori europei e in potenziali rischi per la salute dei cittadini.

Import in crescita, export in calo

I numeri rafforzano le preoccupazioni del settore. Nei primi dieci mesi del 2025, le importazioni agroalimentari dal Mercosur verso l’Italia sono aumentate del 17% rispetto al 2024, sfiorando i 3 miliardi di euro, un valore già pari a quello dell’intero anno precedente. Nello stesso periodo, l’export italiano verso l’area sudamericana ha registrato un calo del 3%.

Uno squilibrio che riflette la struttura degli scambi: l’Europa esporta soprattutto beni industriali – macchinari e prodotti chimico-farmaceutici – mentre dalle Americhe arrivano materie prime agricole ed energetiche, favorite dall’abbattimento dei dazi.

Filiera Italia: sì all’accordo, ma non a scapito degli agricoltori

Una posizione più articolata arriva da Filiera Italia. «Siamo favorevoli a un accordo con un’area di circa 270 milioni di persone – spiega l’amministratore delegato Luigi Scordamaglia – ma non accettando che il prezzo venga pagato dagli agricoltori europei».

Secondo Scordamaglia, il rinvio deve essere utilizzato per migliorare l’intesa e per rivedere anche le scelte sul futuro della Politica agricola comune (Pac), in vista del bilancio post 2028, giudicato penalizzante per l’intera filiera agroalimentare europea.

Un rinvio che apre una partita politica

Per Coldiretti, lo stop al Mercosur non è un punto di arrivo ma un passaggio intermedio. «È una prima scelta giusta – ribadiscono Prandini e Gesmundo – ora serve un cambio di passo». L’obiettivo è riscrivere le regole del commercio internazionale in modo più equo, senza sacrificare agricoltura, ambiente e sicurezza alimentare sull’altare della liberalizzazione. Una partita che, dopo il rinvio, resta tutta aperta.

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