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FederBio lancia l’allarme: biodiversità in crisi, uccelli dimezzati e risorse finite. “Così rischiamo agricoltura e sicurezza alimentare”.

La biodiversità italiana continua a impoverirsi e il prezzo rischia di essere altissimo: meno fertilità dei suoli, meno impollinatori, minore sicurezza alimentare e territori sempre più fragili davanti alla crisi climatica.

È l’allarme lanciato da FederBio in occasione della Giornata mondiale della Biodiversità, dedicata quest’anno al tema “Agire a livello locale per un impatto globale”.

Secondo la federazione del biologico, il legame tra perdita di biodiversità, desertificazione dei terreni e cambiamenti climatici sta generando un circolo vizioso che mette a rischio il futuro stesso dell’agricoltura.

A preoccupare è anche il progressivo anticipo dell’Overshoot Day, il giorno in cui un Paese consuma tutte le risorse naturali che la Terra riesce a rigenerare in un anno. Nel 2025, per l’Italia, quella soglia è stata superata già il 3 maggio.

“La perdita di biodiversità non è solo un’emergenza ambientale, ma compromette i servizi ecosistemici generando effetti a catena sulla sicurezza alimentare e sul benessere delle comunità”, avverte Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. “Da quella data consumiamo più risorse di quante siamo in grado di rigenerare, mettendo sotto pressione suoli, biodiversità e organismi viventi che sostengono gli habitat naturali e la produzione di cibo”.

In 26 anni sparito il 33% degli uccelli agricoli italiani

A fotografare la crisi è il rapporto 2025 “Uccelli Comuni delle Zone Agricole in Italia”, realizzato nell’ambito della Rete Nazionale della PAC con il supporto della LIPU/BirdLife Italia.

I numeri mostrano un crollo della biodiversità nelle campagne: negli ultimi 26 anni l’Italia ha perso il 33% dell’avifauna agricola. Nelle aree di pianura il dato diventa ancora più drammatico, con un calo che arriva al 50%.

Tra le principali cause vengono indicati l’agricoltura intensiva, la scomparsa di siepi e filari e l’impoverimento progressivo degli habitat rurali.

Per FederBio si tratta di un segnale ormai impossibile da ignorare: senza una rapida transizione verso modelli agroecologici, la crisi ambientale rischia di trasformarsi anche in una crisi economica e alimentare.

Le api spariscono, ma il biologico può invertire la rotta

A rafforzare il quadro arriva anche una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Global Ecology and Conservation”, secondo cui l’agricoltura biologica favorisce la presenza di api solitarie e impollinatori fondamentali per la produzione alimentare.

Lo studio evidenzia che le aziende biologiche ospitano comunità di api più numerose, vitali e diversificate rispetto ai sistemi convenzionali. L’assenza di pesticidi chimici e la maggiore presenza di fioriture creano infatti habitat più favorevoli alla sopravvivenza degli insetti impollinatori.

Benefici che, secondo i ricercatori, si estendono anche al paesaggio circostante fino a 500 metri di distanza.

“La biodiversità sostiene la vita”: l’appello di FederBio

Per la presidente Mammuccini, la transizione agroecologica rappresenta oggi una delle poche strade concrete per ristabilire un equilibrio tra ambiente, economia e società.

“La biodiversità sostiene la vita, difenderla significa proteggere il futuro di agricoltura e cibo”, sottolinea. “Le piccole e medie aziende agricole custodiscono natura, varietà locali e identità territoriali: sono l’espressione più autentica del biologico italiano”.

Secondo FederBio, proprio dalle filiere corte, dai biodistretti e dalle comunità rurali può partire un nuovo modello agricolo capace di rigenerare i territori e ridurre l’impatto ambientale senza sacrificare produzione e redditività.

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