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Il nuovo bollettino JRC MARS ridimensiona le previsioni per le colture estive europee. Italia, Francia, Germania e Ungheria tra le aree più colpite da caldo e deficit idrico

Il caldo non concede tregua e la scarsità d’acqua presenta il conto all’agricoltura europea. Le ultime valutazioni del JRC MARS Bulletin, il bollettino del Centro comune di ricerca della Commissione europea dedicato al monitoraggio delle colture, fotografano un quadro particolarmente critico per le produzioni estive.

A essere maggiormente penalizzate sono le aree dell’Europa occidentale e centrale, dove temperature elevate e precipitazioni insufficienti hanno colpito le colture proprio nelle fasi più delicate del loro sviluppo. Fioritura, formazione della resa e riempimento del grano sono stati compromessi, mentre in diverse zone la maturazione anticipata ha accelerato la senescenza delle piante.

Il risultato è un peggioramento significativo delle prospettive produttive. Per le colture estive, le stime dell’Unione europea sono state riviste al ribasso, arrivando fino al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni.

Italia tra le aree più colpite

Tra i territori indicati dal rapporto con gli impatti più gravi figurano anche l’Italia settentrionale e centrale. Qui il caldo persistente si è sommato a precipitazioni insufficienti, creando condizioni particolarmente difficili per le colture estive.

Il problema non riguarda soltanto la quantità d’acqua disponibile nel terreno. In alcune regioni anche l’acqua destinata all’irrigazione è risultata limitata, mentre le restrizioni al suo utilizzo hanno ulteriormente aumentato lo stress a carico delle coltivazioni.

Mais e altre colture estive sono quindi esposti a riduzioni importanti delle rese. Nelle aree più compromesse, il bollettino europeo non esclude nemmeno il fallimento locale delle colture.

La situazione, inoltre, non rappresenta un episodio isolato. Gli effetti registrati in Italia settentrionale e centrale erano già stati segnalati nell’edizione di luglio del bollettino e, secondo il nuovo aggiornamento, si sono ulteriormente intensificati.

Francia, Germania, Austria e Ungheria sotto pressione

La fascia maggiormente interessata dallo stress climatico comprende un’ampia parte dell’Europa continentale.

Le conseguenze più severe sono segnalate in Francia, Germania meridionale, Austria, Cechia, Slovacchia, Ungheria e Romania occidentale, oltre alle regioni italiane già citate.

In queste aree il deficit idrico e le temperature elevate hanno ridotto l’accumulo di biomassa e compromesso il corretto sviluppo dei raccolti. Quando il caldo arriva durante la fioritura e la formazione della resa, infatti, la pianta dispone di meno risorse per completare il proprio ciclo produttivo.

Anche le praterie stanno pagando un prezzo elevato. La loro produttività è diminuita sensibilmente e con essa la disponibilità di pascoli e foraggi, con possibili ripercussioni anche sull’alimentazione degli animali negli allevamenti.

Gli effetti moderati si estendono al resto dell’Europa

Non tutta l’Europa si trova nella stessa situazione, ma il quadro complessivo resta preoccupante.

Nei Paesi del Benelux, in Slovenia e in Croazia, il caldo e la siccità si sono intensificati dalla fine di giugno, interessando le colture estive durante fasi decisive dello sviluppo. Le aspettative sulle rese sono state ridimensionate, soprattutto per il mais.

In queste zone, tuttavia, gli effetti possono essere molto diversi da un territorio all’altro. La disponibilità di irrigazione rappresenta infatti uno dei fattori che possono fare la differenza tra uno stress temporaneo e una perdita consistente del raccolto.

L’Europa settentrionale e orientale resistono meglio

Esistono anche aree in cui le condizioni delle colture estive rimangono relativamente favorevoli. È il caso di alcune zone dell’Europa settentrionale e orientale, che presentano un quadro meno compromesso rispetto alle regioni occidentali e centrali.

Restano però diversi segnali da monitorare.

In Irlanda meridionale, Germania settentrionale e Danimarca, per esempio, l’umidità del suolo è scesa a causa di precipitazioni inferiori alla media. Al momento non vengono rilevati danni significativi alle colture, ma una prosecuzione delle condizioni secche potrebbe modificare rapidamente lo scenario.

Anche Polonia meridionale, Ucraina occidentale e Bulgaria occidentale presentano deficit persistenti di umidità del terreno. Gli effetti sulle produzioni sono per ora limitati a livello nazionale, grazie a condizioni più favorevoli registrate in altre aree.

Il caldo preoccupa anche Spagna e Turchia

Il bollettino segnala inoltre temperature localmente molto elevate nella Spagna settentrionale e nella Turchia meridionale. Per ora gli effetti sulle condizioni delle colture risultano limitati, ma le temperature rappresentano un ulteriore elemento di attenzione in una stagione già caratterizzata da forti anomalie climatiche.

Il quadro, dunque, non è uniforme. Ma la tendenza osservata nelle aree più colpite mostra quanto la combinazione tra caldo prolungato e disponibilità ridotta di acqua possa trasformarsi rapidamente in un problema produttivo.

Cereali invernali: quadro più stabile dopo la raccolta

Sul fronte dei cereali invernali la situazione è invece meno preoccupante. Con la raccolta ormai ampiamente completata, le prospettive di rendimento per la maggior parte delle colture risultano confermate intorno alla media degli ultimi cinque anni a livello europeo.

Le difficoltà registrate durante la stagione, soprattutto in Spagna, Francia, Germania, Austria, Cechia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Polonia, Lituania e Ucraina, avevano già portato a una revisione delle aspettative.

Le successive ondate di calore hanno inoltre accelerato la maturazione e, in alcune regioni, i tempi della raccolta.

Pioggia e temperature più basse possono ancora aiutare, ma è tardi

Le previsioni di condizioni più fresche e più umide in gran parte dell’Europa occidentale e centrale potrebbero offrire un po’ di sollievo alle colture ancora in campo.

Ma il margine di recupero è ormai limitato. Dopo settimane di caldo e carenza d’acqua, parte dei danni alla capacità produttiva è già stata accumulata e non può essere semplicemente cancellata da un ritorno delle precipitazioni.

È questo il dato più significativo che emerge dall’ultimo aggiornamento del JRC MARS: il clima non sta soltanto modificando le condizioni dei campi, ma sta già incidendo sulle aspettative economiche legate ai raccolti.

Per gli agricoltori, la disponibilità d’acqua e la capacità di irrigazione diventano così elementi sempre più strategici. Per l’Europa, invece, la stagione rappresenta un nuovo campanello d’allarme sulla vulnerabilità del sistema agricolo di fronte a periodi di caldo estremo e prolungata scarsità idrica.

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