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La Deep Sea Conservation Coalition ha chiesto un cambiamento verso la gestione responsabile dei patrimoni blu presso l’Autorità Internazionale dei Fondali Marini, realizzabile attraverso una moratoria sull’attività estrattiva in acque profonde

L’umanità sta affrontando una triplice crisi planetaria: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. L’oceano, comprese le profondità marine, in gran parte sconosciute e poco studiate, non solo sta subendo un deterioramento senza precedenti della sua salute e produttività, ma è anche fondamentale per affrontare queste minacce esistenziali.

Nel mezzo di questa emergenza planetaria, l’Autorità Internazionale per i Fondali Marini (ISA) si trova in una situazione critica. Ma come si comporterà?

Continuerà a operare come di consueto, intraprendendo un percorso che porta all’apertura delle profondità marine allo sfruttamento per profitti a breve termine, causando danni irreversibili a lungo termine? Oppure garantirà che le attività in acque profonde siano realmente vantaggiose per l’umanità, proteggendo al contempo l’ambiente marino per le generazioni presenti e future?

Se lo è chiesto la Deep Sea Conservation Coalition (DSCC) che ha pubblicato un rapporto storico che esplora le opportunità cruciali a disposizione dell’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) e del mondo in caso di moratoria o sospensione precauzionale dell’attività estrattiva in acque profonde.

Quattro documenti per una moratoria in quattro aree chiave

Redatta da esperti di spicco nel campo oceanico, la pubblicazione presenta quattro documenti che esaminano le opportunità e i benefici di una moratoria in quattro aree chiave: governance oceanica globale, scienza e ricerca in acque profonde, sviluppo delle capacità e trasferimento tecnologico e sviluppo economico sostenibile.

Senza la costante minaccia di questa nuova industria distruttiva che incombe sui nostri fragili ecosistemi oceanici profondi, l’ISA potrebbe apportare immensi benefici a lungo termine all’umanità.

Come spiega il primo documento, una moratoria o una pausa precauzionale non solo è pienamente compatibile con il mandato dell’ISA, ma consentirebbe all’ISA di diventare un prezioso custode delle acque profonde e contribuirebbe a far progredire l’Accordo recentemente adottato nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (Accordo BBNJ).

“Ora è il momento di salvaguardare i fondali marini profondi, patrimonio comune dell’umanità”, ha dichiarato Sofia Tsenikli, Direttrice della Campagna del DSCC. “Gli Stati membri dell’ISA hanno il mandato, l’autorità e l’opportunità di guidare la sospensione dell’attività mineraria in acque profonde e di riposizionare l’ISA come custode globale della resilienza, della conoscenza e dell’equità nelle acque profonde in un’epoca di crisi ambientale planetaria”.

Privilegiare la ricerca scientifica

Il secondo documento dipinge un quadro di un futuro in cui una moratoria mineraria o una pausa precauzionale consentirebbero all’ISA di dare priorità al proprio mandato per il progresso della ricerca scientifica marina.

Liberata dal suo compito di concentrarsi sullo sfruttamento minerario, l’ISA sarebbe in grado di guidare “entusiasmanti spedizioni in acque profonde per studiare e mappare il vasto fondale abissale e condividere i risultati con il mondo”.

In base a questa visione, l’ISA utilizzerebbe i suoi processi e la sua struttura per promuovere la collaborazione internazionale per nuove scienze delle profondità marine, dando priorità alla partecipazione dei Paesi in via di sviluppo e facilitando un’equa condivisione delle conoscenze.

Trasferimento tecnologico

Il terzo documento mostra come l’ISA, scollegando sviluppo di capacità e trasferimento tecnologico dalle attività estrattive e dedicandole ad un approccio che serva realmente gli interessi dell’umanità, potrebbe reindirizzare i propri sforzi verso la creazione di capacità scientifiche e tecniche a supporto della protezione ambientale.

Inoltre, le nuove capacità servirebbero anche a migliorare la comprensione degli ecosistemi di profondità e dei benefici essenziali che offrono e affrontare le disuguaglianze nelle scienze oceaniche che minano la partecipazione del Sud del mondo alla governance oceanica globale.

Estrazione mineraria: i conti non tornano

Infine, il quarto documento chiarisce che gli aspetti economici dell’estrazione mineraria in acque profonde “semplicemente non tornano”.
Sebbene la domanda iniziale di metalli estratti in acque profonde potrebbe generare ricavi a breve termine, si prevede che la saturazione del mercato e il calo dei prezzi eroderanno la redditività a lungo termine.

Considerando, infatti, gli ingenti investimenti necessari, gli enormi rischi ambientali e le costose cause legali, i rendimenti previsti appaiono marginali. E i pagamenti previsti per gli Stati membri dell’ISA nell’ambito del suo meccanismo di condivisione dei benefici sono altamente incerti e probabilmente irrisori.

“In contrasto con questi profitti previsti, discutibili, l’estrazione mineraria in acque profonde – si legge nel rapporto – avrebbe impatti irreversibili sui fondali marini e sul sequestro del carbonio, causando danni incalcolabili e distruggendo valore per l’umanità sia oggi che in futuro”.

D’altra parte, una moratoria rafforzerebbe la resilienza dei sistemi terrestri e aumenterebbe i benefici economici per le persone e il pianeta. Non si tratta solo di una necessità ambientale, ma di una decisione economicamente valida che genera un valore reale e a lungo termine.

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