- 18/02/2026
- Redazione
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L’Italia è tra i primi tre Paesi europei per brevetti green. Il report di Fondazione Symbola e Unioncamere mostra che le imprese sostenibili sono più produttive, esportano di più e attraggono più investimenti
L’Italia dell’innovazione verde esiste, cresce e compete. Ma non è ancora abbastanza grande per giocare da sola la partita della leadership europea. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dal report “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, presentato ieri a Roma.
Il dato di partenza è incoraggiante: l’Italia è tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza per quota di imprese che brevettano sul totale (16,5 ogni 1.000 aziende), dietro solo a Germania e Austria. Un risultato che racconta di un tessuto produttivo capace di innovare nei settori ambientali e di trasformare la sostenibilità in leva industriale.
Eppure, dietro il podio, si intravede una sfida aperta: la distanza con le grandi economie europee resta significativa. Tra il 2012 e il 2022 la brevettazione green italiana è cresciuta del 44,4%, ma il divario con Germania e Francia non è ancora colmato.
Innovazione verde: il cuore è nel manifatturiero
A trainare la transizione è soprattutto l’industria. Il 59% delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green proviene dal manifatturiero. Seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%) e, più distanziati, telecomunicazioni e informatica, commercio all’ingrosso e costruzioni.
Non è un caso. L’Italia ha costruito la propria competitività sulla capacità di integrare ricerca, know-how tecnico e produzione. Oggi quella stessa matrice si applica alle tecnologie verdi: mobilità sostenibile, efficienza energetica in edilizia, gestione dei rifiuti e delle acque reflue, digitalizzazione dei processi industriali.
Colpisce in particolare la crescita delle tecnologie ICT per la mitigazione climatica, aumentate del 270% in dieci anni. È il segno di una transizione che non è solo energetica ma anche digitale.
Dal punto di vista geografico, la mappa dell’eco-innovazione ricalca quella della manifattura italiana: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte sono le regioni più dinamiche. Qui si concentra la capacità di trasformare ricerca e competenze in brevetti e prodotti.
Le imprese green sono più forti
Il passaggio più interessante del report riguarda il legame tra innovazione verde e performance economica. Le imprese che depositano brevetti in tecnologie green non sono solo più “responsabili”: sono anche più solide.
Generano in media 382 milioni di euro di fatturato per impresa, contro i 41 milioni delle aziende che brevettano in ambiti non green. La produttività è più alta (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000), così come la propensione all’export: oltre il 57% esporta, per un totale superiore a 63 miliardi di euro.
Sono imprese con capitale umano più qualificato — quasi il 30% dei dipendenti è laureato — e con maggiore capacità di attrarre investimenti esteri.
In altre parole, la sostenibilità non è un costo aggiuntivo, ma un fattore competitivo strutturale.
Un salto di scala necessario
Secondo Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, l’Italia “sa innovare e competere nei settori ambientali”, ma ha bisogno di un salto di scala: più investimenti in ricerca, maggiore tutela della proprietà intellettuale, rafforzamento del trasferimento tecnologico e diffusione del modello dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza energetica, dell’elettrificazione e delle rinnovabili.
Un richiamo che si intreccia con una visione più ampia del ruolo dell’innovazione nel Paese, ispirata all’articolo 9 della Costituzione, indicato da Carlo Azeglio Ciampi come uno dei più originali: un articolo che tiene insieme cultura, ricerca e tutela dell’ambiente.
Il report mostra anche un altro aspetto cruciale: molte imprese italiane investono in sostenibilità ma non sempre traducono questi investimenti in brevetti. Tra il 2019 e il 2024 oltre 578 mila aziende hanno realizzato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale. Tuttavia, la cultura della valorizzazione sistematica della proprietà intellettuale è ancora in evoluzione.
E qui si gioca una parte decisiva della partita industriale. Perché, in un’economia sempre più fondata sugli asset immateriali, brevettare significa proteggere valore, attrarre capitali, accedere al credito.
Competitivi perché sostenibili
Il titolo del rapporto non è uno slogan, ma una tesi supportata dai numeri. L’Italia dimostra che sostenibilità e crescita non sono in contraddizione. Anzi, quando si intrecciano con la qualità manifatturiera e la capacità di innovare, diventano un moltiplicatore di competitività.
La sfida ora è trasformare questa eccellenza diffusa in leadership stabile. Perché nella nuova geografia industriale europea la transizione verde non è più un’opzione: è il terreno su cui si misurerà la forza economica dei prossimi decenni.






























































































































































































































































































































































































































































