- 21/04/2026
- Redazione
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Oltre 12mila imprese certificate: l’Italia supera il PNRR. A Taranto il focus su inclusione, giovani e competitività
La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale. Sempre di più passa dalle persone, dall’inclusione e dalla capacità delle imprese di costruire ambienti di lavoro equi. È questo il cuore dell’incontro “L’impresa sostenibile: dialogo di genere e generazioni”, tappa pugliese del Salone della CSR e dell’Innovazione sociale, in programma a Taranto presso la Camera di Commercio di Brindisi–Taranto.
Al centro del dibattito, la sostenibilità sociale declinata attraverso due assi strategici: parità di genere e confronto intergenerazionale. Un tema tutt’altro che teorico, come dimostrano i numeri. Secondo Unioncamere, in Italia sono già oltre 12mila le imprese che hanno ottenuto la certificazione di parità di genere, coinvolgendo più di 2,7 milioni di lavoratori, di cui il 43,1% donne. Un risultato che supera di quattro volte gli obiettivi fissati dal PNRR per il 2026.
Inclusione come leva competitiva: “Non è un costo, ma un investimento”
Il cambio di paradigma è ormai evidente: le politiche inclusive non sono più percepite come un vincolo, ma come un fattore competitivo.
“Definire e praticare policy inclusive non rappresenta un costo ma un investimento”, sottolinea Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone. “Un maggiore livello di inclusività stimola l’innovazione, rafforza la fidelizzazione dei dipendenti e rende le imprese più attrattive per i giovani”.
Non solo: la reputazione aziendale e il rapporto di fiducia con stakeholder e territori risultano sempre più legati alla capacità delle imprese di dimostrare impegno concreto su questi temi.
Il divario globale resta, ma l’Italia accelera
Nonostante i progressi, il contesto internazionale resta complesso. Secondo il Global Gender Gap Report 2024 del World Economic Forum, il livello globale di parità è fermo al 68,5% e, senza un’accelerazione significativa, serviranno ancora 134 anni per colmare il divario.
In questo scenario, l’Italia mostra però segnali incoraggianti. I dati indicano una crescita significativa delle imprese impegnate su equità e inclusione, sempre più considerate leve strategiche per la competitività.
A trainare la certificazione sono soprattutto alcuni settori chiave: costruzioni, manifattura, servizi alle imprese e pubblica amministrazione. Dal punto di vista territoriale, Lombardia e Lazio guidano la classifica per numero di aziende certificate e occupati coinvolti.
Imprese femminili: micro ma più attente a inclusione e benessere
Uno spazio importante dell’incontro è stato dedicato all’imprenditoria femminile, con la presentazione di un report realizzato da DINTEC per la Camera di Commercio.
L’analisi conferma un dato strutturale: l’80% delle imprese femminili è costituito da microimprese con meno di 10 addetti. La maggior parte opera nei servizi (circa il 65%), ma non manca una presenza significativa anche nell’industria.
Interessante il profilo qualitativo: le imprese guidate da donne mostrano una maggiore attenzione a equità, inclusione e benessere organizzativo. Più deboli, invece, risultano le dimensioni legate alla gestione della filiera e alla strutturazione dei processi, così come l’integrazione della sostenibilità nella trasformazione digitale, soprattutto sul fronte ambientale.
Un limite che, allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità: accompagnare queste realtà verso modelli più strutturati e misurabili potrebbe generare un impatto rilevante sull’intero sistema economico.
Taranto e Brindisi, laboratorio di innovazione sociale
L’incontro si inserisce in un contesto territoriale complesso ma ricco di potenzialità. “Perseguire uno sviluppo equo, inclusivo e sostenibile è una responsabilità condivisa”, ha affermato Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto.
Il dialogo tra generi e generazioni viene indicato come condizione essenziale per una vera innovazione. Un approccio che guarda non solo alle imprese, ma anche al coinvolgimento di giovani, studenti e comunità locali.
Taranto e Brindisi, spesso al centro del dibattito sulle transizioni industriali, si candidano così a diventare territori laboratorio per nuove forme di sviluppo sostenibile, capaci di coniugare crescita economica e coesione sociale.










































































































































































































































































































































































































































