- 17/09/2026
- Redazione
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Nuove norme, tecnologie avanzate e approccio basato sul rischio trasformano i laboratori in presidi strategici per la qualità dell’acqua e la sicurezza del servizio idrico
Da semplici strutture tecniche a presidi di sicurezza, prevenzione e innovazione: le nuove norme sulla qualità dell’acqua stanno cambiando il ruolo dei laboratori e le strategie dei gestori del servizio idrico integrato.
Il laboratorio che analizza l’acqua non è più soltanto il luogo dove si verifica la conformità di un campione. Con l’evoluzione delle normative europee e italiane, diventa un elemento strategico per la sicurezza idrica, la prevenzione dei rischi e la gestione dei dati.
È questa la prospettiva al centro del nuovo position paper di Laboratorio REF Ricerche dedicato alle sinergie operative nel servizio idrico e al ruolo dei laboratori di analisi.
Dalla verifica del rischio alla prevenzione
Il cambiamento più significativo riguarda l’approccio ai controlli. Con la direttiva europea 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano, recepita in Italia dal decreto legislativo 18/2023, si passa da un sistema prevalentemente basato sulla verifica della conformità a un modello fondato sulla valutazione preventiva del rischio.
I Piani di Sicurezza dell’Acqua rappresentano uno degli strumenti principali di questo nuovo sistema. La valutazione deve considerare l’intera filiera, dalle aree di alimentazione fino al consumatore.
Tra le prossime scadenze, dal 12 luglio 2027 dovrà essere effettuata la valutazione e gestione del rischio delle aree di alimentazione dei punti di prelievo, mentre l’adozione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua è prevista entro il 2029.
Per i gestori significa aumentare capacità di monitoraggio, tracciabilità e prevenzione. E significa anche investire in personale qualificato, strumentazioni avanzate e sistemi digitali.
Tre modelli per organizzare i laboratori
La crescente complessità pone però un problema: come organizzare queste attività senza far crescere in modo insostenibile costi e strutture? Il position paper individua tre modelli principali.
Il modello standard
Il laboratorio interno gestisce le analisi di routine, mentre quelle più complesse vengono affidate all’esterno. È una soluzione che limita gli investimenti, ma può diventare meno sostenibile con l’aumento dei parametri e degli obblighi normativi.
Il modello evoluto
Il laboratorio dispone di competenze e tecnologie per svolgere internamente la maggior parte delle analisi. Offre maggiore controllo e rapidità, soprattutto nelle emergenze, ma richiede investimenti significativi e risulta più adatto a gestori con volumi elevati.
Il modello integrato
Rappresenta una soluzione intermedia: i laboratori mantengono la propria organizzazione, ma sviluppano specializzazioni e collaborano tra loro. In questo modo è possibile condividere competenze e investimenti, sfruttando economie di scala.

La collaborazione può diventare una risorsa
Proprio l’integrazione tra gestori può rappresentare una delle risposte alla crescente complessità.
Non è necessario arrivare subito a un laboratorio unico. La collaborazione può partire dalla semplice condivisione di metodiche e competenze, per arrivare alla gestione comune di determinate analisi, del trasporto dei campioni o, nel modello più avanzato, alla completa integrazione delle strutture.
La scelta deve essere quindi modulare e graduale, tenendo conto delle caratteristiche di ciascun gestore.
Non basta ripensare il laboratorio
La trasformazione riguarda però l’intera organizzazione aziendale.
Programmazione dei controlli, campionamento, trasporto, analisi e gestione dei risultati sono parti di un unico processo. I sistemi informativi possono inoltre trasformare i dati prodotti dai laboratori in strumenti utili per le decisioni e per la prevenzione dei rischi.
Anche le acque reflue sono interessate dall’evoluzione normativa, con requisiti più stringenti per il trattamento dei microinquinanti e un monitoraggio più articolato.
Il laboratorio assume così un ruolo trasversale nella gestione della qualità dell’acqua.
La sfida è trovare il modello giusto
Non esiste un’organizzazione valida per tutti. La scelta tra modello standard, evoluto o integrato deve considerare costi, volumi, competenze, tecnologie, sedi e fabbisogni futuri, oltre agli aspetti regolatori e agli investimenti necessari.
La direzione indicata dal position paper è dunque quella di una maggiore flessibilità: modelli diversi possono anche convivere e l’integrazione può crescere nel tempo.
Il punto centrale è un cambio di prospettiva. Il laboratorio non è più soltanto il luogo in cui si analizza l’acqua: è sempre più uno dei presidi attraverso cui si costruisce la sicurezza idrica.


































































































































































































































































































































































































































