- 19/09/2026
- Redazione
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Le risorse idriche globali sono sempre più sotto pressione: il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale fotografa un ciclo dell’acqua irregolare, tra fiumi con portate inferiori alla norma, riserve in calo, falde sotto pressione e ghiacciai che continuano a perdere massa
Il problema dell’acqua non riguarda più soltanto le aree del mondo alle prese con periodi di siccità particolarmente intensi, ma un equilibrio più ampio che sembra diventare ogni anno più difficile da mantenere.
Il nuovo rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) sullo stato delle risorse idriche globali descrive un ciclo dell’acqua sempre più irregolare, nel quale alle portate dei fiumi inferiori alla norma si alternano precipitazioni estreme, alluvioni e altri eventi idrometeorologici che mettono sotto pressione popolazioni, infrastrutture ed economie.
Il 2025 è stato, a livello globale, uno degli anni più siccitosi degli ultimi 35 anni per quanto riguarda la portata dei fiumi, con flussi inferiori alla norma nel 36% della superficie complessiva dei bacini idrografici.
Il dato si inserisce in una tendenza che dura da più tempo: per il settimo anno consecutivo i bacini in condizioni considerate normali sono rimasti una minoranza, mentre le riserve idriche terrestri continuano a diminuire dalla metà degli anni Dieci.
Fiumi, un equilibrio sempre più difficile da mantenere
Nel quinquennio 2021-2025, portate costantemente inferiori alla norma sono state osservate in gran parte dei bacini dell’Amazzonia e del Río de la Plata, in Nord America, nell’Africa centrale e orientale, in Asia centrale e in Medio Oriente. Nel 2025 le condizioni sono state particolarmente critiche in diverse aree del Nord America, nei bacini del Río de la Plata e del São Francisco, in alcune regioni dell’Europa orientale, del Medio Oriente e dell’Asia centrale.
In Asia meridionale e sud-orientale e in alcune zone del Sud America settentrionale i fiumi hanno registrato, invece, portate superiori alla norma. In Africa, valori elevati hanno interessato i bacini di Senegal, Niger, Orange e Limpopo e l’area del Lago Ciad, mentre Nilo, Congo e Zambesi hanno registrato portate molto inferiori alla norma.
Secondo l’OMM, nel 2025 la percentuale di bacini con condizioni normali è rimasta compresa tra il 34% e il 38%, contro una media del 46% nel periodo 1991-2020. Le simulazioni utilizzate per il rapporto sono state elaborate attraverso 13 modelli idrologici globali alimentati con dati meteorologici osservati.
Fonte: Simulazioni di 13 sistemi globali di modellazione idrologica.
Le riserve d’acqua si stanno riducendo
Guardare soltanto ai fiumi, però, non basta per capire quanto sia cambiata la disponibilità di acqua. Una parte fondamentale della risorsa è infatti immagazzinata nelle falde, nei laghi, nel suolo, nella vegetazione, nella neve e nei ghiacciai. Sono riserve che si formano e si consumano lentamente e che, proprio per questo, possono contribuire a compensare gli effetti di una stagione particolarmente secca.
Il rapporto rileva una tendenza negativa persistente delle riserve idriche terrestri dal periodo 2014-2016. Tra il 2021 e il 2025, livelli inferiori alla norma sono stati osservati ripetutamente in aree come il sud-ovest degli Stati Uniti, la Patagonia, le Ande subtropicali, i bacini superiori del Gange e dell’Indo, il Nord Africa, il Medio Oriente, l’Asia centrale e la Cina orientale.
Nel 2025 condizioni inferiori alla norma hanno interessato anche parti del Nord America, l’Europa orientale, il Brasile orientale, l’India settentrionale, alcune aree dell’Europa settentrionale, la Federazione Russa e la Cina. Nell’area del Río de la Plata sono invece emersi segnali di parziale recupero dalla siccità di lungo periodo.
Ghiacciai, quattro anni consecutivi di perdite
Il segnale più evidente sul lungo periodo arriva dai ghiacciai. Nel 2025, per il quarto anno consecutivo, tutte le principali regioni glaciali hanno perso massa. Nell’anno idrologico la perdita è stata stimata in 408 ±132 gigatonnellate, equivalente a circa 1,1 ±0,4 millimetri di innalzamento del livello del mare.
Nel solo triennio 2023-2025 la perdita complessiva ha raggiunto circa 1.400 gigatonnellate d’acqua, una quantità che l’OMM paragona all’acqua necessaria per riempire circa 560 milioni di piscine olimpioniche.
Asia centrale, Asia meridionale occidentale, Artico russo, Islanda, Canada occidentale e Stati Uniti hanno registrato nel 2025 alcuni dei bilanci di massa più negativi mai osservati nelle rispettive regioni. In alcune aree, tra cui il Caucaso, il Canada occidentale, gli Stati Uniti e l’Europa centrale, potrebbe essere stata raggiunta la condizione di “peak water”, cioè il momento in cui la fusione glaciale raggiunge il massimo contributo al deflusso prima di iniziare a diminuire.
Fonte: World Glacier Monitoring Service
Anche le falde sono sotto pressione
La situazione riguarda anche l’acqua che non vediamo. Nel 2025 quasi due terzi dei pozzi monitorati nel mondo presentavano condizioni al di fuori della norma storica e il bilancio si è spostato ulteriormente verso il deficit rispetto al 2024.
Tra il 2022 e il 2025 deficit persistenti sono stati osservati in alcune aree delle Americhe, dell’Europa, del Medio Oriente, dell’India, dell’Africa meridionale e dell’Australia.
Condizioni particolarmente negative hanno interessato, tra le altre zone, l’Europa centrale e orientale, gli Stati Uniti centrali, alcune aree del Messico, il Cile settentrionale e centrale, il Brasile nord-orientale e centro-occidentale e l’India nord-occidentale.
Siccità e alluvioni, due facce dello stesso problema
Il rapporto mostra contemporaneamente una maggiore frequenza di condizioni di scarsità e di eventi caratterizzati da un eccesso d’acqua. Negli ultimi cinque anni i servizi meteorologici e idrologici nazionali hanno segnalato inondazioni e siccità da record e, in alcune località, non c’è stato un periodo sufficiente di recupero tra un evento estremo e quello successivo.
Nel quinquennio 2021-2025, siccità pluriennali hanno interessato il Río de la Plata, l’Amazzonia, il Medio Oriente e il Grande Corno d’Africa, mentre gravi inondazioni hanno colpito ripetutamente l’Africa occidentale e centrale e il Sud-est asiatico.
Asia e Africa sono state le regioni più colpite dagli eventi idrometeorologici estremi nel 2025. Negli ultimi cinque anni hanno rappresentato complessivamente almeno la metà degli eventi estremi legati all’acqua registrati e oltre l’80% dei decessi associati.
In Asia meridionale e nel Sud-est asiatico, cicloni tropicali e monsoni intensi hanno colpito Sri Lanka, Pakistan, Vietnam, Indonesia, Thailandia, Malesia e Filippine, provocando fino a 3.600 vittime. In Africa, la Nigeria ha subito gravi inondazioni per due anni consecutivi e la Repubblica Democratica del Congo per tre.
Anche il costo economico può essere molto elevato: la Giamaica ha riferito perdite pari al 41% del PIL a causa dell’uragano Melissa, mentre il ciclone Ditwah avrebbe provocato nello Sri Lanka danni pari a circa il 4% del PIL.
Un sistema idrico sempre più difficile da prevedere
Il 2025 è stato inoltre uno degli anni più caldi mai registrati. Verso la fine dell’anno è emerso un debole fenomeno di La Niña, mentre il Dipolo dell’Oceano Indiano ha attraversato prevalentemente una fase negativa, influenzando la distribuzione delle precipitazioni.
Una grave siccità ha interessato l’Europa orientale, il Mediterraneo e il Medio Oriente ed è tornata a colpire il Grande Corno d’Africa dopo una delle stagioni ottobre-dicembre più aride mai registrate.
Per l’OMM, comprendere questa evoluzione richiede una rete di osservazione sempre più ampia. Rispetto alla prima edizione del rapporto, pubblicata nel 2021, le variabili idrologiche analizzate sono passate da tre a 15 e la copertura geografica è aumentata grazie alla collaborazione tra servizi meteorologici e idrologici, centri dati, istituti di ricerca e organizzazioni partner.
Rimangono però lacune proprio in alcune delle aree più esposte. Africa e Asia, pur essendo tra le regioni maggiormente colpite dagli eventi estremi, continuano a essere tra quelle meno rappresentate in termini di osservazioni idrologiche disponibili.
L’acqua non conosce confini
La gestione di questa risorsa richiede quindi una cooperazione che vada oltre i singoli Paesi. Un bacino fluviale può dipendere da ciò che accade a monte, anche quando quel territorio si trova oltre un confine nazionale, mentre il ritiro di un ghiacciaio può modificare nel tempo la disponibilità d’acqua per popolazioni che vivono a centinaia di chilometri di distanza.
La segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha paragonato le riserve a lento ricambio a un “conto di risparmio” del pianeta, capace di assorbire gli effetti degli anni più difficili. Secondo l’organizzazione, quel margine di sicurezza si sta però riducendo.
Il rapporto sul 2025 restituisce così un quadro nel quale la questione non è soltanto la quantità d’acqua disponibile in un determinato momento, ma la capacità del sistema di conservarla e renderla accessibile nel tempo.
La riduzione delle riserve terrestri, la perdita di massa dei ghiacciai e la pressione sulle falde si aggiungono alla maggiore frequenza di siccità, alluvioni e altri eventi estremi, rendendo sempre più importante disporre di dati affidabili, sistemi di monitoraggio condivisi e strumenti capaci di anticipare le situazioni di crisi.



































































































































































































































































































































































































































