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Governi, Onu, AIE e istituzioni finanziarie rilanciano la sfida dell’accesso universale alla cucina pulita: quasi 2 miliardi di persone nel mondo ne sono ancora prive. Al centro del confronto gli investimenti in Africa e il prossimo Summit di Nairobi del gennaio 2027

Per la prima volta la cucina pulita è arrivata al centro di un evento di alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un passaggio che porta su un palcoscenico internazionale una questione che riguarda energia, salute, ambiente e condizioni di vita quotidiana: quasi 2 miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso a soluzioni di cottura pulita.

L’incontro è stato promosso da Kenya e Norvegia, in collaborazione con l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), la Clean Cooking Alliance e United Nations Energy. L’obiettivo è stato quello di consolidare l’impegno politico e finanziario in vista del secondo Summit sulla cucina pulita in Africa, in programma a Nairobi il 27 e 28 gennaio 2027.

A guidare i lavori è stato il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol. Tra gli interventi, quelli del presidente del Kenya William Ruto, del ministro norvegese dello Sviluppo internazionale Åsmund Aukrust, del segretario statunitense all’Energia Chris Wright, del presidente della Banca mondiale Ajay Banga e della vicesegretaria generale delle Nazioni Unite Amina Mohammed.

Perché la cucina pulita è una questione globale

Dietro l’espressione “cucina pulita” si nasconde una delle principali emergenze energetiche e sanitarie dei Paesi a basso e medio reddito. Milioni di famiglie utilizzano ancora legna, carbone, residui agricoli o altri combustibili e tecnologie tradizionali per preparare i pasti.

Secondo i dati richiamati durante l’evento, la mancanza di accesso a sistemi di cottura pulita contribuisce a circa 2,5 milioni di morti premature ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico domestico.

Il problema non riguarda però soltanto la salute. In molte comunità sono soprattutto donne e ragazze a occuparsi della raccolta del combustibile e della preparazione dei pasti. Il tempo impiegato per procurarsi legna o altri combustibili e per utilizzare sistemi di cottura tradizionali può sottrarre ore alla scuola, al lavoro e alle attività economiche.

C’è poi la dimensione ambientale. Le pratiche tradizionali di cottura sono associate, secondo i dati presentati all’evento, a circa 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno, un volume paragonabile alle emissioni complessive dell’aviazione internazionale e del trasporto marittimo.

Africa, la priorità è trasformare gli impegni in investimenti

Il Kenya ha scelto di mettere in primo piano il passaggio dalla promessa alla realizzazione concreta.

“L’Africa ha le soluzioni e la volontà politica di raggiungere l’accesso universale alla cucina pulita”, ha dichiarato il presidente William Ruto, sottolineando la necessità di trasformare gli impegni finanziari in investimenti e gli investimenti in interventi concreti.

La questione è particolarmente rilevante nell’Africa subsahariana, dove, secondo quanto ricordato dal primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, quasi quattro famiglie su cinque non hanno ancora accesso alla cucina pulita.

Il governo norvegese ha inoltre ricordato i risultati del precedente vertice del 2024, quando furono annunciati 2,2 miliardi di dollari di impegni finanziari. Di questa cifra, oltre 700 milioni di dollari risultavano già erogati secondo i dati presentati all’evento.

Per Store, il passaggio successivo è utilizzare lo slancio accumulato per sostenere investimenti su scala più ampia.

Dal vertice di Parigi a Nairobi: 2,2 miliardi di dollari di impegni

Il precedente Summit sulla cucina pulita in Africa, ospitato a Parigi dall’AIE e dai suoi partner nel 2024, aveva riunito delegazioni provenienti da 60 Paesi e mobilitato più di 2,2 miliardi di dollari in nuovi impegni finanziari.

Da allora l’AIE ha monitorato l’attuazione degli impegni. Secondo i dati diffusi in occasione dell’evento alle Nazioni Unite, più di un terzo dei finanziamenti promessi è stato destinato a progetti concreti in 28 Paesi africani.

Nello stesso periodo sarebbero state introdotte oltre 120 nuove politiche nazionali sulla cucina pulita.

L’AIE segnala inoltre che il ritmo di crescita dell’accesso alla cucina pulita in Africa è oggi superiore del 30% rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

Fatih Birol: “Uno dei più importanti problemi globali di energia e sviluppo”

Per Fatih Birol, la dimensione della sfida rende necessario mantenere la cucina pulita stabilmente nell’agenda internazionale.

Il direttore esecutivo dell’AIE ha ricordato che l’organizzazione lavora da oltre vent’anni per favorire l’accesso alla cucina pulita e ha definito il primo Summit sulla cucina pulita in Africa del 2024 un passaggio storico. L’obiettivo, ora, è arrivare al vertice di Nairobi con nuovi impegni e ulteriori risorse.

“Con 900 milioni di dollari già impegnati”, ha sottolineato Birol, l’AIE e i suoi partner stanno lavorando per aumentare ulteriormente le risorse destinate alle soluzioni di cucina pulita nel continente.

Altri 900 milioni di dollari verso il Summit di Nairobi

A partire da luglio, i Paesi co-presidenti del prossimo Summit avevano già raccolto ulteriori 900 milioni di dollari di nuovi impegni finanziari per sostenere le soluzioni di cucina pulita in Africa. La cifra potrebbe crescere nei mesi che precedono l’appuntamento di Nairobi.

Il vertice del 27-28 gennaio 2027 sarà co-presieduto da Kenya, Norvegia, Stati Uniti e AIE, con il sostegno dell’Unione africana e del Gruppo della Banca africana di sviluppo.

L’obiettivo dichiarato è mettere attorno allo stesso tavolo governi, istituzioni finanziarie, organizzazioni internazionali, filantropie e imprese, collegando gli impegni politici alla disponibilità effettiva di risorse.

La cucina pulita entra stabilmente nell’agenda climatica ed energetica

Il tema non è più confinato alle politiche di sviluppo. Nel corso dell’evento è stato sottolineato come la cucina pulita sia diventata progressivamente parte dell’agenda internazionale su energia e clima.

Il tema è stato inserito nelle discussioni delle ultime tre presidenze della COP e del G20 e trova sempre maggiore spazio nei contributi determinati a livello nazionale dei Paesi e negli impegni energetici collegati alla Mission 300.

Il passaggio dall’attenzione politica alla diffusione su larga scala resta tuttavia la sfida centrale.

Perché la cucina pulita non riguarda soltanto la sostituzione di un fornello o di un combustibile. Significa intervenire contemporaneamente su salute pubblica, accesso all’energia, parità di genere, ambiente e sviluppo economico.

Ed è proprio su questa capacità di trasformare gli impegni in soluzioni disponibili per milioni di famiglie che si misurerà il prossimo appuntamento di Nairobi.

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