- 04/11/2026
- Redazione
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Green Economy in Italia, il rapporto 2026 evidenzia emissioni in aumento, ritardi sulle rinnovabili, consumi idrici elevati e progressi nel riciclo
La transizione ecologica italiana procede a rilento. Nel 2025 le emissioni di gas serra sono tornate ad aumentare, le energie rinnovabili restano lontane dagli obiettivi fissati per il 2030 e il consumo di acqua continua a rappresentare una delle principali criticità ambientali del Paese.
A pesare sono anche la dipendenza energetica dall’estero e gli investimenti insufficienti nel trasporto pubblico. Non mancano, tuttavia, risultati di rilievo: l’Italia si distingue nel riciclo dei rifiuti, cresce il mercato delle auto elettrificate e aumenta il valore delle produzioni agroalimentari DOP e IGP.
È la fotografia che emerge dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata a Rimini in occasione degli Stati Generali della Green Economy.
Transizione ecologica, il rapporto 2026 fotografa le contraddizioni italiane
Il documento, curato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e presentato nell’ambito di Ecomondo, restituisce un quadro complesso: accanto alle eccellenze dell’economia circolare e alle iniziative avviate da diverse amministrazioni locali, emergono ritardi strutturali nella riduzione delle emissioni, nella produzione energetica da fonti rinnovabili e nella gestione delle risorse naturali.
La presentazione è stata accompagnata dall’intervento di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che ha sottolineato la distanza tra le potenzialità della transizione ecologica e i risultati raggiunti in Italia.
«In Italia registriamo una situazione complessivamente critica della transizione alla Green Economy, con qualche limitato segnale positivo, anche se un’indagine IPSOS rileva che è cresciuta la spinta green dei cittadini e delle imprese», ha dichiarato Ronchi.
Una valutazione che si inserisce in un contesto internazionale nel quale la sostenibilità è ormai considerata una componente essenziale dello sviluppo economico, della competitività e della coesione sociale.
Crisi climatica: oltre 2.300 eventi estremi in un anno
L’Italia si trova nel cuore dell’hotspot climatico mediterraneo, un’area particolarmente vulnerabile al riscaldamento globale. Negli ultimi cinquant’anni la temperatura media nazionale è aumentata di oltre 2°C, con conseguenze sempre più evidenti sulla salute, sull’agricoltura e sulla sicurezza del territorio.
Nel 2025 sono stati registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi. Le ondate di calore, in particolare, stanno diventando più intense e persistenti. Nell’estate 2026 numerose città italiane sono state interessate contemporaneamente e per periodi prolungati da condizioni di allerta rossa per le temperature, con rischi anche per la popolazione sana e conseguenze particolarmente gravi per le persone vulnerabili.
La risposta a questa emergenza richiede politiche di mitigazione, per contenere le emissioni, ma anche interventi di adattamento capaci di rendere città, infrastrutture e territori più resilienti.
Emissioni di gas serra: per centrare il 2030 serve raddoppiare il ritmo dei tagli
Sul fronte della decarbonizzazione, i progressi compiuti negli ultimi anni non sono sufficienti. Nel 2025 le emissioni di gas serra italiane sono aumentate e nel 2026 la diminuzione registrata rimane contenuta.
Tra il 2015 e il 2024 il Paese ha ridotto le emissioni mediamente di 7 milioni di tonnellate all’anno. Per rispettare gli obiettivi indicati dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), dal 2026 sarebbe invece necessario arrivare a 14 milioni di tonnellate di riduzione annua.
Il ritmo dovrebbe quindi raddoppiare. Un’accelerazione che coinvolge direttamente industria, produzione energetica, trasporti ed edifici e che richiede una strategia capace di trasformare gli obiettivi climatici in investimenti e interventi concreti.
Energie rinnovabili: Italia distante dai target europei
Il ritardo è evidente anche nella diffusione delle fonti rinnovabili. Il PNIEC stabilisce che entro il 2030 queste dovranno coprire il 39,4% dei consumi energetici complessivi. Nel 2024 la quota italiana era appena del 19,6%, contro una media europea del 25,2%.
Le difficoltà riguardano soprattutto tre ambiti:
- Elettricità: nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 47% della produzione, a fronte del 70% previsto per il 2030.
- Riscaldamento e raffrescamento: nel 2024 la quota rinnovabile era del 20%, contro un obiettivo del 35,9%.
- Trasporti: l’incidenza delle fonti rinnovabili sui consumi era del 10%, molto distante dal target del 34,2%.
Anche le nuove installazioni mostrano il divario rispetto ai principali concorrenti europei. Nel 2025 l’Italia ha aggiunto 7,2 GW di capacità rinnovabile, mentre la Germania ha raggiunto 23,3 GW e la Spagna 10,8 GW.
Per rispettare gli obiettivi nazionali occorrerebbe portare le nuove installazioni a circa 10 GW all’anno. Una condizione importante non soltanto per la sostenibilità, ma anche per ridurre la vulnerabilità del sistema energetico italiano.
Energia, la dipendenza dall’estero resta al 74%
La sicurezza degli approvvigionamenti rappresenta un altro punto debole. L’Italia importa dall’estero circa il 74% dell’energia che consuma, contro una media europea del 57%.
Più favorevole il quadro dell’efficienza energetica. Nel 2024 l’intensità energetica italiana era di 72 tonnellate equivalenti di petrolio per milione di euro di PIL, un valore migliore rispetto alla media UE di 85.
Negli ultimi vent’anni il consumo energetico per unità di prodotto interno lordo è diminuito del 30%. Il miglioramento resta però inferiore alla media europea, pari al 36%, e a quello registrato dalla Germania, che ha raggiunto il 42%.
Economia circolare: l’Italia è tra i Paesi europei più virtuosi
Il riciclo e il recupero delle risorse costituiscono uno dei principali punti di forza della Green Economy italiana.
Nel 2025 la produttività delle risorse ha raggiunto 4,6 euro di PIL per chilogrammo di materiale utilizzato, contro i 3,9 euro della Germania e i 3,8 di Francia e Spagna.
Anche il tasso di utilizzo circolare dei materiali conferma il vantaggio nazionale: nel 2024 si è attestato al 21,6%, quasi il doppio della media europea del 12,2%.
Particolarmente significativo il dato relativo al riciclo dei rifiuti: secondo il rapporto, nel 2022 l’Italia ha raggiunto l’86%, contro il 41% della media UE. Nel 2025 il riciclo degli imballaggi si è attestato al 77,3%.
Resta tuttavia una contraddizione: il sistema produttivo nazionale continua a dipendere dalle importazioni di materiali. Nel 2025 la dipendenza ha raggiunto il 47,1%, più del doppio della media europea del 22,1%.
Consumo di acqua: Italia prima in Europa per uso civile e industriale
La gestione delle risorse idriche è una delle emergenze meno risolte. L’Italia registra i consumi più elevati in Europa per uso civile e industriale e occupa il secondo posto, dopo la Spagna, per i prelievi destinati all’agricoltura.
La disponibilità annua di acqua per abitante è di circa 2.260 metri cubi, meno della metà della media europea. Secondo ISPRA, il cambiamento climatico ha contribuito a ridurre del 20% le risorse idriche rispetto agli inizi del Novecento.
A questo si aggiungono le inefficienze infrastrutturali. Le reti italiane perdono oltre il 40% dell’acqua immessa, mentre il riutilizzo delle acque depurate si ferma al 4%, secondo le stime ENEA. Il potenziale nazionale potrebbe invece raggiungere il 23%.
Intervenire sulle reti, ridurre le dispersioni e recuperare le acque reflue significa quindi affrontare contemporaneamente una questione ambientale e una criticità economica, soprattutto per un Paese nel quale agricoltura, industria e turismo dipendono fortemente dalla disponibilità idrica.
Mobilità sostenibile: aumentano le auto elettriche, ma manca il sostegno al trasporto pubblico
Il mercato automobilistico mostra segnali di cambiamento. Nel primo semestre 2026 le auto ibride hanno raggiunto il 49,7% delle vendite, rispetto al 44,4% dello stesso periodo del 2025. Sono cresciute anche le plug-in, passate dal 5,3% al 9%, e le elettriche a batteria, salite dal 5,2% all’8,4%.
Nel complesso, le due categorie elettrificate hanno raggiunto il 17,4% del mercato. Parallelamente, le vetture a benzina sono scese dal 26% al 19,7% e quelle diesel dal 10% al 6,8%.
La trasformazione, però, non riguarda soltanto le automobili. Una mobilità realmente sostenibile richiede servizi pubblici efficienti, capillari e accessibili.
Ed è proprio su questo fronte che emergono le maggiori difficoltà. Tra il 2015 e il 2025 il Fondo nazionale trasporti è aumentato nominalmente soltanto del 6%, mentre in termini reali ha perso il 13,5% del proprio valore. Nel 2025 le risorse risultavano inferiori di 660 milioni di euro rispetto a dieci anni prima.
Un dato che evidenzia la necessità di rafforzare gli investimenti nel trasporto pubblico locale e regionale, indispensabili per ridurre il ricorso all’automobile privata.
Agricoltura biologica in frenata, la DOP economy raggiunge 20,7 miliardi
Anche il comparto agricolo risente degli effetti del cambiamento climatico. Nel 2025 il valore aggiunto del settore è cresciuto soprattutto grazie all’aumento dei prezzi, mentre i volumi produttivi sono rimasti sostanzialmente stabili.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la siccità è responsabile del 54% delle perdite di produzione agricola legate agli eventi climatici, mentre le precipitazioni particolarmente intense incidono per il 21%.
Sul versante delle coltivazioni biologiche si registra un’inversione di tendenza: nel 2025 le superfici certificate e in conversione sono diminuite del 5,4% rispetto all’anno precedente. È la prima contrazione dopo un decennio di crescita, durante il quale, tra il 2015 e il 2024, le superfici erano aumentate complessivamente del 59,3%.
Sicilia e Puglia restano le regioni con la maggiore presenza di agricoltura biologica.
In crescita, invece, la DOP economy. Il valore complessivo delle produzioni a denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta ha raggiunto 20,7 miliardi di euro, confermando il ruolo strategico delle filiere agroalimentari di qualità.
Città sostenibili: rifugi climatici e progetti per le città spugna
Tra le esperienze più interessanti della transizione ecologica italiana ci sono quelle avviate dalle amministrazioni locali. Attraverso anche i finanziamenti del PNRR, diverse città hanno realizzato interventi per affrontare le temperature estreme e migliorare la gestione delle precipitazioni.
Si stanno diffondendo i rifugi climatici, spazi pubblici nei quali trovare riparo durante le ondate di calore, spesso accompagnati da interventi di mitigazione delle isole di calore urbane.
Un altro modello in espansione è quello delle città spugna. L’idea consiste nel progettare aree urbane capaci di assorbire e trattenere l’acqua piovana attraverso superfici permeabili, spazi verdi, bacini, laghetti e zone umide.
L’acqua raccolta può essere successivamente riutilizzata nei periodi di siccità, mentre la vegetazione contribuisce a contenere le temperature. Un approccio che permette di affrontare due problemi complementari: le alluvioni causate dalle precipitazioni intense e la scarsità idrica durante i mesi più caldi.
Green Economy, la transizione italiana ha bisogno di accelerare
Il rapporto 2026 mette in evidenza una contraddizione: l’Italia dispone di competenze industriali, esperienze consolidate nel riciclo e filiere agroalimentari competitive, ma continua a scontare ritardi significativi nei settori decisivi per la decarbonizzazione.
La priorità è trasformare le buone performance dell’economia circolare e le iniziative locali in una strategia nazionale più incisiva. Riduzione delle emissioni, investimenti nelle rinnovabili, ammodernamento delle reti idriche e potenziamento del trasporto pubblico sono alcuni degli interventi che determineranno la capacità del Paese di rispettare gli obiettivi del 2030.
La transizione ecologica non è soltanto una questione ambientale: riguarda la competitività delle imprese, la sicurezza energetica, la gestione delle risorse e la qualità della vita. Rimandare le decisioni significa aumentare i costi economici e sociali di una trasformazione che è già in corso.






















































































































































































































































































































































































































































