- 19/10/2026
- Simone Martino
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I rischi climatici pesano sull’economia globale, danneggiano le imprese e mettono sotto pressione i conti pubblici. Da Manila, Fabio Panetta indica tre priorità: dati più affidabili, assicurazioni adeguate e investimenti nella prevenzione
Nel 2025 gli eventi meteorologici estremi hanno provocato danni diretti per oltre 200 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai livelli registrati all’inizio degli anni Duemila. Un impatto che coinvolge infrastrutture, attività produttive e bilanci pubblici, con conseguenze che possono estendersi all’intero sistema finanziario.
A richiamare l’attenzione su questi rischi è Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, nel discorso pronunciato a Manila per l’apertura della quinta edizione della Green Swan Conference 2026, dedicata alla gestione dei rischi climatici in un contesto di incertezza.
La riduzione delle emissioni resta indispensabile, ma non può eliminare tutti i danni legati agli eventi estremi. Per questo, secondo Panetta, occorre affiancare alla mitigazione una strategia concreta di adattamento, capace di limitare le perdite e rendere le economie più preparate agli shock.
Il cambiamento climatico incide su crescita e inflazione
Alluvioni, tempeste e altri fenomeni estremi possono distruggere capitale fisico, interrompere la produzione e ridurre la produttività. Le conseguenze arrivano anche ai conti pubblici, chiamati a finanziare soccorsi e ricostruzioni, e possono influire sui prezzi attraverso danni ai raccolti, interruzioni delle forniture e aumenti dei costi.
L’impatto economico della crisi climatica riguarda anche le prospettive di crescita dell’Italia: secondo un’analisi del CMCC, il riscaldamento globale potrebbe ridurre il PIL fino a sei punti percentuali entro il 2050, aumentando le pressioni sulle finanze pubbliche. Un quadro approfondito nell’analisi dedicata al costo del riscaldamento globale per l’economia italiana.
I Paesi emergenti e in via di sviluppo sono particolarmente esposti quando alla vulnerabilità geografica si accompagna una limitata capacità di spesa per affrontare le emergenze.
I governi mantengono la responsabilità principale delle politiche climatiche e devono garantire interventi credibili, sostenibili ed equi. Banche centrali e autorità di vigilanza hanno invece il compito di valutare gli effetti dei rischi ambientali sull’inflazione, sull’attività economica e sulla stabilità finanziaria, nell’ambito dei rispettivi mandati.
Le tre priorità per proteggere l’economia
1. Migliorare dati e previsioni
La prima difficoltà è capire dove si concentrano i rischi e quali danni possono provocare. Le informazioni disponibili presentano ancora lacune in termini di qualità e comparabilità, mentre il cambiamento delle condizioni climatiche rende meno affidabile il ricorso alle sole serie storiche.
Una misurazione più precisa permette di individuare le aree vulnerabili e indirizzare meglio gli investimenti. In questo processo può contribuire anche l’intelligenza artificiale, migliorando le previsioni meteorologiche, i sistemi di allerta e la valutazione degli eventi estremi.
Per le istituzioni finanziarie, la valutazione del rischio climatico deve inoltre diventare parte integrante dei controlli e delle decisioni, anziché limitarsi a un adempimento formale.
2. Rafforzare le assicurazioni contro le catastrofi
Una parte consistente dei danni provocati dalle calamità naturali resta senza copertura assicurativa. Quando famiglie e imprese non dispongono di una protezione adeguata, le perdite possono compromettere risparmi, attività produttive e capacità di rimborso dei debiti. I governi finiscono così per sostenere una quota rilevante dei costi della ricostruzione.
Panetta indica la necessità di distribuire le perdite tra soggetti diversi. Le compagnie assicurative possono coprire i danni più frequenti, i riassicuratori possono assorbire esposizioni più ampie e lo Stato può offrire garanzie per gli eventi eccezionali che superano la capacità del mercato privato.
Anche i mercati dei capitali possono contribuire attraverso strumenti come i catastrophe bond, che trasferiscono parte del rischio legato alle calamità agli investitori.
In Italia è stata introdotta una copertura assicurativa obbligatoria contro determinati eventi catastrofali per le imprese non agricole, accompagnata da una garanzia pubblica. La sfida resta trovare un equilibrio tra sostenibilità dei premi, accessibilità delle polizze e incentivi alla prevenzione.
3. Investire nell’adattamento prima delle emergenze
La terza priorità è ridurre la vulnerabilità prima che si verifichino i disastri. Infrastrutture più resistenti, pianificazione territoriale adeguata, standard edilizi aggiornati e sistemi di allerta efficaci possono limitare i danni futuri.
Il problema è particolarmente rilevante per i Paesi con un debito elevato e risorse pubbliche limitate. La scarsità di fondi ostacola gli interventi preventivi, mentre nuovi eventi estremi aumentano le spese per la ricostruzione, aggravando ulteriormente i bilanci pubblici.
L’adattamento dovrebbe quindi essere considerato un investimento economico, non soltanto un costo. Per attirare capitali privati servono regole stabili, progetti credibili e una ripartizione trasparente dei rischi. Le banche multilaterali di sviluppo possono facilitare questo processo con garanzie e strumenti di finanza mista, capaci di affiancare risorse pubbliche e private.
Le tecnologie digitali possono migliorare il monitoraggio del territorio e la gestione delle infrastrutture, ma richiedono attenzione anche ai consumi energetici e idrici dei data center.
Green Swan Conference, il ruolo della finanza nella resilienza climatica
La conferenza di Manila, organizzata dalla Banca d’Italia insieme alla Banca dei Regolamenti Internazionali, alla banca centrale delle Filippine e al Network for Greening the Financial System, riunisce rappresentanti delle istituzioni, studiosi e operatori finanziari per discutere le risposte ai rischi climatici.
Il messaggio di Panetta è che la preparazione agli eventi estremi richiede un approccio coordinato: conoscere meglio i rischi, distribuire le perdite in modo sostenibile e ridurre l’esposizione attraverso investimenti preventivi.
La capacità di affrontare il cambiamento climatico si misurerà anche in questo: evitare che i danni ambientali si trasformino in crisi economiche, finanziarie e sociali. Pensare al futuro, come suggerisce il titolo del suo intervento, significa agire oggi.












































































































































































































































































































































































































































