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Il Parlamento europeo prepara la COP31 di Antalya: tra le priorità dell’UE ci sono l’uscita dai combustibili fossili, l’aumento dei finanziamenti climatici e un maggiore sostegno ai Paesi vulnerabili

La transizione dai combustibili fossili, il rafforzamento della finanza climatica e un maggiore sostegno ai Paesi più vulnerabili. Sono queste le tre direttrici lungo le quali il Parlamento europeo intende muoversi in vista della COP31 Antalya, in Turchia, che si svolgerà dal 9 al 20 novembre.

La Commissione per l’ambiente, il clima e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha approvato la proposta di risoluzione sulle priorità dell’Eurocamera con 50 voti favorevoli, 16 contrari e 3 astensioni. Il testo dovrà ora essere sottoposto al voto dell’intero Parlamento nella sessione plenaria del 19-22 ottobre.

L’obiettivo è definire una posizione europea ambiziosa in vista di un vertice che si concentrerà sull’accelerazione della transizione verso il superamento dei combustibili fossili, sull’avvio del processo per il prossimo global stocktake, la verifica degli impegni assunti a livello internazionale, e sul rafforzamento dei finanziamenti destinati alla lotta contro il cambiamento climatico.

Il nodo delle emissioni europee

Nel documento gli eurodeputati partono da un dato che fotografa la crescente pressione della crisi climatica: il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati e l’Europa continua a essere il continente che si riscalda più rapidamente.

Sul fronte della riduzione delle emissioni, l’Unione europea sarebbe attualmente sulla traiettoria per raggiungere una diminuzione netta dei gas a effetto serra di circa il 54% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Un risultato che, sottolinea il Parlamento, sarà possibile soltanto se gli Stati membri attueranno pienamente le misure già esistenti e quelle pianificate.

A preoccupare sono però anche i dati preliminari relativi all’ultimo anno disponibile. Secondo quanto evidenziato dagli eurodeputati, tra il 2024 e il 2025 le emissioni dell’UE sarebbero aumentate dell’1%.

Da qui la richiesta agli Stati membri di colmare rapidamente questo divario e alla Commissione europea di sostenerne gli sforzi. La linea indicata è chiara: le politiche dell’Unione dovranno continuare a essere coerenti con l’Accordo di Parigi e basarsi sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili.

L’addio ai combustibili fossili

Il punto politicamente più rilevante della risoluzione riguarda la progressiva eliminazione dei combustibili fossili.

Gli eurodeputati chiedono a tutte le parti di far avanzare la tabella di marcia verso il loro abbandono, come concordato alla precedente conferenza sul clima, e sollecitano l’Unione europea ad assumere un ruolo di primo piano nei negoziati per un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.

Non si tratta soltanto di fissare un obiettivo generale. Il Parlamento chiede anche piani con scadenze precise per eliminare gradualmente i sussidi e la produzione di combustibili fossili.

L’UE, secondo la proposta, dovrebbe dare il proprio esempio attraverso una tabella di marcia europea e una strategia di eliminazione graduale che coinvolga l’intera economia.

La questione energetica viene inoltre collegata alla sicurezza dell’Europa. Gli eurodeputati sottolineano infatti le vulnerabilità legate alla dipendenza dai combustibili fossili in una fase di forte instabilità geopolitica e considerano la decarbonizzazione anche uno strumento per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione.

La partita dei finanziamenti per il clima

Altro fronte decisivo in vista della COP31 è quello economico. La distanza tra le risorse necessarie per affrontare il cambiamento climatico e quelle effettivamente disponibili, sostiene il Parlamento europeo, continua ad ampliarsi. Per questo gli eurodeputati chiedono un aumento dei finanziamenti, con particolare attenzione alle sovvenzioni e ai prestiti concessi a condizioni altamente agevolate.

L’Unione europea e i suoi Stati membri rimangono tra i principali erogatori di finanziamenti pubblici per il clima. Ma, secondo la risoluzione, questo impegno dovrà essere ulteriormente rafforzato.

Il Parlamento mette inoltre in guardia dal rischio di ricorrere al doppio conteggio o alla semplice riclassificazione di risorse già esistenti per raggiungere il nuovo obiettivo collettivo quantificato, il cosiddetto NCQG.

La richiesta riguarda anche la forma dei finanziamenti. L’azione climatica, si legge nella proposta, non dovrebbe aumentare ulteriormente il peso del debito sui Paesi più vulnerabili. Per questo viene indicata come priorità una maggiore disponibilità di sovvenzioni e di strumenti per l’alleggerimento del debito.

Perdite e danni: il sostegno ai Paesi più vulnerabili

La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. Nella risoluzione viene ricordato che fino a 3,6 miliardi di persone vivono in contesti altamente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

Da qui la richiesta di aumentare rapidamente i finanziamenti destinati al fondo per le perdite e i danni, garantendo risorse che siano prevedibili e accessibili.

Gli eurodeputati chiedono inoltre alle parti di impegnarsi per raggiungere l’obiettivo di triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento entro il 2035.

Ma la transizione climatica, nella posizione del Parlamento, non è soltanto una questione ambientale e finanziaria. C’è anche una dimensione sociale.

La risoluzione chiede infatti una rapida operatività del meccanismo per una transizione giusta concordato alla COP30 e sottolinea la necessità di accompagnare le politiche climatiche con interventi a sostegno dei posti di lavoro verdi, della riqualificazione professionale e del dialogo sociale.

Ora la parola passa al Parlamento europeo

Il primo appuntamento è fissato per la sessione plenaria del 19-22 ottobre, quando l’intero Parlamento europeo sarà chiamato a votare la risoluzione definitiva.

Successivamente sarà il momento della COP31 Antalya. Una delegazione composta da 15 eurodeputati, guidata da Lídia Pereira, del Partito Popolare Europeo, parteciperà ai negoziati sul clima dal 16 al 20 novembre.

La posizione che uscirà dall’Eurocamera punta dunque a portare al tavolo internazionale tre richieste principali: accelerare l’uscita dai combustibili fossili, aumentare e rendere più efficaci i finanziamenti per il clima e rafforzare gli strumenti destinati ai Paesi maggiormente esposti agli effetti del riscaldamento globale.

La COP31 sarà così un nuovo banco di prova per capire quanto gli impegni climatici assunti negli ultimi anni riusciranno a tradursi in politiche concrete, risorse finanziarie e tempi certi per la transizione.

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