- 04/10/2026
- Redazione
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Copernicus oceani caldi: il decimo Ocean State Report documenta un mare sempre più caldo, l’accelerazione del livello del mare e l’acidificazione degli oceani, con conseguenze già visibili per ecosistemi e comunità costiere
L’oceano sta cambiando rapidamente e i segnali arrivano ormai da ogni angolo del pianeta: temperature in aumento, livello del mare che accelera la propria crescita, maggiore acidità delle acque e fenomeni estremi sempre più rilevanti per gli ecosistemi e le comunità costiere.
A tracciare il quadro è il decimo Copernicus Ocean State Report (OSR10), pubblicato da Mercator Ocean International, l’organizzazione incaricata dalla Commissione europea di gestire il Copernicus Marine Service. Il rapporto raccoglie il lavoro di 125 scienziati europei e internazionali e combina dati satellitari, osservazioni in situ e modelli oceanografici.
Il risultato è una fotografia di un oceano sottoposto a pressioni crescenti e di società che, soprattutto nelle aree costiere e insulari, si trovano sempre più esposte alle conseguenze di questi cambiamenti.
«L’oceano si sta trasformando sotto i nostri occhi», ha dichiarato Pierre Bahurel, direttore generale di Mercator Ocean International, sottolineando la necessità di una capacità permanente di osservazione e previsione.
Nel 2025 l’oceano ha assorbito altri 23 zettajoule di energia
Uno dei dati più significativi riguarda il calore accumulato dagli oceani. Secondo l’OSR10, il contenuto termico dell’oceano è aumentato a un ritmo accelerato dal 1960 e nel solo 2025 le acque hanno assorbito ulteriori 23 zettajoule di energia.
Per comprendere l’ordine di grandezza, si tratta di una quantità pari a circa 40 volte l’energia consumata dall’intero pianeta nello stesso anno.
Il riscaldamento non rimane confinato alle profondità marine. Acque più calde possono alimentare ondate di calore marino, modificare gli ecosistemi, contribuire all’intensificazione di alcuni eventi estremi e favorire l’innalzamento del livello del mare attraverso l’espansione termica dell’acqua e gli effetti dello scioglimento dei ghiacci terrestri.
Il livello del mare accelera: +4,2 millimetri all’anno dal 2012
Un altro indicatore seguito dagli scienziati è il livello medio globale del mare. Tra il 1999 e il 2025 l’aumento è stato pari a 3,8 ± 0,3 millimetri all’anno. Ma la velocità è cresciuta nell’ultimo periodo: tra il 2012 e il 2025 l’incremento medio ha raggiunto 4,2 ± 0,3 millimetri all’anno.
Anche l’acidificazione procede. Tra il 1985 e il 2025, riferisce il rapporto, l’acidità dell’oceano è aumentata di circa il 17%.
Non sono fenomeni indipendenti. Il valore delle serie storiche raccolte da Copernicus sta proprio nella possibilità di mettere in relazione i diversi segnali e distinguere gli episodi isolati dalle trasformazioni di lungo periodo.
Perché osservare l’oceano è fondamentale
Monitorare continuamente il mare significa infatti non soltanto descrivere ciò che è già avvenuto, ma anche individuare con maggiore anticipo le condizioni che possono determinare conseguenze per le coste, la navigazione, la pesca, le infrastrutture e gli ecosistemi.
È questo uno degli aspetti centrali del rapporto: trasformare enormi quantità di dati scientifici in informazioni utilizzabili da autorità, imprese e comunità.
Mediterraneo e Mar Nero, ondate di calore marino da record
Anche i mari europei mostrano segnali particolarmente evidenti. Nel 2024 Mediterraneo e Mar Nero hanno registrato ondate di calore marino eccezionali, con alcuni episodi durati più di 30 giorni e temperature superiori alla media di oltre 4,6 °C.
Ma guardare soltanto alla superficie non basta. Le misurazioni del contenuto termico fino a 40 metri di profondità hanno mostrato che quantità significative di calore possono rimanere intrappolate sotto la superficie.
È un elemento importante per valutare gli effetti sugli ecosistemi: alcune trasformazioni possono infatti non essere immediatamente visibili osservando esclusivamente la temperatura superficiale.
Dalla tempesta Louis al Mar Baltico: quando il mare diventa un rischio concreto
Il rapporto mette in relazione i cambiamenti oceanici anche con episodi che hanno avuto conseguenze dirette sulle persone.
Nel febbraio 2024, la tempesta Louis ha prodotto onde superiori agli otto metri in alcuni tratti della costa atlantica spagnola. L’evento ha provocato gravi problemi ai trasporti, diffuse interruzioni dell’energia elettrica e una vittima, oltre a compromettere le attività marittime in due porti spagnoli.
Nove mesi dopo, nel Golfo di Botnia, venti persistenti da nord-est hanno provocato un abbassamento record del livello del mare, arrivato fino a 153 centimetri sotto il livello di riferimento. Le conseguenze si sono riflesse anche sui collegamenti marittimi, con la sospensione dei traghetti per 18 ore.
In questo caso, però, la capacità di osservazione ha dimostrato anche il suo valore operativo: i sistemi di previsione avevano individuato l’evento con tre-quattro giorni di anticipo, consentendo a porti, compagnie di navigazione e autorità costiere di prepararsi.
«Questi cambiamenti richiedono maggiori conoscenze, cooperazione internazionale e azioni concrete», ha dichiarato Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa e lo Spazio.
Piccoli Stati insulari, la vulnerabilità è anche economica
Se c’è un luogo in cui il rapporto tra cambiamenti oceanici e conseguenze sociali ed economiche emerge con particolare chiarezza, sono i Piccoli Stati Insulari in Via di Sviluppo (SIDS).
Le loro economie e le loro infrastrutture dipendono in larga misura dal mare. Secondo l’OSR10, dal 1960 le Zone Economiche Esclusive di tutti i SIDS hanno registrato un aumento della temperatura delle acque.
Inoltre, il 65% della loro superficie complessiva è stato interessato da un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare dal 1999.
Caption: Map showing the location of SIDS nations (solid yellow) and their correspondent EEZs (yellow contours). Blue-green shading illustrates the potential total number of different species (richness) in a given area. Purple hatch marks regions where sea level rise has accelerated between 1999 and 2025. Adapted from von Schuckmann et al., 2026. Copernicus Ocean State Report 10. Copyright: European Union, Copernicus Marine Service (2026), © Mercator Ocean.
Barriere coralline sotto pressione
La questione non riguarda soltanto la sopravvivenza degli ecosistemi. Circa il 28% dell’area considerata ospita barriere coralline vulnerabili, a rischio di estinzione o in pericolo critico.
Le barriere coralline svolgono funzioni essenziali per la pesca, il turismo e la protezione delle coste. In alcuni piccoli Stati insulari possono rappresentare oltre il 20% del prodotto interno lordo.
Il deterioramento degli ecosistemi marini diventa quindi anche una questione economica: perdita di biodiversità, riduzione delle risorse disponibili, maggiore esposizione delle coste e possibili conseguenze sui settori da cui dipendono intere comunità.
Ai poli il cambiamento è già visibile
Le trasformazioni descritte dall’OSR10 riguardano anche le regioni polari. Nell’Artico il ghiaccio marino continua a ritirarsi e l’erosione delle coste si intensifica. Nel Mare di Barents, l’estensione del ghiaccio marino è diminuita del 70% dal 1982.
In Antartide, invece, livelli eccezionalmente bassi di ghiaccio marino osservati nel 2022 sono stati associati a un fallimento riproduttivo su vasta scala e senza precedenti tra i pinguini imperatore.
Questi cambiamenti mostrano quanto siano strettamente collegati ghiaccio, oceano ed ecosistemi: modificare una componente del sistema può produrre conseguenze a cascata sulle altre.
Dai dati alle previsioni: la sfida è anticipare i rischi
Il messaggio che emerge dal decimo rapporto Copernicus non è soltanto quello di un oceano in trasformazione. È anche un invito a rafforzare la capacità di osservare e prevedere questi cambiamenti.
La combinazione tra osservazioni quasi in tempo reale, satelliti, misurazioni dirette, modelli digitali e sistemi previsionali può infatti trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti: sistemi di allerta precoce, pianificazione delle infrastrutture, gestione dei porti e strategie di adattamento per le comunità costiere.
«A dieci anni di distanza, il Copernicus Ocean State Report offre molto più di una serie di istantanee annuali», ha spiegato Karina von Schuckmann, direttrice del rapporto. «Fornisce un registro scientifico in costante crescita relativo a un oceano sottoposto a pressioni sempre più intense».





































































































































































































































































































































































































































