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Crisi climatica in Italia, oltre 13 miliardi di euro l’anno di danni: tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteo estremi hanno causato perdite per 145 miliardi.

L’estate è finita, ma il conto del clima resta. E per l’Italia è un conto che negli ultimi anni è diventato sempre più salato: oltre 13 miliardi di euro all’anno considerando i danni provocati dagli eventi meteo-climatici estremi negli ultimi tre anni disponibili.

È la fotografia tracciata da Italy for Climate a partire dai dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, secondo cui tra il 1980 e il 2024 gli eventi estremi hanno provocato in Italia 145 miliardi di euro di perdite economiche.

Una cifra che, se distribuita sull’intero periodo, equivale a poco più di 3 miliardi di euro all’anno. Ma la media rischia di essere fuorviante: il fenomeno non è rimasto costante nel tempo. Al contrario, il costo economico degli eventi estremi è cresciuto sensibilmente negli anni più recenti.

Negli ultimi dieci anni si concentra più della metà dei danni

Il dato che emerge dall’analisi è soprattutto quello dell’accelerazione. Più della metà dei 145 miliardi di euro di perdite registrati in 45 anni si concentra nell’ultimo decennio.

Tra il 2015 e il 2024 il costo medio annuale è stato infatti di circa 7,5 miliardi di euro. Negli ultimi tre anni disponibili, invece, la cifra ha superato la soglia dei 13 miliardi di euro all’anno.

È questa progressione a rendere meno astratto il tema economico della crisi climatica. Dietro le statistiche ci sono infrastrutture danneggiate, edifici, attività produttive e beni colpiti da alluvioni, nubifragi, tempeste, ondate di calore e altri fenomeni estremi.

E il passaggio da un’estate caratterizzata da temperature eccezionali a una stagione segnata da precipitazioni intense e allagamenti rende il problema particolarmente evidente.

La “tassa nascosta” del clima

«Parliamo di una vera e propria tassa nascosta del clima, che paghiamo ogni anno senza quasi rendercene conto», afferma Andrea Barbabella, coordinatore di Italy for Climate.

Il ragionamento dell’organizzazione parte da un punto preciso: quando si discute di transizione energetica, il confronto sui costi tende a concentrarsi sugli investimenti necessari per ridurre le emissioni e modificare il sistema energetico.

Ma esiste anche l’altro lato della bilancia: quanto costa non intervenire?

«Dopo un’estate record, seguita nel giro di pochi giorni da eventi meteorologici intensi e nuovi danni sul territorio – sottolinea Barbabella – continuare a discutere della transizione energetica considerando soltanto quanto costa realizzarla significa guardare solo metà del problema».

Il conto potrebbe essere ancora più alto

I 145 miliardi di euro indicati nell’analisi non rappresentano necessariamente il costo complessivo della crisi climatica per il Paese.

Il motivo è legato al modo in cui vengono raccolti i dati. Le statistiche dell’Agenzia Europea dell’Ambiente considerano soprattutto le perdite economiche dirette legate a infrastrutture e beni fisici.

Restano invece in larga parte fuori dal calcolo una serie di costi indiretti che possono avere conseguenze economiche altrettanto rilevanti: la perdita di produttività, i costi sanitari, gli infortuni e gli effetti economici associati alla mortalità provocata dagli eventi estremi.

In altre parole, il danno visibile rappresenta soltanto una parte della fattura.

Il caldo estremo costa miliardi anche in Europa

Un ulteriore elemento arriva dal quadro europeo. Secondo lo studio citato da Italy for Climate, nel 2026 il solo caldo estremo avrebbe già prodotto in Europa costi per circa 180 miliardi di euro, una cifra vicina all’1% del prodotto interno lordo dell’Unione europea.

Il dato mette in relazione due fenomeni che spesso vengono analizzati separatamente: da una parte l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi legati al clima, dall’altra le loro ricadute sulla produzione, sulla salute e sull’economia.

La domanda sui costi della transizione energetica

Per Italy for Climate, il tema non dovrebbe quindi essere affrontato soltanto chiedendosi quanto costi la transizione energetica, ma anche quanto costi rimandarla.

«Abbiamo bisogno di statistiche ufficiali capaci di misurare in maniera sistematica anche i costi indiretti della crisi climatica», sostiene Barbabella. L’obiettivo, spiega, è arrivare a un dibattito sulla transizione energetica «realmente basato sui dati».

La questione è destinata a diventare sempre più centrale anche sul piano economico. Perché se il costo degli eventi estremi cresce nel tempo, la valutazione delle politiche climatiche non riguarda soltanto gli investimenti necessari per ridurre le emissioni, ma anche le perdite che potrebbero derivare dal mancato intervento.

La domanda posta da Italy for Climate, in fondo, è tutta qui: nel calcolare il prezzo della transizione energetica, stiamo considerando anche il costo del cambiamento climatico?

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