COP31 parlamento europeo
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Il Parlamento europeo definisce le priorità per la conferenza sul clima di Antalya, in programma dal 9 al 20 novembre: al centro emissioni, finanziamenti ai Paesi vulnerabili e transizione energetica

Accelerare la transizione dai combustibili fossili, mobilitare nuove risorse per contrastare il cambiamento climatico e sostenere i Paesi più esposti ai suoi effetti. Sono queste le priorità indicate dal Parlamento europeo in vista della COP31.

Con una risoluzione adottata per alzata di mano, gli eurodeputati hanno definito la posizione politica che l’Unione europea dovrebbe sostenere nei negoziati internazionali. L’obiettivo è trasformare gli impegni climatici in misure concrete, accompagnate da scadenze verificabili e risorse adeguate.

La risoluzione richiama anche la particolare esposizione dell’Europa al riscaldamento globale. Il 2025 figura tra gli anni più caldi mai registrati e il continente europeo è quello che si riscalda più rapidamente, secondo quanto riportato nel documento.

Per approfondire le possibili conseguenze di questa tendenza, è utile esaminare gli scenari della crisi climatica nei prossimi decenni, con particolare attenzione agli effetti sui sistemi energetici e sulla società.

Emissioni, la sfida europea per il 2030

L’Unione europea è sulla traiettoria per ridurre le emissioni del 54% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, a condizione che gli Stati membri attuino i piani già previsti. Tuttavia, i dati preliminari di Eurostat citati nella risoluzione segnalano un aumento dell’1% tra il 2024 e il 2025.

Il Parlamento chiede quindi alla Commissione europea e ai governi nazionali di rafforzare l’attuazione delle politiche climatiche e di mantenerle coerenti con l’Accordo di Parigi e con le più recenti evidenze scientifiche.

La sfida consiste nel tradurre gli obiettivi in risultati misurabili, verificando l’efficacia delle misure adottate per ridurre le emissioni.

Il contributo delle politiche ambientali va valutato anche alla luce dei risultati effettivi: è un esempio di quanto contino strumenti di analisi adeguati.

Combustibili fossili, l’appello a una transizione più rapida

Tra le richieste centrali figura una tabella di marcia internazionale per superare progressivamente la dipendenza da carbone, petrolio e gas. Gli eurodeputati invitano l’UE a guidare i negoziati per un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili e a promuovere piani con scadenze precise per eliminare gradualmente i sussidi e la produzione di queste fonti energetiche.

Al tempo stesso, chiedono all’Unione di definire una propria strategia di uscita, estesa all’intera economia.

La questione riguarda anche la sicurezza energetica. La dipendenza dalle fonti fossili può esporre i Paesi europei alle tensioni geopolitiche e alla volatilità dei mercati internazionali. Per questo il Parlamento collega la decarbonizzazione alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica dell’UE.

Le proposte contenute nella risoluzione rappresentano un mandato politico per i negoziati, non un divieto immediato di utilizzo dei combustibili fossili.

Finanza climatica, più risorse senza aumentare il debito

Un altro punto decisivo riguarda i finanziamenti destinati ai Paesi che dispongono di minori risorse per affrontare la crisi climatica. Secondo il Parlamento, il divario tra i fondi disponibili e le necessità effettive continua ad ampliarsi.

Pur riconoscendo il ruolo dell’UE e dei suoi Stati membri come principali fornitori di finanza pubblica per il clima, gli eurodeputati chiedono di aumentare i contributi, privilegiando sovvenzioni e finanziamenti a condizioni agevolate.

La risoluzione mette inoltre in guardia dal rischio di conteggiare più volte le stesse risorse o di presentare come nuovi fondi già stanziati. Il nuovo obiettivo collettivo di finanza climatica, noto come NCQG, dovrà tradursi in contributi trasparenti e realmente aggiuntivi.

Per evitare che gli aiuti si trasformino in un ulteriore peso economico, il Parlamento sollecita anche strumenti di alleggerimento del debito, con particolare attenzione alle economie più vulnerabili.

Adattamento, perdite e danni: proteggere le comunità più esposte

Fino a 3,6 miliardi di persone vivono in contesti altamente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, secondo la stima richiamata nella risoluzione. Per queste popolazioni, eventi estremi, siccità e alluvioni possono compromettere abitazioni, infrastrutture, attività economiche e accesso alle risorse essenziali.

Gli eurodeputati chiedono di rafforzare il fondo destinato a compensare perdite e danni, garantendo finanziamenti prevedibili e accessibili. Sollecitano inoltre il rispetto dell’impegno a triplicare le risorse per l’adattamento entro il 2035.

La transizione dovrà accompagnarsi anche a misure sociali. Il Parlamento sostiene la rapida attuazione del meccanismo per una transizione giusta concordato alla COP30 e richiama l’importanza di investire nella formazione, nella riqualificazione professionale e nella creazione di posti di lavoro verdi.

L’obiettivo è accompagnare i cambiamenti del sistema produttivo, limitando le ricadute sui lavoratori e sulle comunità maggiormente coinvolte.

COP31, gli obiettivi europei fino al 2050

La conferenza di Antalya affronterà anche il bilancio globale degli impegni climatici, il cosiddetto global stocktake, e l’attuazione del nuovo obiettivo internazionale di finanza climatica. Il primo serve a valutare i progressi compiuti nell’ambito dell’Accordo di Parigi e a individuare le misure necessarie per colmare i ritardi.

Per l’Unione europea, il quadro di riferimento è stabilito dalla legge europea sul clima: neutralità climatica entro il 2050 e riduzione delle emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Nel febbraio 2026, la normativa è stata aggiornata con un obiettivo di riduzione del 90% entro il 2040.

La COP31 sarà un banco di prova per la cooperazione internazionale, chiamata a conciliare riduzione delle emissioni, sostegno finanziario e protezione delle economie più fragili. L’esito dipenderà dalla capacità dei governi di raggiungere accordi condivisi e tradurli in interventi concreti.

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